Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


216 Non sorridere per un minuto

-Ogni tanto vorrei mettermi alla prova per avere la conferma di essere padrone di me stesso…
-Bene, idea encomiabile. Allora ti suggerisco un esperimento. Devi fare una cosa molto semplice: trattenerti dal ridere e dal sorridere, per un minuto. Non un cenno, non un’espressione del viso deve tradirti.
-Non mi sembra difficile, fra l’altro non sono un tipo allegro. Rido solo quando guardo i cartoni animati. E sorridere poi mi viene a fatica. Proviamo subito il test…
-Va bene, via da questo momento…
-… (dopo pochi secondi)… Ehi, no, non vale, aspetta… fammi ricominciare!
-Che succede? Mi sembra che hai fallito la prova. L’ho letto sul tuo volto: hai cercato in tutti i modi di trattenerti, ma alla fine un sorriso è spuntato lo stesso.
-Ehm…
-Come mai? Anche senza cartone animato? Non dirmi che non sei padrone di te stesso neppure in un esercizio così banale!
-Non prendermi in giro. Lo so bene che qui c’è un trucco…
-E il trucco quale sarebbe?
-Che se qualcuno ti mette in mente una cosa, poi è molto difficile scrollartela di dosso. Quel “non devi” crea in me una resistenza, una reazione involontaria e incontrollabile…
-Certo, lo stesso sarebbe se io ti chiedessi per un minuto di non pensare al tuo bisnonno o alla parola “ditirambo”, alle tue scapole, a Tamerlano o ai bisonti. Cosa che di sicuro fai raramente, per cui sembrerebbe tutto ridicolmente facile. Ma di fatto, una volta instillata nella mente l’idea di non fare una certa cosa, la tua attenzione si focalizza lì e ne fa una piccola ossessione, tutto diventa maledettamente difficile. E comunque succede a tutti, stai tranquillo.
-È vero, i bambini ne fanno un gioco…
-E allora la domanda è: siamo davvero padroni di noi stessi come crediamo? Se falliamo perfino in una cosa così idiotamente semplice, come possiamo sperare di padroneggiare noi stessi nelle cose che contano o nelle situazioni difficili?
-Ho capito che qui c’è una lezione importante da imparare…
-Sì, scopriamo che noi non dipendiamo solo dagli eventi esterni, abbiamo le nostre fragilità interiori. Come diceva Freud: “l’io non è padrone in casa propria”. Crediamo di poter dominare impulsi e pensieri e moti dell’animo, ma dobbiamo arrenderci al fatto che la nostra volontà soccombe facilmente, ci sono forze inconsce che non riusciamo a controllare.
-Già, c’è una parte di me, quella conscia, che vorrebbe controllare ogni processo. Ma emergono istanze in contrasto e si crea una lotta interna.
-Sì, è come essere divisi dentro sé stessi. Si crea una contraddizione tra parti diverse di sé.
-Ma dunque, qui dentro, quanti siamo? Ognuno di noi è un individuo o una folla?
-Forse dobbiamo accettare di essere multiformi, di avere molteplici io che spesso sono in conflitto fra loro. Ogni “io” è il risultato di un impulso, un pensiero, un’emozione, un sentimento, un istinto, una memoria, un’esperienza, ecc. Si è cristallizzato nel tempo con la ripetizione e l’abitudine. A seconda delle circostanze emerge un particolare io che prende il comando della situazione. Il processo è naturalmente quasi sempre inconscio. È possibile però con un lavoro su di sé prenderne coscienza progressivamente.
-E in quel caso cosa succede?
-Se riesci a farlo non sei più così succube dei tuoi stati d’animo, dei tuoi impulsi. E allora diventi davvero padrone di te stesso. Allora cominci a conoscerti per quello che sei. Riesci a riconoscere di volta in volta l’io-paura, l’io-angoscia, l’io-desiderio, l’io-rabbia, ecc. appena compaiono sulla scena. E prendendo le distanze li neutralizzi sul nascere.
-Quindi divento sempre più consapevole di me stesso…
-Sì, riesci a vedere i tuoi meccanismi interiori. Solo allora puoi imparare a governarli e uscire dal caos interiore.
-Già, il caos che vedo in me e nella maggior parte delle persone, ogni giorno…
-E non è solamente questione di padronanza interiore. Il vero problema è quello di conservare la propria libertà.
-Sì, forse ho capito cosa intendi dire. Se io sono dominato dai miei meccanismi inconsci e se, come abbiamo visto, basta che un’idea si insinui nella mia mente per mettermi in difficoltà, allora sono esposto a tutte le forme di sfruttamento e condizionamento che mi vengono indotte dall’esterno: le altre persone, la cultura dominante, i mass media, gli usi e i costumi, le idee e i pregiudizi diffusi nel mio mondo…
-Come sempre, la consapevolezza è la chiave di volta per diventare degli esseri umani liberi e integri. È la migliore difesa per non cadere vittime delle idee altrui che operano come tarli e agiscono in noi come parassiti.
-Allora, alla fine, posso imparare anche a non ridere quando sono sottoposto alla prova che me lo vieta?
-No, quello non posso assicurartelo, perché ti confesso che anch’io ci casco sempre. Anzi, il cartone animato a volte non mi fa ridere, ma quell’esercizio è infallibile. Puoi farlo anche da solo davanti allo specchio quando non sei di buon umore. E funziona anche al contrario: ordina a te stesso di ridere e noterai che non riesci a farlo a comando.
-Ma no, questo invece posso… Guarda: he he, he he! Ha ha ha!
-Mai sentita una risata più falsa! Fatta così è solo una recita. Però, se insisti, dopo un po’ diventerai consapevole che stai facendo una tale scempiaggine che ti troverai ridicolo e riderai davvero, di cuore…
-(ridendo) Ma siamo così complicati noi esseri umani?
-(ridendo) Sì, e questo è niente! Devi solo guardarti intorno. E capirai che nessun cartone animato può competere in comicità con l’incredibile varietà di invenzioni della nostra commedia umana…
18 marzo 2025

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