
215 Libertà e schiavitù per Epitteto
-Vengo dall’Epiro, dalla città di Nicopoli. Ho frequentato per qualche tempo la scuola filosofica di Epitteto. Sono rimasto fortemente impressionato dai suoi insegnamenti.
-Dicono che è uno stoico che riprende la tradizione del socratismo. Cosa hai imparato da lui?
-Non certo una dottrina o un sistema filosofico come quelli di Platone e Aristotele. Epitteto non ama discutere su principi primi o scenari cosmologici, preferisce rivolgersi alla vita concreta di tutti i giorni, propone una filosofia che sia una pratica di libertà.
-Certo, per un saggio come lui che era uno schiavo liberato questo tema deve essere molto sentito…
-Sì, ne ha fatto il fulcro della sua filosofia, ma certamente lui non intende solamente la libertà esteriore, c’è una libertà interiore più grande che dobbiamo preservare se aspiriamo a una vita virtuosa e felice.
-È una domanda anche per me. È una cosa che mi chiedo tutti i giorni: quale sia il modo giusto di vivere per rimanere equanime in ogni circostanza.
-Epitteto ci dà una regola molto semplice per vivere da uomini liberi e mantenere una pace imperturbabile in ogni momento della nostra vita.
-Dimmi, sono interessato, sono pronto ad ascoltare i saggi maestri che hanno più esperienza e indicano la via per realizzare sé stessi.
-Naturalmente, per parlare dell’uomo e della sua realtà non si può prescindere da una visione cosmologica, per quanto tratteggiata in grandi linee. In accordo con la concezione stoica Epitteto vede il cosmo come un Tutto retto da un ordine razionale che è espressione del logos divino.
-Sì, ho presente questa visione del stoicismo e devo dire che mi affascina, anche se non ne ho mai pensato fino in fondo le conseguenze sulla vita dell’uomo.
-Beh, è molto semplice. Se tutto l’esistente è una concatenazione di eventi che trovano la loro ragion d’essere nel logos divino, è chiaro che ogni cosa è governata da una necessità superiore. Tutto è ciò che deve essere, nulla può essere modificato. In questa concezione provvidenziale la libertà come la intendiamo di solito non ha spazio. Non è il fare indiscriminatamente ciò che si vuole, ma accettare le nostre limitazioni riconoscendo di essere solo una infinitesima parte del Tutto-che-è.
-Ma allora perché Epitteto parla di libertà, di virtù, di felicità? Non si sta contraddicendo? Oppure l’uomo conserva ancora un briciolo di libertà nel suo agire?
-Sì, è così. Ed è qui che si inserisce la Regola di Epitteto. Una volta che abbiamo riconosciuto la nostra condizione di uomini, sapendo che non possiamo modificare gli eventi stabiliti dalla volontà del dio, possiamo però assumere un atteggiamento virtuoso di fronte a ciò che accade. Una volta compreso l’ordine razionale e necessario del mondo, possiamo scegliere di accettarlo e accordarci ad esso, oppure ribellarci e seguire la nostra propria volontà individuale.
-Immagino che, nel secondo caso, non possano che arrivare disastri per noi. Chi può mai pensare di ribellarsi al divino? Come può un uomo pensare di sfidare la ragione del dio immortale?
-Infatti, quando ci troviamo di fronte ad una ragione che supera il nostro intelletto e ne riconosciamo la sapienza non possiamo che sottometterci. Questa non è una privazione di libertà, è la conquista di una libertà più grande, è vivere in armonia con il cosmo. C’è una frase molto bella del maestro Epitteto che mi è rimasta in mente: “Tu non devi cercare che le cose procedano a modo tuo ma volere che vadano così come fanno”.
-Parole molto belle. Ma comunque rimane il problema di come usare quella libertà che ci riguarda come umani mortali. Cosa suggerisce la sua filosofia? Come dobbiamo vivere?
-Dicevamo che, se non possiamo cambiare gli eventi, possiamo però decidere quale atteggiamento mantenere nelle situazioni di vita. La Regola applicata in modo intelligente consiste innanzitutto nel distinguere quali cose sono in nostro potere e quali non lo sono. È chiaro che se una cosa non dipende da noi non possiamo farci nulla e allora in questo caso dobbiamo rimanere del tutto indifferenti. Non abbiamo nessuna libertà di scegliere o decidere, quindi siamo costretti ad accettare le cose come sono.
-Fammi qualche esempio di cose che sono indipendenti da noi…
-L’elenco sarebbe infinito: i mali del corpo, gli eventi naturali, le guerre, le carestie, la fortuna, la ricchezza, la miseria, la fama, la reputazione e così via…
-Certo, in tutti questi casi possiamo davvero trovarci impotenti a cambiare le cose e allora sembra saggio doverle accettare con animo fermo.
-Ma quando le cose dipendono da noi, allora lì si apre per noi uno spazio di libertà che non è poca cosa. Sono in nostro potere quegli atti che ci appartengono: pensieri, desideri, avversioni, giudizi, stati d’animo, scelte, azioni, moti della volontà, ecc.
-Come dire, dobbiamo distinguere ciò che viene dall’interno o dall’esterno…
-Sì, si tratta di riconoscere le cose che provengono da noi e quelle che provengono da altro o altri. Nel primo caso possiamo esercitare la nostra libertà, nel secondo siamo in schiavitù.
-Questa è dunque la vera schiavitù dell’uomo…
-Sì, però possiamo sempre mantenere un atteggiamento distaccato e indifferente quando non è in nostro potere farci qualcosa. È il passo decisivo per raggiungere uno stato di quiete imperturbabile. È la saggezza che conduce l’uomo alla felicità.
-Fammi anche qui qualche esempio del maestro…
-Nelle sue Diatribe Epitteto afferma che il bene e il male esistono solamente nel nostro giudizio. Le cose che non sono in nostro potere non devono essere fonte di ansia o angoscia: l’errore sta nel fatto di definirle utili o inutili, buone o cattive, amiche o nemiche, giuste o ingiuste, ecc. Dobbiamo mantenere il potere interiore che consiste nel distacco e nell’imperturbabilità. Ecco un esempio del maestro: se per disgrazia la nave sta affondando e io sto annegando faccio ciò che posso, ma non grido e non mi lamento, non accuso dio o il destino. So che ciò che nasce deve morire e quindi, in quanto uomo, accetto la mia condizione. Questo atteggiamento è una nostra scelta, il principio di libertà di cui disponiamo.
-Il distacco deve quindi diventare una costante pratica di vita…
-Sì, una pratica di saggezza da portare nel quotidiano, nelle piccole e grandi cose che accadono. Col tempo si diventa inattaccabili in qualsiasi situazione. Si vive con una serenità che non può essere incrinata, qualunque cosa succeda. Solo allora si è in accordo con il logos divino, si è in pace con il mondo e con sé stessi.
-Dunque, per seguire la Regola di Epitteto, cosa devo fare domani mattina uscendo di casa?
-Devi osservare ciò che vedi e chiederti: che cosa ho visto, cosa ho sentito o incontrato? Se è una cosa che non dipende dalla tua scelta morale: toglila di mezzo, lasciala perdere, passa oltre, perché non serve, non ha valore, non ti riguarda.
-Spesso mi succede. Vedo qualcosa che accade e mi viene da dire: io che c’entro? E me la lascio scivolare addosso…
-Bravo, così devi fare. Se esci di casa e vedi che piove e questo ti mette di malumore fai una cosa stupida. La pioggia è semplicemente la pioggia, né buona né cattiva in sé. È il tuo giudizio proiettato sulla cosa che crea l’idea di bene e male. Nel cosmo ogni evento è quello che è, partecipa all’immutabile perfezione del divino Tutto.
-Quindi ho capito: devo osservare con indifferenza quello su cui non posso intervenire, evitando di lamentarmi, compiangere, inveire, protestare, amare, odiare… Questi sono solo miei giudizi trasferiti alle cose. Giudicare è rinunciare alla possibilità di fare la giusta scelta morale, di essere libero e felice.
-Vedo che hai compreso perfettamente il messaggio di Epitteto. Non fermarti alle rappresentazioni che vanno e vengono, agisci sui giudizi che hai di esse e fai piazza pulita. È un esercizio da fare ogni momento, dall’alba al tramonto, senza stancarsi. Poi il premio per te sarà grande.
-Hai ancora un esempio del maestro che mi aiuti a ricordare il suo insegnamento?
-Ti lascio questa sua immagine: un raggio di luce che cade sulla superficie dell’acqua quando questa si muove sembra muoversi anch’esso; ma quando l’acqua si ferma anche il raggio torna al suo stato di quiete, sembrava essersi alterato ma in realtà non lo era. Ecco, in questa metafora il raggio di luce con i suoi riflessi sono le rappresentazioni dei fenomeni, il mondo; l’acqua è la nostra mente.
-Dunque la nostra ragione deve essere curata e preservata dall’errore, altrimenti vivremo nel turbamento e nell’afflizione. Conserverò questa immagine che mi sembra racchiudere tutta la Regola di Epitteto.
-Tu puoi vivere la vita del saggio, se vuoi, anche ora. Non aspettare che siano altri a farlo per te, non sarebbe comunque possibile. L’intenzione deve nascere all’interno di te, deve essere sincera e incrollabile. Poi devi agire, sempre ricordando quello che è davvero in tuo potere.
16 marzo 2025