
213 Le nuvole di Socrate
-Socrate, cosa fai lì appollaiato su quel ramo? Ti sto osservando da un po’ di giorni e non capisco cosa ti passa per la testa!
-Nulla mi passa per la testa. Il bello è proprio questo: sono qui senza pensieri, libero come un fringuello. Da qui osservo il mondo, la vista è ampia, l’animo distaccato.
-Cosa vedi da lì che io non vedo?
-Se vuoi saperlo vieni quassù. Ti posso dire che vedo lo stesso mondo che tu conosci, almeno se lo intendiamo nel suo aspetto esteriore.
-Perché, il mondo non è quello che ci appare? C’è anche altro?
-Solo gli sciocchi possono credere che esista solo l’esterno. Ogni cosa ha una sua realtà interiore. Lì rivela la sua verità.
-Usi un linguaggio troppo difficile per me, Socrate. Non parlare per enigmi. Non sono Edipo davanti alla Sfinge…
-Non ci sono enigmi nella vita, se guardi la realtà con occhio puro, se la affronti così com’è. Tutto è trasparente per chi sa di non sapere e ragiona con animo fresco e innocente.
-Mi sei simpatico Socrate, ma so che gli altri ti prendono in giro. I comportamenti bizzarri vengono esecrati e derisi dalla massa.
-E tu anche vuoi essere un individuo della massa? Una pecora del gregge? A proposito, come ti chiami? Non mi piace parlare a un volto anonimo.
-Sono il giovane Filippide, figlio di Policarpo di Atene. Ora che sai il mio nome, cosa cambia per te?
-Mi piace incontrare persone reali che hanno una storia e si presentano senza nascondersi. Io faccio lo stesso, mi mostro sempre come sono. Mi hai detto che sei giovane… Perché ti turba il mio comportamento? Cosa ci trovi di sconveniente?
-Non è quello che si fa di solito. E poi… corre voce che tu sia un maestro di vita, ma non riesco a conciliare questa idea con il tuo agire fuori dalle regole. Un saggio non dovrebbe insegnare a vivere rettamente, seguendo le leggi con decoro e senso del dovere?
-Caro amico, questo te lo insegnano già quando sei un bambino i genitori e la scuola. Ma una volta appresa le regole tocca a un maestro insegnarti a superarle. Solo se comprendi questa sfida e la accetti diventi un discepolo. E così puoi metterti alla ricerca.
-Alla ricerca di che?
-Di te stesso, Filippide. Cos’altro potrebbe essere al pari importante?
-Già, mi ricordi il motto “conosci te stesso” dell’Oracolo di Delfi. Lo ritengo un giusto insegnamento. Ma non capisco cosa c’entra con il tuo stare lassù, tra le nuvole…
-Le nuvole sono più intelligenti degli uomini: si muovono libere e leggere, portano la benefica pioggia nei nostri campi, offrono sé stesse e non chiedono nulla, seguono il vento senza sapere dove andranno. Anche io sono così, perciò sto benissimo in loro compagnia.
-Socrate, parli sempre per metafore e la cosa non mi dispiace. Ma sai bene che il poeta Aristofane ha scritto la commedia Le nuvole per deriderti ed esporti al dileggio pubblico. È questo che vuoi? Tenerti la fama di eccentrico, di pazzoide stravagante?
-Se per te è così importante l’opinione degli altri è meglio che lasci perdere il dialogo con me, ne verresti solo disturbato. Se vuoi frequentare persone che si conformano diligentemente ai costumi, nessun problema, il mondo è pieno di gente così, retta e assennata.
-No, aspetta, voglio capire qualcosa in più. Sarà perché sono giovane, ma ogni tanto mi sento irrequieto, sento la smania di fare qualcosa di diverso, di uscire dai binari del conosciuto. Non so neanche io cosa voglio e cosa cerco…
-Se non ti liberi dalle catene del pensiero comune non sarai mai te stesso. Continuerai a riprodurre quello che ti è stato trasmesso, non ti metterai alla prova, non tenterai di concepire qualcosa di nuovo, non calcherai mai i sentieri del vero ricercatore. Asseconda il tuo desiderio di conoscere, fidati di quello che senti, non preoccuparti delle opinioni altrui, non sprecare il tuo tempo in giochi futili, aspira alla vera saggezza.
-Parli proprio come un maestro di vita….
-Non sono un maestro, non ho discepoli, sono solo un ricercatore del vero. Ma mi piace circondarmi di altri che condividono questa stessa passione, per questo sono sempre lì a dialogare con coloro che si mostrano disponibili. Vedi, il fatto di assumere atteggiamenti che possono destare scandalo è anche un modo per selezionare le persone che mi stanno intorno. Gli scocciatori, i benpensanti, le persone paurose, gli individui preoccupati solamente della forma e dell’apparenza esteriore se ne stanno alla larga. Ed è un bene per me e per loro, così nessuno perde tempo. Li lascio ai loro affari, alla vita che conoscono e che desiderano.
-Vuoi dire che bisogna guardare sempre oltre l’esteriorità prima di giudicare? Anche nel tuo caso non bisogna fermarsi alla superficie, si deve andare più a fondo per capire le intenzioni e il significato di certi comportamenti?
-Vale per me e vale per tutti. Ognuno porta con sé la sua verità -e pazienza se gli altri non capiscono. Ma è meglio astenersi dal giudicare, si possono prendere degli abbagli, commettere ingiustizie e sprecare occasioni.
-Ho visto la commedia di Aristofane. L’accusa che ti viene rivolta è di essere un pericoloso sofista, di usare gli artifici del linguaggio dialettico per “rendere forte l’argomento più debole”, per mistificare i fatti e ribaltare la verità delle cose. Si dice che sei un corruttore dei giovani che vengono ad ascoltarti. Per colpa tua i figli si ribellano ai genitori e diventano indomabili.
-Se questo accade è una loro scelta. Alla fine ciascuno fa quello che si sente di fare. E in ogni caso non c’è sofista che possa costringere il cavallo a bere se non ha sete. Ognuno è responsabile di sé stesso. Ma mi raccomando di vagliare sempre con la tua intelligenza le voci pubbliche che senti. Quanto all’accusa di “rendere più forte l’argomento più debole”, non è difficile dimostrarne l’inconsistenza. Per quanti espedienti si usino, la ragione minore non potrà mai prevalere su quella maggiore, almeno se si parla tra persone dotate di ragione. E al pari, se un argomento è forte perché portatore di verità non c’è trucco verbale o ragionamento sofistico che possa negarlo o farlo soccombere. Il vero è per sua natura immune da ogni astuzia dialettica, per quanto ingegnosa. La verità non ha bisogno di essere difesa, si impone da sé. E comunque io sono me stesso, non sono un sofista e rifiuto ogni etichetta che vorrebbe classificarmi.
-Capisco… Ma allora Socrate, che cosa ci permette scoprire il vero?
-La ragione, caro Filippide, ma non quella che si usa nella piazza del mercato, quella del calcolo e dell’interesse materiale. Io parlo della ragione capace di indagare oltre le apparenze, che richiede acume, dedizione, costanza, umiltà e animo puro. È un vedere con l’occhio dell’anima, oltre le illusioni dei sensi. È penetrare nel mondo dei valori supremi, quel reame che solo il divino immortale conosce nella sua totale verità.
-È dunque questo che vedi da lassù? Il tuo è un gesto per farci capire che dobbiamo elevarci al di sopra della mediocrità quotidiana per tendere a ciò che ha più valore nella vita?
-Vivere tra le nuvole, lo direi anche ad Aristofane, non vuol dire separarsi dal mondo, fuggire dalle responsabilità o cercare un rifugio per vivere in una quiete amorfa. Per me è l’impegno più grande. È scoprire quella parte di noi che non è di questo mondo, ciò che ha un destino diverso da quello del corpo e aspira alla luce immortale dell’eterno.
-È l’anima, Socrate? Siamo davvero spiriti immateriali come dicono i poeti e i filosofi?
-Se ti impegni seriamente a indagare un giorno lo saprai, Filippide. Magari saranno le nuvole a dirtelo, sentirai il loro richiamo: in quello spazio limpido dentro di te dove tutto è trasparente c’è la verità di quello che sei. Lasciati trasportare da quella consapevolezza, fidati del tuo intuito, non c’è bisogno di altro per conoscere la verità di te stesso.
13 marzo 2025