
212 Il pilota automatico
-Sento dire spesso che dobbiamo uscire dai nostri automatismi. Ma a me sembra di agire sempre in piena coscienza, come ora, mentre sto dialogando con te…
-Non ne sarei così sicuro. In realtà questa è una delle più grandi sfide che la vita ci pone di fronte: liberarci dal pensiero meccanico.
-Sì, mi rendo conto che a volte faccio le cose per abitudine, con un po’ di disattenzione, ma succede solo ogni tanto…
-Se guardi bene invece ti accorgi che è una cosa che accade a tutti noi per la quasi totalità del tempo, nelle situazioni piccole e grandi del quotidiano. L’attenzione piena è un evento raro, anche se a noi può non sembrare così.
-Mi fai qualche esempio?
-Beh, ti è capitato di guidare la bicicletta o la macchina parlando con qualcuno o pensando ad altro?
-In effetti, sì, mi capita…
-Allora la domanda è: mentre tu parlavi con il tuo amico, chi stava guidando? Chi guardava il semaforo e vedeva la vecchietta che attraversava, chi manovrava le marce e il volante nelle curve?
-Beh, direi quello che noi chiameremmo il nostro “pilota automatico”…
-Se ci pensi è curioso, puoi attraversare tutta la città senza aver partecipato coscientemente alla guida del tuo veicolo. Magari eri sovrappensiero, distratto, proiettato nelle cose da fare nella giornata.
-Sì, ammetto che questo succede molto spesso durante il giorno. Ma penso che non ci sia nulla di male. Agire per automatismi risparmia molto tempo ed energie.
-Certo, se dovessimo pensare ogni volta come fare ad aprire quella porta dovremmo sempre ripartire da zero, la nostra vita sarebbe oberata da un inutile fardello di calcoli e pensieri, la nostra attenzione sarebbe assorbita da gesti quotidiani banali che invece possono essere lasciati tranquillamente nelle mani del nostro pilota automatico mentale. Almeno fino a che non accade qualcosa, come ad esempio un pericolo improvviso sulla strada. Spunta fuori un gatto e allora la situazione richiede un tuo intervento, il pilota automatico non basta più ad affrontare il nuovo, devi agire in piena coscienza e attenzione e capire cosa fare. In un certo senso è un momento di risveglio, uno shock, sei strappato dal sonno indotto dalle abitudini.
-È vero, le situazioni nuove mi spingono a focalizzare l’attenzione. Se sto scivolando su un pendio di montagna devo riprendere il controllo con la massima lucidità, non posso permettermi errori…
-Ecco perché le situazioni estreme hanno il loro fascino, ci spingono a vivere il momento in totale consapevolezza. Quando la tua vita è in pericolo non puoi distrarti, un brivido ti percorre, le energie si risvegliano, ti senti più presente. La paura convive con una sensazione di grande eccitazione e vitalità.
-Già, con l’attenzione e la consapevolezza tutto si fa più vivido e interessante. Ma non c’è bisogno di cercare situazioni estreme per sentirsi più vivi…
-No, può essere invece un esercizio quotidiano: portare la coscienza in tutto ciò che si fa. È la meditazione più semplice ed efficace. Solo così cominciamo a liberarci dalla dipendenza e dalla tirannia del pensiero automatico.
-Ma dicevamo che il pilota è comunque utile, anzi indispensabile…
-Sì, lo è finché si tratta degli aspetti della vita che non meritano di sprecare troppa attenzione. Il problema è che il pilota automatico rimane in funzione anche quando non dovrebbe, quando siamo in situazioni nuove che richiedono di essere totalmente presenti, quando dobbiamo prenderci cura degli altri e di noi stessi.
-Parliamo del pilota automatico fatto di pensieri che procedono in modo meccanico…
-Parliamo in senso proprio della nostra mente. Le abitudini, le idee acquisite, i pensieri ricorrenti hanno una forza terribile di trascinamento. È lì che noi diventiamo come macchine. La reazione a una situazione è un meccanismo automatico che si mette in moto senza la nostra partecipazione cosciente. Altra cosa è invece una risposta che ci vede attenti, responsabili e creativi. Allora la nostra azione è spontanea, nasce nel momento, scaturisce dalla massima sensibilità e intelligenza.
-È vero, quando parliamo con gli altri, quando discutiamo, quando prendiamo una decisione la nostra mente ha già le sue risposte pronte, basate su paure, aspettative, memorie, desideri…
-Ecco che allora il pilota automatico mentale si è inserito, o meglio ha continuato a funzionare anche quando non ce n’era più bisogno. In questo caso non siamo più responsabili di quello che facciamo, è il passato che agisce per noi in una sorta di sonno, di passività mentale.
-Capisco, questo è pericoloso perché vuol dire che facciamo le cose nell’incoscienza, senza la luce della consapevolezza. La mente ci guida da addormentati e se un gatto attraversa la strada, in quel frangente nuovo, magari non sappiamo prendere la decisione giusta…
-Disinserire il pilota automatico quando è il momento, questa è l’arte del vivere da persone padrone di sé. Dobbiamo riconoscere quel meccanismo mentale e farne un nostro servitore. Solo così si può affrontare il nuovo da esseri umani consapevoli.
-Cosa intendi propriamente per “nuovo”?
-Tutto quello che accade, ogni cosa, ogni situazione è sempre nuova. La luce dell’attenzione può essere portata ovunque. Man mano il territorio dell’inconsapevolezza si restringe, quello della coscienza si espande e tutto diventa “nuovo”. Anche i gesti pratici più semplici e banali possono essere rischiarati dalla lucida attenzione della presenza. In questo caso anche l’azione automatica è osservata, illuminata dalla consapevolezza. Così non un minuto della propria vita è sprecato, non viviamo da sonnambuli.
-Vuoi dire che la vita acquista quel brivido che dicevamo prima? Senza bisogno di camminare sul crinale di un monte rischiando la pelle possiamo sentirci comunque percorsi dall’energia della vita?
-Sì. E se hai capito questo non ti serve molto altro per essere una persona completa e felice.
-Però, ora che stiamo per concludere, vorrei chiederti: a questo dialogo ha partecipato anche il nostro pilota automatico?
-Sì, almeno in parte, ma non nelle cose essenziali. Non su quello che conta. Possiamo usare a volte espressioni tipiche del nostro mondo, in fondo ci muoviamo all’interno della nostra cultura. Ma il nostro intento cosciente, la nostra volontà di scoprire il vero, non è stata l’azione di una macchina, certo non un processo automatico.
-Forse ho capito: quando ti rendi conto di agire come una macchina, già in quel momento non sei più una macchina, sei restituito a te stesso…
-Bravo, grandioso! Hai colto il punto: quello che manca alle macchine è l’autocoscienza. In questo momento tu mi stai dimostrando di essere una persona libera e pienamente cosciente di sé. Per me è commovente vedere un essere umano fiorire. Non c’è spettacolo più bello. La libertà dai vincoli esterni e interni è il bene più prezioso. È la fonte di ogni creatività, la fonte di ogni saggezza.
-Nel profondo sento che è davvero così…
-E guarda, non ci crederai, stavolta è d’accordo perfino il nostro pilota automatico…
12 marzo 2025