Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


211 Il tuo nome

Pensi davvero di essere il tuo nome?
Può quel suono pronunciato esprimerti?
Può quella firma vergata rappresentarti?
Non confondere il dito con ciò che indica,
non confondere il segno con la cosa,
non farti intrappolare da un simbolo,
non ridurre te stesso a un’etichetta.
I nomi possono diventare delle gabbie
se non si mantiene la giusta distanza,
se non si rompe quell’identificazione
che vorrebbe esprimere il nostro essere
ma ci riduce ad essere una cosa.
Il linguaggio è un mero gioco di nomi,
segni e parole organizzati in concetti
che danno un’illusione di verità.
Quanto più il dire è scaltro e raffinato,
tanto più è distante dal reale,
è la pretesa di ridurre la complessità
a oggetti del pensiero manipolabili,
a semplici spiegazioni razionali.

Guardati intorno in questo momento,
osserva le cose che sono con te,
chiediti se davvero le puoi raccontare:
oltre la forma, il colore e le qualità
c’è in più il loro senso nascosto,
il cuore della loro segreta essenza.
Lo sguardo può arrivare al profondo,
può cogliere il segno immateriale,
ma deve eludere concetti e parole.
La realtà si trascende ogni momento,
si oltrepassa, si trasforma, si reinventa.
Noi vorremmo ingabbiare il conosciuto
per assicurarci il controllo sul mondo,
per poter manovrare cose e persone.
Il nome cerca di fissare una forma,
ma come fare se quella dell’uomo
è cangiante e continuamente diviene,
come trovare il concetto assoluto
che dica l’umano nella sua totalità?
Il nome è un segno convenzionale
che non tocca il mistero della persona,
non può mai definirne l’essenza,
rimane solo un verbo senza vita.

L’autoconoscenza è una via negativa,
è chiarire innanzitutto ciò che non si è:
non sono il mio nome, non un concetto,
sono al di là di qualsiasi descrizione,
sono il vivente che è sempre nuovo,
sfuggente alle maglie dell’intelletto.
Riconoscersi per quello che non si è
dà la libertà di essere ciò che si vuole.
Affrancarsi dai nomi è il primo passo,
un gesto definitivo dell’intelligenza.
Nomi, parole e concetti rimarranno,
avranno una loro utilità pratica,
ma non saranno più catene per l’io,
non avranno il potere di incantare.
La vita che pulsa è senza nome,
si muove nell’inatteso senza timori,
senza gabbie, senza condizioni e limiti.
Confondere il segno con ciò che indica,
confondere il nome con sé stessi,
è per l’uomo l’abbaglio più grande.
10 marzo 2025

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