Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


209 La verità di me stesso

-Voglio conoscere la verità…
-La verità di che cosa?
-La verità di me stesso, voglio sapere chi sono…
-Perché lo chiedi a me?
-Penso che tu puoi farmi da guida. Hai più esperienza di vita, forse mi puoi dire come si fa a conoscere sé stessi…
-Partiamo da un fatto ovvio: io posso conoscere me, ma non posso sapere di te. Non posso mettermi nei tuoi panni. Anzi, a dire il vero, non so neppure se tu sei reale o frutto della mia immaginazione.
-Beh, allora lo stesso vale anche per me. In effetti, come faccio a dire con certezza che tu sei reale e non sei un miraggio?
-Accade così per tutti. E vale per ogni cosa ed esperienza. È una realizzazione semplice e innegabile. Tutto quello che vedi e conosci potrebbe essere solo un tuo sogno, completamente illusorio, pura fantasia. L’unica certezza che hai è quella di esistere, di esserci. Questa è la sola verità possibile: il fatto concreto, immediato e indubitabile della tua esistenza personale.
-Quindi il vero è l’esperienza diretta di sé, non una conoscenza, un sapere come si intende di solito…
-La verità non è una cosa che puoi trasmettere come se fosse una teoria, un concetto, un’immagine o un simbolo. Tutte queste cose potrebbero avere un opposto che le contraddice. Invece il fatto di esistere non può essere contraddetto o negato, è puro essere assoluto, privo di opposizioni.
-In effetti, tolta la percezione che ho di me stesso, che è intuitiva e immediata, tutto il resto, tutto quello che conosco, mi è derivato dall’esterno, quindi non posso dimostrarne la realtà e la verità. Posso sottoporre al dubbio tutto quanto…
-E devi farlo, se aspiri a una verità che sia davvero tale, senza infingimenti e preconcetti. Vero è ciò che è, non ciò che pensiamo che sia o dovrebbe essere. Ci vuole molto coraggio a guardare le cose come sono. La verità costa, non puoi trovarla a buon mercato su una bancarella, nelle parole di un altro o in un libro. Parti da qui: tu sei… e lo sai, senza ombra di dubbio, senza dimostrazioni, verifiche o ragionamenti.
-Mi rendo conto che davvero la mia esistenza è l’unica verità accessibile e certa per me. E capisco che nessuno può aiutarmi a conseguirla: non ce n’è alcun bisogno, perché è già mia, qui e ora.
-Nessuno può negare la tua verità, la percezione che hai di te stesso. In questa ricerca ognuno è completamente solo. Però guarda la libertà che ne deriva: ci si scopre soggetti autonomi, capaci di trovare la propria verità senza dipendere da nulla e da nessuno.
-In effetti, affidarsi ad altri per conoscere sé stessi mi sembra la vera contraddizione. Non avendo certezza dell’esistenza degli altri -poiché potrebbero essere immagini di sogno- cosa potrei aspettarmi da loro? Sarebbe un circolo vizioso: cercare il vero in chi non offre nessuna garanzia di realtà.
-Tutto torna sempre a te stesso e al tuo giudizio. Guarda, anche nelle cose ordinarie, ogni cosa che ritieni “vera” sembra tale perché tu dai il tuo assenso, sei convinto o persuaso e dici di sì. Se segui un’autorità e le dai credito è perché tu hai stabilito che quella sia una voce autorevole e degna di fiducia.
-Dunque tutto torna sempre a me stesso. È esagerato dire che il mondo che abito è vero nella misura in cui io lo ritengo tale? Che ogni verità parte da me, anzi è in me?
-Ogni verità viene da te perché tu sei la sola cosa definibile come verità -tu come coscienza di te stesso, come consapevolezza di essere pienamente presente nel qui e ora, oltre ogni sogno o immaginazione o fantasia. Il solo vero, il solo reale.
-Ma questa non è una forma di solipsismo? Sono io il solo esistente nell’universo? La sola coscienza in questa sterminata realtà? Gli “altri” non ci sono?
-Non abbiamo detto che non ci sono, ma solo che non possiamo dimostrarlo.
-Però mi inquieta l’idea che ogni cosa possa essere irreale e che anche tu sia solo una mia proiezione…
-Se tutto ciò che vedi e conosci è una tua proiezione, allora è il frutto della tua immaginazione, non è separato da te e dalla tua coscienza, appartiene sempre alla tua verità, alla verità di te stesso. E in ogni caso, anche se è solo un sogno, puoi viverlo come assoluta realtà, se vuoi. Puoi anche cambiarlo, scrivendo un’altra trama, giocando con il tuo personaggio sulla scena del mondo…
-È una visione che mi destabilizza non poco. E che mi dà una grande responsabilità…
-Sì, quella di essere te stesso fino in fondo e di farlo nel modo più alto e più bello. Così il sogno si modellerà sulla tua coscienza, sulla tua volontà, sulla tua verità.
-Ma se l’altra persona è reale, se ha veramente una coscienza come la mia? Cosa cambia per me?
-Questo devi deciderlo tu, non posso dirtelo io. Non vedermi come un’autorità, altrimenti ricadiamo nell’errore che volevamo evitare. Io ti ho solo suggerito uno spunto di riflessione, adesso continua camminando sulle tue gambe, fidati di te stesso.
-Però, voglio insistere… Se tu sei reale e la tua coscienza è come la mia, cosa ne è della mia verità?
-Rimane tale, non si sposta di un millimetro la certezza del tuo sentire. E comunque, se quello è vero, allora la mia coscienza è come la tua, è la tua, io vedo dal tuo punto di vista, sento quello che tu senti, conosco quello che tu conosci.
-Vuoi dire che noi non siamo realmente separati? Che sogno o non sogno, tutto è uno?
-Indaga su questo. Io ho fatto la mia ricerca che mi ha portato a una conclusione che è il “sentire” del mio sogno: c’è un’unica coscienza in fondo a tutto il sogno-realtà che noi chiamiamo Esistenza.
-Questa prospettiva mi attrae profondamente, anche se penso di non comprenderla del tutto. Ma giustamente, come abbiamo detto, se è davvero così o no, questo dovrò scoprirlo da solo. Nessuno può fare il cammino per me. Non posso aggrapparmi a nulla, devo trovare le mie certezze. Devo navigare a vista nel grande oceano della vita, alla ricerca della verità di me stesso…
-Beh, che dici… ti pare che ci sia qualcosa di più bello?
25 febbraio 2025

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