
207 La libertà del non sapere
-Caro Socrate, tu continui a dire di “non sapere”, di essere ignorante delle cose del mondo, ma noi abbiamo l’impressione che tu sai più di tutti gli altri, per questo ti consideriamo un maestro. Ma questo è il mio dubbio: come conciliare le due cose?
-Caro Simmìa, sai bene che io non mi reputo un maestro. Sapendo di non sapere nulla, cosa potrei mai insegnare? Parlo perché mi piace interrogarmi e dialogare con voi, non sulle cose divine di cui sanno solo gli dei, solo sulle cose umane che ci riguardano. Ma non pretendo di avere in mano alcuna verità. Sono solo un amico un po’ balzano che si diverte a pungolare con domande insistenti chi gli capita a tiro.
-Certo, ci dici sempre che bisogna partire dal dubbio, che dobbiamo essere consapevoli della nostra ignoranza. Eppure le tue parole rivelano una profondità e una saggezza che non troviamo altrove. Cosa è dunque questo “sapere” che sta dietro il tuo “non sapere”?
-Molti si sentono uomini di conoscenza e talvolta sono davvero esperti di un’arte. Ma al di là delle tecniche che praticano, non sanno nulla delle cose che contano nella vita. Inoltre non possono mai essere certi di qualcosa in questo mondo dove tutto diviene e i sensi sono confusi. Per conto mio, sono sicuro solo di una cosa: so di non sapere nulla. Ma almeno questa è una certezza. È un punto fermo che mi riporta alla dimensione dell’umano e mi rammenta ogni momento il mio limite.
-Beh, sapere di non sapere può essere un buon punto di partenza, ma alla fine perché è così importante per te?
-Ha un valore inestimabile per la libertà che mi regala. Il non sapere mi libera dal peso di accumulare conoscenza e dalla pena di dover difendere una mia “verità” contendendo le opinioni altrui. Che sarebbe come una disputa fra ciechi sul colore del limone. Da ignorante sono libero di ricercare e di interrogarmi. Come Socrate non riconosco alcuna autorità se non la mia e non devo rispondere a nessuno, sono responsabile di quello che penso e dico, parlo solo sulla base della mia ragione ed esperienza. E in più vivo le mie giornate con leggerezza e ironia, senza l’obbligo di portare maschere, meno che mai quella di sapiente.
-Dunque studiare non ha nessun valore? È tempo sprecato leggere Omero o Esiodo?
-Puoi leggere e studiare tutto quello che vuoi, Simmia, non c’è niente di male nel conoscere, se è una cosa che fai per dovere, per piacere o se ti è utile nella vita. Il punto è un altro: accumulare conoscenze per la smania di sapere diventa un fardello per la memoria e un velo per la coscienza. Se il tuo sapere è preso dall’esterno è un cumulo di convincimenti non fondati sulla tua esperienza. È credere di avere una sapienza sulle cose del mondo e di aver compreso il loro perché, la più sciocca delle illusioni.
-In effetti, Socrate, a pensarci bene sono davvero poche le cose che posso dire di conoscere in base alla mia personale esperienza, il resto è ricavato dai libri o da cose che ho sentito o mi hanno riferito. A volte vorrei davvero fare una bella piazza pulita di tutto quel ciarpame e ricominciare da zero…
-Caro Simmia, vedo che sei molto onesto e hai lo spirito del vero indagatore. Dunque continua la tua ricerca e chiediti sempre: cosa conosco davvero di mio? Sto solo ripetendo le parole di altri? Confido ciecamente nel pensiero comune e nelle tradizioni? Che valore ha ciò che non ho scoperto con la mia personale investigazione? E soprattutto: cosa vale la pena di cercare in questo mondo dove esisto come piccolo essere mortale?
-Già, Socrate, quali sono le cose su cui si può indagare e quali quelle su cui non si può indagare e che hanno il massimo valore?
-Noi ci interroghiamo sull’uomo. Le nostre domande sono su cosa siano il giusto, il vero, il buono, il bello, ecc. nel mondo umano. E sulla nostra possibilità di vivere bene ed essere felici. Ma sui supremi valori della verità e della bellezza non possiamo esprimerci, possiamo solo fare congetture che rimangono trastulli di bimbi. Il divino e le sue ragioni sono per noi un reame inaccessibile, non ci è dato superare la barriera che ci divide da ciò che è in alto.
-Dunque possiamo solo partire dalla conoscenza di noi stessi…
-“Conosci te stesso”, così suona il motto dell’oracolo di Delfi. L’invito è a indagare sul nostro essere, ma la ricerca non si conclude mai perché siamo un abisso senza fondo dove a scoperta segue scoperta, un cammino che non ha fine. E non potremo mai toccare le verità ultime e attingere al mistero delle cose più grandi che appartengono solo al dio. Ma accettando la nostra ignoranza e continuando a esplorare, con le nostre domande possiamo farne un cammino in assoluta libertà, da soli e con gli altri. Guarda la vita di piante e animali: credi forse che loro si chiedano perché esistono? Aspirano forse a diventare grandi eruditi? Nulla sanno e tuttavia vivono lo stesso con una grande forza tranquilla, perché seguono la loro natura e non si sognano di cercare di andare oltre se stessi.
-È vero, ma l’uomo è sempre spinto a superare i propri limiti, come ci mostra anche Omero con i suoi eroi e con la storia di Ulisse.
-Certo, Simmia, il desiderio di conoscenza è sempre lodevole e nobile e va incoraggiato. Ma tentare di andare oltre le proprie possibilità è una hybris, un tentativo di scalare il cielo che alla fine risulterà insensato e vano. Invece, interrogarsi sulle cose di noi uomini ci aiuterà a vivere meglio e a cercare qui tra noi le piccole verità che ci competono. Non è comunque poca cosa, è la via per costruire un mondo migliore e dare senso al nostro esistere. Ricorda che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. È la ricerca in sé che ha valore, non le conoscenze che possiamo accumulare, perché la vita non sta mai ferma, ci sorprende in ogni momento con qualcosa di inaspettato e così rinnova il dubbio e fa ripartire la domanda.
-Detto così, la via dei ricercatore mi sembra un cammino entusiasmante. È quella che anch’io voglio seguire, Socrate. Voglio diventare filosofo, anche se so che dovrò accettare la mia ignoranza e non potrò mai svelare gli ultimi misteri del mondo.
-Sei già un filosofo Simmia, non è necessaria un’attestazione delle autorità per essere una guida a te stesso. Appena poni una domanda che nasce dal tuo profondo con urgenza, se per quella ricerca sei disposto a mettere in gioco tutto di te, allora sei già sul sentiero della filosofia.
-Quindi l’ignoranza di cui parli è in realtà la somma intelligenza…
-Sì, i sensi si fanno acuti, la mente sveglia e vivi con uno sguardo fresco e nuovo, senza portarti dietro il passato, pronto a osservare con spassionato intento l’accadere della tua vita in questo mondo. Non sapere vuol dire essere innocenti e puri nel rapporto con tutto ciò che esiste. Ed è accettare che il mistero ultimo delle cose rimanga inviolabile.
-A pensarci bene, Socrate, è proprio quel mistero insondabile che ci spinge a cercare. Se tutto fosse conosciuto e scontato non ci sarebbe più nessuna motivazione a esplorare, la vita sarebbe una noia…
-E poiché la vita è movimento, fermarsi sarebbe per noi una morte dello spirito. La nostra anima è movimento eterno, è vita che si esprime, è la nostra vera natura e noi non possiamo tradirla.
-E riguardo la possibilità di essere felici, cosa dici Socrate? Il filosofo può esserlo? Basta la ricerca per riempire la vita e darle un senso?
-Dimmi tu, Simmia, come ti senti ora? Affrontare questi discorsi ti rattrista o ti fa sentire più ricco interiormente? Solo tu puoi saperlo, solo tu puoi avere la risposta. Ricorda, tu sei maestro di te stesso quando si tratta della tua esperienza. Una volta posta una domanda che ti riguarda direttamente, rispondi in base a quello che vedi e senti e comprendi…
-Quando faccio questi discorsi, ecco… mi sento bene, sono appagato, sento che questo risponde ad un mio profondo bisogno, a un desiderio insopprimibile. Mi sembra di non aver bisogno di altro nella vita per sentirmi me stesso. E se questo mi porterà solo a riconoscere la mia ignoranza non importa, per me sarà comunque una conquista, un cammino di saggezza…
-Vedi Simmia, hai dato la risposta che era già dentro di te…
9 febbraio 2024