
206 Il sogno dell’Assoluto
-Vorrei tornare su un problema dibattuto nei secoli dai filosofi: il rapporto tra l’Assoluto e il relativo, tra l’Uno e i molti, tra il Divino e l’uomo. Se l’Assoluto è uno, completo e mancante di nulla, perché genera il relativo? Perché c’è il mondo?
-Posto che un essere finito come noi non potrà mai capire le ragioni di una causa infinita, possiamo tentare una spiegazione guardando a quello che mistici e realizzati dell’Occidente e dell’Oriente ci hanno detto: l’Assoluto per conoscersi deve generare il mondo, deve dividersi, anche se solo apparentemente, entrando in uno stato di dimenticanza, di illusoria separazione. Ma penso che il discorso vada affrontato con calma, ripartendo dall’inizio…
-Sì, vorrei seguire il filo del ragionamento avanzando per piccoli passi…
-Va bene, proviamo a procedere scandendo alcuni passaggi.
-Qual è il primo passo?
-Dobbiamo partire da un assioma: l’Assoluto esiste ed è l’unica, vera Realtà. È un punto di partenza che assumiamo come vero e che eventualmente discuteremo dopo. Cosa deriva da questo assunto?
-Beh, direi, ne consegue che l’Assoluto è un essere infinito, il Tutto…
-Bene, ed essendo infinito non ha limiti, quindi contiene infinite possibilità.
-E poi aggiungerei che, essendo la totalità di quello che c’è, è un intero indivisibile, un tutto omogeneo e indifferenziato, un Uno senza secondo, privo di opposizioni…
-Sì, sono d’accordo, altrimenti sarebbe una realtà finita, limitata, non più assoluta. Ma ora ci chiediamo: l’Uno si conosce?
-Mah… direi di sì, certo. Come si può pensare altrimenti?
-Questo è il punto: essendo uno e intero, senza opposti, l’Assoluto non può conoscersi direttamente. Non essendoci alcuna distanza tra sé e sé non può vedersi per così dire “dal di fuori”, come l’occhio che non può vedere sé stesso. Essendo un intero indivisibile non può osservarsi in una sua parte, non può distinguere un suo dettaglio o un suo aspetto particolare.
-Mi sembra ovvio, l’infinito non può restringersi nel finito, l’oceano non può stare in una goccia…
-Dunque l’Assoluto può conoscersi solo indirettamente, uscendo dalla sua unità, deve dividersi creando due parti che si oppongono. Solo nella dualità di soggetto e oggetto, conoscente e conosciuto, si crea una distanza che dà la possibilità di “vedere”.
-E cioè la possibilità di conoscere sé. Ma abbiamo detto che l’Uno non si può dividere…
-Sì, a meno che la sua divisione in parti sia solo virtuale, pensata, immaginata, “sognata”. E questa realtà sognata, fatta di dualismi e opposizioni, è quello che noi chiamiamo mondo.
-Quindi l’Assoluto per potersi conoscere proietta il cosmo, la realtà che vediamo con i sensi…
-Sì, una realtà che è finita, limitata, costituita di innumerevoli parti in contrasto tra loro, un coacervo di contraddizioni, un insieme sterminato di enti, cose, individui, fenomeni, eventi, situazioni. Dove tutto può essere osservato, definito e quindi conosciuto.
-Ma il nostro universo, alla fine, è reale o no? Come si concilia il finito frammentato in parti con l’infinito che è intero e indivisibile?
-Lo dicevamo prima: il mondo è solo apparenza. Quello che viene proiettato dall’Assoluto non è reale nel senso che non è la realtà vera. È una realtà parziale, distorta, limitata, legata sempre a un punto di vista individuale, soggettivo. È come un sogno, il sogno dell’Assoluto che solo in quello stato può immaginarsi separato e “confinato” in enti e fenomeni individuali. E così conoscersi nella propria infinità.
-Quindi l’Assoluto-Uno non crea un mondo come altro da sé…
-No, tutto avviene senza che l’Uno esca mai da sé stesso. L’universo è solo un pensiero, una realtà concepita da quella Intelligenza infinita, in sé non ha consistenza, è un divenire solo apparente, come le ombre o le figure su uno schermo.
-Allora è come quando noi sogniamo mondi immaginari o fantastichiamo su qualcosa. Tutto esiste solo nella nostra mente, appare reale, ma non lo è. E ce ne rendiamo conto solo al risveglio…
-L’universo con le sue “diecimila cose” è una realtà di sogno, è la Maya del Vedanta, un’illusione cosmica, è la caverna di Platone.
-Dunque l’unica realtà vera è l’Assoluto, l’Uno indivisibile…
-La verità è sempre un intero, non può essere parziale o un insieme di frammenti. Solamente l’intero è verità, perché nulla gli si oppone, non può essere contraddetto, non è un’opinione tra le tante nella caotica lotta degli opposti. L’Assoluto nella sua interezza è l’unica verità possibile, il mondo della dualità è la realtà di sogno in cui sembra avvenire la frammentazione di quella unità originaria.
-E gli individui? Noi uomini? Quale è il nostro ruolo nel mondo?
-Attraverso i soggetti individuali l’Assoluto prende coscienza e sperimenta in modo virtuale tutte le sue possibilità. Il Soggetto universale, l’Uno, può immaginare di vivere un’infinita varietà di esperienze, belle e brutte, negative o positive, buone o cattive. Tutte queste “esperienze” sono però pura apparenza, anche se dai soggetti individuali nel sogno vengono vissute come qualcosa di vero e indubitabile.
-Gli stessi soggetti individuali però sono realtà illusorie…
-Certo, ed è esattamente come accade quando facciamo un sogno che svanisce al risveglio. Dove finiscono tutti quei personaggi che popolavano la scena onirica? Semplicemente si dissolvono, rimane solo il soggetto che sognava, il Sognatore, la coscienza che proiettava la storia. Quella è alla fine l’unica e indubitabile verità.
-Beh, è ovvio, per capire che stai vivendo un sogno devi svegliarti. Allora si rivela la verità delle cose con una certezza che supera ogni dubbio.
-In quel momento ti accade quello che succede all’Assoluto, il mondo ritenuto reale scompare o meglio si risolve in un apparire senza sostanza. Un sogno riconosciuto come tale perde ogni carattere di verità e si dilegua.
-Ma in che modo può l’Assoluto risvegliarsi?
-Quando uno degli individui proiettati nella realtà di sogno intuisce la propria irrealtà e inizia la ricerca della vera fonte del suo essere, allora si apre la possibilità che l’Assoluto si risvegli, si ricordi di sé. È come nei sogni lucidi, dove il sognatore si rende conto che sta sognando, magari perché la realtà che sperimenta gli sembra troppo assurda e contraddittoria. È una cosa che accade infinite volte negli spazi e nei tempi dell’eternità, una illuminazione, ma che nessuno può decidere, provocare o prevedere. È un gioco cosmico che va avanti senza fine, è il respiro dell’Uno che segue il suo ritmo muovendosi tra dimenticanza e risveglio, tra unità e molteplicità, tra essere e divenire.
-Ma perché accade proprio così?
-È la natura dell’Uno, che può essere contemplata e ammirata, ma non compresa da piccoli enti individuali come noi. Ma, alla fine, che bisogno c’è di comprendere le ultime ragioni del Tutto? È come voler capire perché il colore giallo è giallo e il verde è fatto in quel modo e il rosso è proprio così come appare. Godiamoci lo spettacolo del mondo finché dura, sapendo che siamo sognati dall’Assoluto e quindi siamo noi stessi l’Uno che pensando noi pensa sé stesso.
-Vorrei tornare però alla questione iniziale. Dovremmo dimostrare l’assioma di partenza: l’Assoluto esiste, è l’unica, vera Realtà. È possibile farlo?
-L’esistenza dell’Assoluto è un’intuizione immediata che non ha bisogno di dimostrazione. È una sorta di sapere diretto di cui può fare esperienza chi medita con mente libera e sgombra da preconcetti. Ma tuttavia, se vogliamo provare a spiegarlo anche su una base logica: partendo dal principio intuitivo che “nulla nasce dal nulla” e dalla constatazione che un mondo, reale o immaginario, esiste, dobbiamo logicamente accettare che “ciò che è” sia scaturito da una causa prima creatrice e che questa, per essere tale, deve necessariamente essere libera, non limitata, eterna, indipendente da ogni altra causa e condizione e quindi infinita e assoluta. Dopodiché l’Assoluto, contenendo infinite possibilità, include anche quella dell’illusione spazio-temporale, cioè dell’universo che noi conosciamo. L’Uno-Infinito rimane perfetto e immobile in sé stesso, ma contiene in sé anche l’apparenza del divenire. È esattamente come quando noi sognando creiamo mondi mentali fantastici senza però spostarci nel tempo e nello spazio, l’Assoluto può creare una realtà in movimento come pensiero virtuale, senza mai mutare, rimanendo perfetto nel suo essere.
-L’Assoluto è quindi l’unica vera realtà senza causa…
-Gli effetti derivanti da una causa appartengono solo alla dimensione dello spazio-tempo. Ciò che crea il mondo spazio-temporale è per definizione al di fuori di esso, è causa incausata che mai è stata e sarà effetto di altro.
-Sono concetti un po’ ardui per me…
-E in realtà è improprio anche questo modo di esprimermi che vorrebbe spiegare sul piano logico ciò che si pone al di là di ogni concetto. Il nostro linguaggio è puramente metaforico, non va preso alla lettera, stiamo solo usando parole e suggestioni per mettere in moto l’intuizione.
-Ci rifletterò sopra, ma penso di avere comunque intuito qualcosa. Ho capito soprattutto che le nostre parole sono un approssimarsi senza fine a ciò che non sarà mai compreso fino in fondo…
-È così. Noi parliamo sempre in termini umani. Dire ad esempio che l’Assoluto “vuole conoscere sé stesso” è solo un modo di raccontare in concetti per noi comprensibili una favoletta che pretende di interpretare il grande Mistero dell’esistenza.
-Questi nostri discorsi quindi valgono solo sul piano del relativo…
-Proprio così, ma noi viviamo in quello, è il solo mondo che conosciamo, dobbiamo dunque accettare il nostro limite. E comunque dobbiamo continuare a interrogarci. Finché forse un giorno, dopo tanto meditare, un’intuizione superiore ci metterà le ali…
14 gennaio 2025