
205 Il cammino dei Magi
Partimmo con i cammelli prima dell’alba
sotto un firmamento brulicante di stelle,
guidati dalla scia luminosa di una cometa.
La lunga carovana si snodava nel deserto
come un sinuoso serpente colorato,
scandita dai passi e da un fermento di vita,
accompagnata dal dolce sussurro del vento
tra i profondi silenzi dei monti e delle vallate.
Quel viaggio lungo e periglioso era per noi
il più sacro dei cammini mai intrapreso.
Mossi dal richiamo di una divina voce,
da un’urgenza che nasceva imperiosa,
avevamo subito risposto senza esitazione.
C’è uno spirito immortale che vive in noi
e sempre ci parla e ci guida e ci insegna,
dobbiamo saper riconoscere la sua voce
nel frastuono confuso di questo mondo
e quando è il momento accogliere il suo invito.
Diventammo dunque tre viandanti in cammino
sulla via da Oriente verso Gerusalemme,
-noi principi persiani e sommi sacerdoti-
in cerca della fonte originaria della verità.
Eravamo esperti di tutte le arti magiche,
conoscitori di ogni sapienza e filosofia,
ma la sete di sapere non era placata,
qualcosa mancava alla nostra saggezza.
Conoscevamo ogni tipo di agio e ricchezza,
l’abbondanza e il lusso della vita materiale.
Conoscevamo il potere di questo mondo,
quello che nasce dall’avere e dalla forza.
Ma non conoscevamo quel potere supremo
che solo il Divino possiede e svela agli uomini.
Avevamo sentito della nascita di un Bambinello
che sarebbe stato il Redentore dell’umanità.
Le nostre carte astrologiche e sapienziali
davano conferma di quell’evento prodigioso,
non potevamo dunque che metterci in viaggio
per portare a compimento la nostra ricerca.
Recavamo in omaggio oro, incenso e mirra,
ma sapevamo che non sono doni che contano,
le cose materiali non riempiono le nostre vite,
non possono soddisfare quella sete di verità
che ci porta al di là del conosciuto e di noi stessi.
Guidati dall’astro luminoso e dall’intuito dell’anima
arrivammo dopo giorni di cammino alla capanna,
di fronte a quel bambino che era il vero Principe,
il Redentore del mondo, l’Agnello tanto atteso.
Lì, davanti a quella miracolosa Epifania,
capimmo che il nostro viaggio era finito.
Il Divino si manifesta quando noi lo cerchiamo,
apre le sue porte a ogni ricercatore sincero,
non rimane inaccessibile in un altrove.
Ma ci chiede in dono il sacrificio più alto,
l’offerta di sé, del nostro piccolo io smarrito,
la rinuncia a essere qualcuno in questo mondo
e la resa al supremo Principio creatore,
alla verità ultima che oltrepassa ogni ragione.
Questo fu il nostro dono, umile e semplice,
lì fummo capaci del sacrificio più grande
e da allora diventammo servitori della verità.
Davanti al Bambino scoprimmo l’innocenza
e l’affidarsi fiduciosi alla mano che ci guida,
tornando a essere anche noi come bambini.
Oggi come comete giriamo nel mondo
e se incontriamo nuovi ricercatori del vero
con la nostra piccola luce mostriamo la via.
Ma non pretendiamo di possedere la verità,
noi siamo solo i suoi umili messaggeri,
siamo gli antichi testimoni di quell’Epifania
che ha donato all’uomo un nuovo destino.
Adesso sappiamo che ogni momento di vita,
ogni evento e palpito, è sempre un’epifania,
uno svelarsi del divino -a chi ha occhi per vedere.
Non c’è nulla che debba essere disprezzato,
non c’è esperienza che non abbia il suo valore,
non c’è uomo che non sia degno di rispetto.
Tutti siamo impegnati nello stesso cammino,
principi, mendicanti, uomini e donne e schiavi.
Nessun potere del mondo è eguagliabile
all’abbeverarsi alla fonte dell’eterna verità.
Oggi che sono un vecchio con la barba bianca,
mentre l’ultimo giorno si avvicina a grandi passi,
ripensando alle vicende della mia vita trascorsa,
una sola cosa non rimpiango e tengo preziosa:
quel lungo cammino nel deserto sotto le stelle.
Ogni passo era una preghiera
Ogni parola un’invocazione
Ogni sguardo un perdono
Ogni gesto un rito sacro
Era un viaggio dell’anima, senza ritorno.
Alla ricerca del vero, alla ricerca di me stesso.
10 gennaio 2025