
202 La botte di Diogene
-Ohilà, ti conosco, tu sei Diogene! Perché vai girando in quella botte?
-Se tu in questa cosa vedi solamente una botte sei corto di vista… e di più!
-Ehi, sei proprio strano come dicono… io avevo solo chiesto… Vuoi fare a tutti i costi l’eccentrico per farti notare?
-Se sai vedere, questa botte non è solo una botte, può essere tante cose, dipende dalla tua capacità di inventare. Per quel che mi riguarda è il mio vestito e la mia casa. E comunque non mi interessa destare scandalo, non ho tempo per giochi infantili.
-Sì, ma perché stai lì dentro nudo?
-Tu come stai dentro i tuoi vestiti? E poi, non nasciamo e moriamo nudi? La tua casa è come la mia botte, ma la mia è trasportabile ovunque, mi piace vivere da randagio.
-Va bene, per Zeus! Ma quella lanterna accesa che tieni in mano? A che serve? Non è inutile di giorno con tutto questo sole?
-Per che cosa usi una lanterna tu?
-Per illuminare dove c’è buio e non si vede. Magari cerco una cosa e ho bisogno di fare più luce…
-Ed è proprio quello che io sto facendo. Con la lanterna tu nel buio della tua cantina cerchi una cosa, io nelle tenebre del mondo cerco l’uomo.
-Parla più chiaro Diogene, io sono un semplice. Cosa vuol dire che cerchi l’uomo? E di quali tenebre parli?
-Guardati intorno in questa piazza di Atene. Cosa vedi?
-Tanti uomini e schiavi e qualche donna che vanno qui e là, ognuno impegnato in qualcosa…
-Guarda bene, in realtà vedi solo delle ombre, cadaveri ambulanti che si nascondono nei vestiti e recitano dietro le loro maschere. Anche loro sono nudi, ma non lo sanno. Io non vedo nessun vero essere umano e nessuna luce qui intorno, tranne le tenebre dell’ignoranza. Per questo continuo a cercare e questa lampada mi ricorda ogni momento il mio impegno…
-Senti Diogene, mi sei pure simpatico, ma forse prendi la vita troppo sul serio. Perché non fai come tutti e vivi più tranquillo?
-Ti sembra serio uno come me che si trascina in giro in una botte? Sai che risate mi faccio guardando il mondo dei cosiddetti uomini! Ma ciò non toglie che la mia ricerca sia la cosa più seria e importante. E poi, credi davvero che gli altri vivano tutti così tranquilli e felici? Tu, ad esempio? Dimmi intanto il tuo nome, non mi piace parlare ai fantasmi.
-Mi chiamo Nikos. Sono un giovane di buona famiglia, studio, faccio ginnastica, mi piace divertirmi con gli amici. Insomma, vivo come tutti senza farmi troppe domande e sì, posso dire di essere contento di me…
-Innanzitutto, dopo aver detto il tuo nome hai subito aggiunto informazioni che non avevo chiesto. Ecco, quelle sono il vero vestito con cui ti presenti agli altri, non la tunica che porti. Anzi, aggiungo che anche il tuo nome, come il mio, è parte di quella maschera che pretende di essere noi stessi.
-Mi stai confondendo le idee, Diogene, anche se il tuo discorso mi sembra interessante.
-Se è così è un bene, io cerco sempre di scuotere chi è addormentato. Ma poi… contento, mi dici? Non basta essere contenti, io ho parlato di essere felici, è tutta un’altra storia. Che cosa ti rende contento, Nikos?
-Se ottengo quello che desidero, se non mi manca nulla, se le cose vanno bene, ecco quello che mi fa contento…
-Ricorda, tu puoi essere contento per ciò che hai o hai realizzato, ma puoi essere felice solo per quello che sei. Nel primo caso dipendi dalle circostanze esterne, nel secondo caso non dipendi da nulla, da nessun evento o situazione, quindi sei felice qualsiasi cosa succeda. Cerca quella felicità Nikos, non rimanere a metà, pretendi tutto dalla vita, è un tuo diritto.
-Ma se qualcuno dovesse portarti via la botte e la lampada, tu come reagiresti?
-Se hai capito bene, io non sono la mia botte né la mia lampada, non c’è nulla che possa togliere o aggiungere a quello che sono. Posso lasciare qualsiasi cosa senza il minimo rimpianto. E questo deve valere anche per te. Non farti ingannare su questo, altrimenti vivrai nel buio come la folla di individui che vedi di fronte. Il solo fatto che ti sei fermato a parlarmi mi fa capire che sei curioso e intelligente e non ti fermi alle apparenze. Quasi tutti gli altri appena mi vedono fuggono a gambe levate o mi deridono.
-Hai ragione Diogene, l’ho visto, ti evitano e ti dileggiano, ma senza mai chiederti cosa stai facendo. È una fuga da… non so cosa.
-È una fuga da sé stessi. In realtà io non faccio nulla, ma proprio per questo divento uno specchio per gli altri, li mostro così come sono.
-Già, penso che tutti ci spaventiamo perché vediamo la tua libertà e la tua calma imperturbabile, qualità che non conosciamo e rivelano la nostra pochezza. E cercare l’uomo… forse intendi che ciascuno deve cercare l’umano, cioè conoscere sé stesso?
-Caro Nikos, sei perspicace, attento perché rischi di diventare saggio…!
-…E di finire anch’io nella mia botte?
-No, non c’è bisogno, abbiamo detto che le cose che possiedi non sono ciò che ti fa essere questo o quello. Quando sai che indossi una maschera non credi più nel personaggio che interpreti. Sei già libero, libero dentro. Puoi rimanere esattamente dove sei e continuare la vita di giovane studente di buona famiglia, ma dentro di te qualcosa è cambiato per sempre, ti sei risvegliato dal sonno in cui ti muovevi da sonnambulo.
-Perché queste cose nessuno me le ha mai dette o insegnate?
-Perché la gente comune non le sa. E comunque bisogna essere pronti a riceverle. Tu ti sei avvicinato a me, non sono stato io a chiedertelo. Dunque c’è una luce in te che è segno di una ricerca, seguila e impegnati a scoprire chi sei.
-Il ricercatore è una persona migliore degli altri? È uno che possiede la verità?
-Non è migliore né peggiore, è semplicemente più sveglio e attento e capace di comprendere. E non possiede la verità perché nessuno la può possedere, non è una cosa che appartiene al mondo dell’avere. La verità è un modo di essere, di vivere, è conquistare pienamente la nostra umanità.
-Ora che ti ho conosciuto meglio, penso che un giorno potrei diventare tuo discepolo…
-Non ho e non avrò mai discepoli perché non sono un maestro. Non c’è bisogno di cercare istruttori, siamo tutti sempre dei randagi, ciascuno deve essere una luce per sé stesso.
-Ma almeno mi piacerebbe essere un giorno un uomo di quelli che stai cercando con la tua lanterna…
-Se è per questo, stai tranquillo Nikos, lo hai già fatto. Oggi con questo dialogo hai piantato un seme che crescerà in una pianta rigogliosa. E mi hai dato la dimostrazione che cercare l’uomo non è un’impresa senza speranza. Quanto a me, riprendo il mio cammino, è nella mia natura essere un eterno viandante. Ma sono sempre a casa, perché la mia casa la porto sempre con me.
-Immagino che ora non ti stai riferendo solo alla tua botte…
-No, infatti, la mia vera casa è il mondo che ho dentro di me, è vivere senza possedere nulla, è il mio essere in pace, è il mio stare bene dovunque e con chiunque.
15 dicembre 2024