Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


201 Il piccolo cigno sognato

In quel sogno misterioso e profetico,
là dove realtà e fantasia si mescolano,
era apparso un piccolo cigno bianco
che cantava con voce melodiosa.
Socrate lo prendeva tra le braccia,
ma quello volava via d’improvviso,
scomparendo con gran battito d’ali
nello splendore di una luce dorata.
Il maestro si era svegliato turbato,
per tutto il giorno aveva meditato
sul significato di quell’immagine,
percorso dal forte presentimento
di un evento disposto dal fato.
La voce degli dei parla per segni
e a volte ci mostra ciò che sarà
nella veste enigmatica del simbolo.
Sta a noi decifrare il messaggio
accogliendo poi quello che arriva,
consci che un destino ci sovrasta
e non è in nostro potere cambiarlo.

Ed era proprio il giorno seguente
che avveniva il fatidico incontro.
Il giovane Aristocle si avvicinava
curioso di quel gruppo di dialoganti
e ascoltava Socrate per la prima volta.
Scopriva così un mondo nuovo,
un cammino nei territori del pensiero
dove solo il filosofo si avventura
per consegnare tutto sé stesso
alla ricerca del bene supremo.
E intanto il maestro aveva sorriso,
un solo sguardo era stato sufficiente
a riconoscere in lui il cigno sognato,
il discepolo per tanti anni atteso.

Fu l’Aristocle poi chiamato Platone
a raccogliere l’eredità di Socrate
e la sua arte del dialogare maieutico.
Ma proprio come il cigno nel sogno
un giorno apriva le ali e volava via,
continuando la sua ricerca in solitudine.
Dal dialogare vivente di Socrate
che nulla aveva voluto scrivere
alla nuova scrittura filosofica
dei dialoghi vergati sulla carta:
questa era la via tracciata da Platone,
che parlava un nuovo linguaggio,
allontanandosi dal suo maestro.
Ma la grande eredità era custodita
e il messaggio socratico serbato
per schiere di ricercatori del vero.
Nelle pagine di Platone viveva
l’essenza della filosofia del maestro:
la centralità dell’indagine sull’uomo;
la necessità del costante domandare;
l’importanza del dialogare in comune;
la fiducia nella forza della ragione;
la bellezza e la profondità dei miti;
il valore supremo della virtù umana;
la verità come conquista personale;
la filosofia come via del γνῶθι σεαυτόν.

Platone, diventato anch’egli maestro,
tornava in tarda età sulla scrittura
per sottoporla a una critica radicale.
Nella VII Lettera richiamava Socrate
e il suo ammonimento ai discepoli:
la scrittura può essere un mezzo utile,
ma non potrà mai raccontare il vero,
non le cose che stanno più a cuore,
non potrà mai in ogni caso sostituire
l’indagine interiore e la via del dialogo.
Le parole di Platone risuonano nette:
sulle cose che davvero contano
“non c’è, né vi sarà, alcun mio scritto”.
Così il discepolo riabbraccia il maestro.
Il piccolo cigno bianco ormai cresciuto
ha fatto suo il messaggio più importante,
ora si alza in volo e torna riconoscente
al luogo primo e sacro della filosofia,
a quelle braccia che gli diedero i natali.
13 dicembre 2024

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