Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


200 La tunica non fa il filosofo

(Nell’agorà di Atene)
Fedone: Guardate laggiù! Non è quello Aristippo?
Glaucone: Sì, è lui, lo vedo vestito con una logora tunica piena di rammendi e buchi. Tiene nella mano destra il bastone del filosofo. E l’atteggiamento poi… l’incedere è grave, il viso pensoso, quasi corrucciato. E uno stuolo di curiosi lo segue e accompagna ogni suo movimento.
F.: Già! Vedo molti ateniesi guardarlo incantati, quasi adoranti…
Socrate: A che questa commedia? Io non vedo il filosofo, vedo solo il suo orgoglio!
G.: Sei sferzante Socrate, ma aspetta, ecco, si sta avvicinando! Forse vuole rivolgerti la parola…
Socrate: Lo farò io per primo… (rivolgendosi ad Aristippo a gran voce) Oh, Aristippo! Attraverso i buchi della tua veste vedo solo la tua vanità…!
F.: Uhm… Deve essersi risentito, Socrate, perché ha subito cambiato strada e se ne va senza pronunciar parola…
G.: Penso che tu abbia colto nel segno, maestro, ma forse sei stato un po’ troppo diretto. Vedo Aristippo allontanarsi cupo, mi sembra che barcolli…
Socrate: Le mie parole sono state franche e forse hanno inferto un duro colpo al suo amor proprio, ma era l’unico modo per scuoterlo dal sogno che si è creato e in cui recita la parte del perfetto filosofo saggio e umile. Non sono i segni esteriori che contano, non sarà certo una veste a renderti ciò che non sei. Se sei un vero filosofo non hai bisogno di atteggiarti e di esibirti di fronte al mondo.
F.: Devo confessare che anch’io per un momento sono stato attratto da Aristippo. Sembrava la bella immagine del filosofo che noi tutti vorremmo incarnare.
Socrate: Se Aristippo è una persona intelligente, come io credo, saprà capire e perdonerà la mia veemenza. Ma dobbiamo ricordare che la tunica non fa il filosofo, i rammendi non fanno l’umiltà, il bastone della filosofia non fa la saggezza. Perdersi in queste fantasticherie è il più grande delitto per un ricercatore.
G.: Dunque, Socrate, che cosa ci fa riconoscere un vero filosofo? Quali segni lo contraddistinguono?
Socrate: Caro Glaucone, ricorda che tu non sei la tua veste, né il tuo sapere, né il tuo ruolo nella società o la tua ricchezza, non sei la tua istruzione o fortuna. Tutto ciò che è acquisito va e viene, può mutare e perdersi in un momento. È qualcosa che hai, non quello che sei. Ignorare questo può essere un’illusione che ti devia dal cammino di ricerca.
F.: Capisco, noi però vediamo uomini dal retto giudizio non disdegnare incarichi pubblici e ricchezza e fama. Sono sempre in errore?
Socrate: No, non è questione dell’aspetto esteriore, come dicevamo. L’abito logoro o la veste sontuosa non bastano a fare il filosofo, ma neanche possono essere la prova che un uomo non sia un saggio. Chi può dirlo? L’apparenza non conta sia nel bene sia nel male.
G.: Ma allora, Socrate, questo vale anche per Aristippo. Potrebbe essere il migliore dei filosofi, invece tu l’hai dileggiato pubblicamente…
Socrate: Osserva bene, Glaucone. Se Aristippo fosse un vero filosofo non avrebbe reagito con stizza, rabbuiandosi e allontanandosi, non si sarebbe preoccupato di far brutta figura davanti alla gente, ma si sarebbe fatto una bella risata e, gettata la veste, avrebbe usato il suo bastone per percuotere me e gli sciocchi che lo attorniavano. E qui siamo al punto: ciò che distingue il vero sapiente, i segni che lo identificano, sono il distacco, l’ironia, la mancanza di ogni orgoglio e falsa umiltà. Invece Aristippo, appena punto sul vivo, è uscito di scena fuggendo. Avrebbe dovuto mandarmi a quel paese, sarebbe stato un gesto da vero saggio e avremmo riso insieme della situazione.
F.: Però tutta l’agorà sarebbe rimasta di sasso, penso che nessuno avrebbe capito quello che succedeva…
Socrate: Lo so, i più non avrebbero colto il significato della situazione. Ma alcuni avrebbero compreso e sono coloro che hanno l’intelligenza per essere filosofi. È a loro che soprattutto ci rivolgiamo con i nostri discorsi. Quello che per gli uni è un fatto incomprensibile per altri può essere un evento che cambia la vita.
F.: È vero, Socrate. La prima volta che ti ho avvicinato sono rimasto sconcertato e sono fuggito. Ma quell’esperienza mi è tornata in mente più e più volte, finché ho vinto le mie resistenze e ho cominciato a vedere con occhi nuovi. E ora sono qui con te ogni giorno.
Socrate: Tutti avete visto il giovane Platone. Passava di qua con i suoi carmi per andare a un concorso di poesia e si è fermato ad ascoltare i nostri discorsi. Nel tempo di una clessidra la sua vita era totalmente cambiata, aveva gettato alle ortiche i suoi scritti e il suo sogno di diventare poeta. La sua anima aveva risposto al richiamo. E in un istante era rinato filosofo.
G.: Anch’io Socrate sono stato lento nel comprendere il significato della tua ricerca, la tua ironia e l’insistenza delle tue domande mi mettevano in difficoltà. E se anche ripeti di non essere un maestro e di non sapere nulla, per me sei una guida saggia e illuminata.
Socrate: Confermo il mio non sapere e ribadisco che non ho discepoli, solo compagni di viaggio. Ma vi lascio liberi nel vostro sentire, potete vedermi come volete. Un giorno capirete che ognuno è maestro di sé stesso, come diceva l’Oracolo di Delfi.
G.: E comunque io faccio ancora fatica a cogliere i segni che rivelano la saggezza in un uomo. C’è un modo per farlo che mi sfugge?
Socrate: Caro Glaucone, devi esser capace di vedere, ma vedere con l’occhio dell’anima. Oltre i segni esteriori ci sono quelli interiori che pochi riescono a cogliere. Il simile richiama il simile, solo l’anima predisposta alla filosofia può riconoscere un altro filosofo. Chi si ferma al sensibile non può penetrare nel mondo del sovrasensibile. Ma è là che risiede la nostra essenza più vera, lì è rivelato il nostro destino di umani.
F.: Dunque, da quello che ho capito, se è vero che la tunica non fa il filosofo, posso vestirne una rammendata o una sontuosa, non sarà questo a influire su ciò che sono. La mia anima non si cura delle cose che appartengono al mondo materiale…
Socrate: Sì, non penso che la tua anima immortale si preoccupi di vestire alla moda. Però non devono essere solo parole, devi davvero sentire di essere più del tuo vestito, di avere un compito nella vita così grande e bello che ogni altra cosa appaia una frivolezza per menti infantili. Continua la tua ricerca Fedone. E anche tu, Glaucone, non è lontano il momento in cui l’occhio della tua anima si schiuderà sul mondo.
11 dicembre 2024

Home Articoli