Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


199 Ascoltare per imparare a vivere

-Mi sembra che non siamo più capaci di ascoltarci l’un l’altro. Vedo nella società una continua e spesso feroce battaglia di opinioni dove quello che manca è la voglia di incontrarsi per dialogare, rispettando idee e posizioni divergenti dalla propria. Ti confesso che la cosa mi lascia un po’ sgomento…
-La forma mentale prevalente oggi è quella che cerca la competizione, la lotta e la polemica. È una struttura disfunzionale che rispecchia la cultura dominante e che vediamo nella maggior parte delle persone. È il derivato di un ego immaturo che non non è capace di assumersi le sue responsabilità e tende ad accusare e aggredire piuttosto che a comprendere e condividere.
-Già, gli altri sono sempre i colpevoli, i reprobi, i cattivi cui rinfacciare le proprie frustrazioni. Le risposte sono sempre un “sì, ma…, sì, però…”, trasudano spesso violenza e intolleranza. Non so come potremo uscire da questa spirale negativa.
-Naturalmente sappiamo che non è sempre così, ci sono tante persone che sanno vivere con equilibrio e contribuiscono a elevare il livello di coscienza. Sarebbe però lungo indagare per capire le cause di questo degrado collettivo. Proviamo un altro approccio, ricordando che dobbiamo sempre esporci in prima persona e, dopo la giusta critica, concentrarci sul positivo. In questo caso, per mantenere un atteggiamento costruttivo, direi di cominciare col farci una domanda sul significato di “ascoltare”. Quando possiamo dire di essere capaci di un ascolto reale, vero e profondo? Ora lo chiedo proprio a te…
-Beh, penso che un ascolto degno di questo nome non possa prescindere da una relazione basata sulla sincerità e sull’empatia…
-Certo, ci deve essere innanzitutto un canale di comunicazione, deve stabilirsi un rapporto di fiducia tra persone dialoganti che si impegnano ad affrontare insieme un problema e cercare una soluzione o un punto di accordo. Come dici tu giustamente, la relazione deve nascere da un sentimento comune di appartenenza, da una risonanza di intenti. Uno scambio intellettuale che non coinvolga la persona anche a livello emotivo rischia di rimanere sterile.
-Vedo che di solito le persone sembrano più interessate a prevalere nella discussione che a cercare sinceramente la verità. Parlano ma non si ascoltano, hanno menti scaltre e polemiche preoccupate solo di difendere rigidamente la propria posizione. Non mi sembra quello che i grandi pensatori del passato ci hanno insegnato. Socrate ci ha dato l’esempio di un dialogare che è ricerca comune, arte maieutica. E dunque, come realizzare quell’ascolto profondo che è la quintessenza del vero dialogo?
-Finché rimaniamo aggrappati al nostro ego roccioso non possiamo sperare di comunicare davvero con gli altri. Ascoltare significa accogliere, accettare, dare spazio alla diversità di idee, atteggiamenti, modi di essere. L’altro ha sempre qualcosa da mostrarci o da insegnarci, deve potersi esprimere, rivelare ciò che è senza essere subito bersagliato da critica o giudizio.
-Non dobbiamo giudicare chi dialoga con noi?
-Possiamo certo giudicare le sue idee e discutere animatamente, ma solo dopo averlo ascoltato con attenzione e rispetto. Se la nostra mente è piena di pregiudizi, se è offuscata dall’orgoglio intellettuale, non c’è spazio per l’altro. L’ascolto profondo richiede innocenza, disponibilità, pazienza e comprensione. Altrimenti nella conversazione stai ascoltando solo te stesso, l’interlocutore si riduce a uno specchio della tua immagine, una stampella per la tua autostima.
-Forse è la paura che ci frena nel rapporto con le persone e ci rende incapaci di ascoltare…
-Sì, ma la paura può essere anche una protezione contro le idee altrui che rischiano di metterci in crisi e costringerci a un cambiamento. Il meccanismo di difesa entra subito in azione, così evitiamo di mettere in discussione la nostra visione del mondo e il nostro modo di vivere. E da qui il dialogare degrada spesso in critica astiosa, contraddizione sterile, stroncatura senza appello, chiusura a ogni mediazione.
-Quindi possiamo dire che l’ascolto non è solo un atteggiamento, ma una qualità del nostro essere.
-Sì, se riesci a farti da parte e a rimanere in un silenzio carico di attenzione entri in contatto con l’altro su un piano che non è quello dell’intelletto. Le idee, i giudizi e le opinioni verranno dopo, prima ci deve essere un reciproco riconoscimento che prescinde dall’oggetto e dal fine della discussione. È un via libera all’interlocutore perché possa partecipare, parlare e mostrarsi per quello che è. È un’accettazione incondizionata, un presupposto fondamentale perché lo scambio dialogante abbia inizio.
-Noi siamo continuamente in ascolto durante il giorno, abbiamo mille voci che ci fanno da maestri: le persone, gli amici, la televisione, una miriade di soggetti della nostra società. Però mi sembra che il rapporto personale e diretto io-tu rimanga sempre il più importante e prezioso.
-Certo, è la relazione che più ci soddisfa, perché coinvolge tutti i livelli del nostro essere. Può interessarci la tv o la voce amica di un’intelligenza artificiale, ma il contatto vivente con un altro essere umano è e sarà sempre insostituibile. È parte di quel processo di apprendimento che ci trasforma e dura tutta la vita. Quello che impariamo non sono solo dati, tecniche o nuove idee, sono soprattutto modi di vivere e di interpretare il mondo.
-Dunque, in un certo senso, il vero ascoltare è ascoltare il mondo…
-È mettersi in ascolto degli altri, della natura, dell’universo. È far tacere l’ego per diventare un grande spazio silenzioso che tutto accoglie. È un’attitudine spontanea nel bambino, una capacità di assorbire la realtà che si può recuperare solo uscendo dalle maglie dell’intelletto calcolatore.
-Si può davvero ascoltare senza giudicare?
-Il vero ascolto è sempre un arricchimento del proprio essere, ma richiede una costante auto-osservazione per smontare i meccanismi di difesa che impediscono di aprirsi alle persone e creare una sintonia. Se riusciamo ad ascoltare, l’altro diventa parte di noi e la nostra coscienza raggiunge una prospettiva più ampia. Allora cade ogni desiderio di criticare e giudicare, il rapporto con chi ci parla diventa più importante di ogni dialettica o contraddittorio. La ricerca del vero è l’unica cosa che conta. Alla fine i dialoganti comprendono che il conflitto non conduce mai alla verità. Solo una ricerca fatta in comune e un vero ascolto possono avvicinarci ai significati profondi dell’esistenza.
-Per concludere, in questa conversazione siamo stati capaci di ascoltarci l’un l’altro? Come facciamo a capirlo?
-Se ti senti arricchito di idee che prima non avevi, se hai potuto esprimerti liberamente e non hai prevaricato, se hai avuto la pazienza di ascoltare senza l’urgenza di ribattere, se hai creato una risonanza, se senti di aver fatto la cosa giusta e ti senti meglio, allora forse il nostro è stato un vero ascolto. Non è così difficile aprirsi all’altro e imparare a dialogare, non è difficile imparare a vivere.
8 dicembre 2024

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