
197 L’Eden perduto
-Mi ha sempre affascinato la storia biblica della Caduta dell’uomo, il primo Adamo, esiliato per una colpa dal Giardino di delizie. Mi colpisce la sostanziale affinità con la vicenda di Prometeo, che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e subisce la collera di Zeus, come ci racconta il mito greco. In entrambi i casi abbiamo un atto di ribellione nei confronti della divinità, un gesto di trasgressione che viene punito e produce conseguenze per tutto il genere umano…
-Sì, può essere interessante rileggere le due storie in parallelo per coglierne il significato profondo. Possiamo ripassarle brevemente, tenendo presente che la nostra è solo una riflessione libera e non aspiriamo a stabilire nessuna verità indiscutibile. È l’approccio che vogliamo mantenere sempre di fronte a narrazioni di tipo mitico o religioso: cercare liberamente segni e sensi che ci aiutino a comprendere meglio noi stessi e il mondo. Le storie di Adamo e Prometeo ci offrono intuizioni importanti sulla condizione umana.
-Direi di partire da un concetto capace di interpretare entrambe le vicende. Ma quale?
-Cominciamo così: devi abbandonare l’Eden se vuoi sapere che cos’è la vera libertà. L’uomo Adamo e il titano Prometeo fanno una scelta che è il loro primo gesto di ribellione al comando divino. Si può dire paradossalmente che “scelgono di scegliere”, conquistano così una nuova libertà, diventando individui in piena autonomia.
-Già, perché prima vivevano in un Paradiso, in perfetta armonia con il divino, ma la loro era, per quanto bella, una vita sottoposta a comandi e proibizioni, era una libertà solo apparente, vigilata e limitata. E chi mai vorrebbe un’esistenza dorata, ma con la catena al collo?
-Ti vedo audace. E allora andiamo oltre nel ragionamento. Se quella non era vera libertà, allora era necessario un atto di trasgressione per conquistare un’altra dimensione dell’essere. Non certo per diventare come Dio, non essendo degli enti creatori, ma per avere la possibilità di scegliere, entro i propri limiti, nel bene e nel male.
-In effetti a quella scelta seguiranno l’allontanamento dal cielo, sensi di colpa, sofferenze di ogni genere e, nel caso di Adamo, la mortalità per sé e per tutti gli uomini della sua discendenza…
-La libertà costa cara. Ma quello che sembra una caduta, un decadere dalla condizione di perfezione, può essere visto come il passaggio dall’innocenza originaria inconsapevole di sé a una maturità nuova, una volontà conquistata con la nascita del proprio “io”. Adamo e Prometeo si scoprono improvvisamente fragili, nudi, esposti al dolore e alla morte, lontani dal divino, ma felici di aprire all’umanità un orizzonte di libertà mai concepito prima.
-Prometeo è un titano, ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e con questo offre ad essi una possibilità prima sconosciuta. Cosa rappresenta il dono del fuoco?
-Significa la conquista del linguaggio e della tecnica, che danno all’uomo potere, libertà di scelta, capacità di organizzarsi in un mondo che va oltre i confini del naturale. È così che nasce un essere umano finalmente affrancato da ogni tutela, con l’esilio e la riconquista di sé, nella dimensione sia personale sia collettiva.
-L’uomo quindi esce dallo stato di natura dove è un buon animaletto obbediente ai comandi e ignaro di sé per approdare al mondo della civiltà, della cultura e del dialogo…
-…Con tutti i pericoli che questo comporta. È facile che l’uomo rimanga abbagliato dalla volontà di dominare la natura e l’universo, che dimentichi le sue origini e la sua condizione segnata dal limite, per coltivare una hybris distruttiva. In questo caso è certo che si troverà di nuovo punito, ma questa volta da se stesso, dalla sua smania egoica. Rimane sempre concreto il pericolo di una nuova “caduta”.
-Certo, la perdita dell’innocenza fa correre gravi rischi ma, fatto il salto, ormai non si può tornare indietro…
-Sarebbe come tornare bambini ingenui e inconsapevoli di sé, cosa impossibile. Si deve invece coltivare la maturità conquistata conservando l’innocenza propria dell’infanzia. Se questa alchimia riesce la vita diventa una benedizione, per sé e per gli altri.
-Mi colpisce il fatto che, secondo i miti antichi, sia stato un atto di ribellione e di trasgressione a costruire il soggetto umano. Ma in effetti, a pensarci, la libertà si sperimenta appieno solo quando ci si scontra con un’autorità e la si scrolla di dosso…
-Sì, è il momento in cui un “io” fa sentire la sua voce e sceglie la sua strada, superando paure e inibizioni. E da quel momento il soggetto diventa anch’egli un creatore. Non certo un dio, ma simile al divino nella sua capacità di inventarsi la vita forgiando il proprio essere, costruendo una realtà interiore e una vita collettiva. La libertà va sempre insieme alla possibilità di creare. Ma alla fine anche qui rimane un’insidia…
-La caduta nella hybris, come dicevamo prima?
-Non solo. Una volta diventato libero soggetto, l’uomo deve badare a non perdere di nuovo la libertà conquistata. Uscito dall’Eden -quel Giardino delle meraviglie che era nonostante tutto una gabbia dorata- non deve cadere dal livello di umano creando per sé altre prigioni.
-In questo caso qual è il pericolo più grande?
-Quello di trasformarsi da soggetto creatore in un oggetto, dominato dalla società, da costumi e tradizioni, da abitudini, manipolazioni e false credenze. Un soggetto creatore non può mai essere posseduto come lo è un oggetto. L’uomo deve sempre rimanere all’erta, non può gettare al vento la libertà conquistata. L’Eden ormai è perduto, lì non si torna. Un nuovo Eden va costruito qui, sulla terra, nel mondo umano, per quello che è possibile a un io che crea e conosce i suoi limiti.
-È come nel passaggio dalla fanciullezza alla maturità, c’è la coscienza che il mondo dell’infanzia è ormai perduto e con esso l’ingenuità e la protezione degli adulti, con tutto il corollario di paure. Ma al tempo stesso c’è il brivido di una nuova libertà, la gioia di poter fare qualsiasi cosa, di potersi inventare ogni giorno…
-Uscito fuori dal mondo del divino e della natura dove il comando veniva dall’esterno, l’uomo è investito di una tremenda responsabilità. Non c’è più l’istinto a guidarlo, non più la voce di un dio che controlla e ordina, adesso è nudo davanti a se stesso, dovrà tracciarsi da solo la via, dovrà fare scelte a volte difficili e sa che pagherà in prima persona per tutti i suoi errori.
-Non si può dunque tornare indietro. Ma quando capita di cadere di nuovo, è sempre un male?
-No, a guardare bene ogni caduta è sempre anche una rinascita. Il vecchio sé muore e lascia il posto a una nuova identità. L’inciampo nell’errore è spesso l’inizio di un nuovo cammino e un salto di qualità, è la conquista di libertà più ampie. Continuamente usciamo dagli Eden che abbiamo raggiunto e ne costruiamo di nuovi. È per forza così, l’impulso alla libertà nell’uomo prevale su ogni considerazione e calcolo. Non basta trovare un angolo protetto per convincersi a rimanere chiusi in un piccolo bozzolo rassicurante. Sarebbe ancora una volta una prigione dorata, la peggiore, perché costruita con le nostre stesse mani.
2 dicembre 2024