
195 Il tempo delle stelle
-Sono stato all’Osservatorio Astronomico e ne sono uscito fortemente impressionato. Mi chiedo cosa conosciamo davvero dell’universo…
-Cosa ti ha colpito così tanto?
-Osservando il cielo vedi una distesa sterminata di stelle. La prima cosa che ti lascia senza parole è lo spazio, l’infinità dell’universo. È impossibile concepire il numero delle stelle e delle galassie che è di miliardi e miliardi. La sola Via Lattea ne conta almeno cento. E ci sono almeno cento miliardi di galassie nello spazio cosmico. Cento per cento… una quantità che non riesco neanche a immaginare…
-Contando una stella al secondo per cento anni di fila, arriveresti a contare forse un terzo di quelle della nostra galassia.
-Con queste cifre capiamo quanto siamo piccoli, la nostra insignificanza come esseri umani. E la stupidità che ci fa credere di essere il centro dell’universo.
-È un vizio umano che conosciamo molto bene, ci piace sentirci importanti e pensarci padroni del cosmo.
-Ma la cosa che mi ha lasciato ancor più scioccato oltre alle dimensioni dello spazio è il mistero del tempo. Le stelle che vediamo nel firmamento sono un’immagine di ciò che è stato in passato. Una stella che ci appare adesso può trovarsi in realtà a dieci, cento, mille o milioni di anni-luce da noi. Gli innumerevoli astri che vediamo ora sono esistiti in un passato lontano o lontanissimo…
-Certo, è curioso, noi vediamo nel presente il passato del cosmo. Quella stella tra le tante della volta celeste viene vista come era diecimila anni fa. Per quello che ne sappiamo potrebbe non trovarsi più lì o essere già esplosa. Che lezione possiamo trarre da questo?
-Che noi osserviamo il cosmo ma vediamo una realtà illusoria. Nel presente percepiamo il passato, ciò che non c’è più. Il cielo stellato non è che la proiezione di uno ieri ormai morto…
-Sì, noi pensiamo di vedere sempre la realtà oggettiva, ma non è così. Lo spazio e il tempo possono creare una situazione illusoria non molto diversa da un miraggio. Il nostro conoscere cade spesso in queste trappole. Ma c’è un’altra cosa che dovrebbe colpirci riguardo al tempo.
-Quale? La sua relatività?
-Sì, non esiste un solo tempo, assoluto, scandito in modo inesorabile per tutto ciò che esiste e per tutti i luoghi. Un paradosso che possiamo toccare con mano. Dicevi che se scrutiamo la volta stellata vediamo il passato. In realtà noi vediamo innumerevoli passati, nel tempo che definiamo “ora”. Ogni stella ci rimanda un tempo diverso, miliardi di stelle sono infiniti momenti passati che convergono insieme in un unico momento, adesso.
-In effetti è un mistero, tanti tempi in un solo tempo… Noi siamo convinti di vedere sempre la realtà così com’è, invece assistiamo a qualcosa che è simile a un film, immagini irreali proiettate su uno schermo…
-Lo schermo della mente. E tuttavia, nessuna di quelle immagine è sbagliata in sé. Lo stesso vale per ogni tempo, non ce n’è uno più valido dell’altro, ciascuno ha la sua verità. Viviamo in un mondo multidimensionale dove coesistono tante ragioni e possibilità. Dobbiamo comprendere che l’osservatore agisce sempre su ciò che è osservato, perché lo vede da un suo punto di vista situato in uno spazio e in un tempo. L’elemento soggettivo interviene sempre creando l’illusione di un vedere “oggettivo” che in realtà non è mai tale.
-Questo vale anche per il nostro piccolo mondo di tutti i giorni? Vale per la realtà che sperimentiamo nel qui e ora?
-Sì, a parte che le nozioni di grande e piccolo andrebbero messe in discussione, anche un oggetto davanti a te, come quel libro là sullo scaffale, è un’immagine che arriva dopo un lasso di tempo, per quanto piccolo. Non vediamo il libro in tempo reale, tra il suo tempo e il nostro c’è sempre un divario. Se improvvisamente dovesse scomparire noi percepiremmo il fatto un attimo dopo, magari una frazione di secondo solamente, ma già questo basterebbe a creare una sfasatura del tempo.
-Come quando osserviamo le stelle del firmamento, tempi diversi di esistenza in un “ora” che è l’unico nostro presente. Un fenomeno che viene dal fatto di essere un soggetto osservatore…
-E non parliamo poi della realtà atomica o subatomica. Quale credi che sia la sincronia dei tempi tra noi e un elettrone in movimento? Ma qui non ci addentriamo oltre, il discorso richiede un’occasione a parte.
-Volevo tornare al problema del conoscere. Se noi viviamo in una realtà che cambia continuamente davanti ai nostri occhi e si presenta in tante dimensioni che convivono, possiamo dire davvero di conoscere una cosa per quella che è?
-Dobbiamo accontentarci di conoscere una “nostra” verità, accettando i limiti della mente umana che interpreta e riscrive quello che appare nella percezione riducendolo a un concetto statico, legato al passato. Ma comunque non è un male, il nostro conoscere deve rimanere aperto, flessibile, mai categorico. Il mondo è molto di più di quello che ci appare. È meglio vivere in una realtà multidimensionale, con infinite sfaccettature e differenze, piuttosto che limitarsi a etichettare i fenomeni per imprigionarli e farne un sapere “oggettivo”.
-Certo, così la realtà è molto più interessante e viva. Come quando guardiamo il cielo stellato e ci sentiamo immersi in un caos creativo, un’immensità inebriante che ci lascia storditi e meravigliati.
-E possiamo aggiungere che lo stesso accade nei nostri rapporti con gli altri. Osserviamo le persone, ma di solito non le vediamo realmente quando le abbiamo di fronte. Le vediamo come le stelle notturne: ci fermiamo al concetto che di ciascuna viene rimandato dal passato. L’immagine costruita ieri si sovrappone al vedere nel momento, distorce la visione e la comprensione. Il presente è un ricettacolo della memoria che contiene il passato in forma di concetti e vela la realtà vivente che è di fronte ai nostri occhi e si evolve ogni momento.
-Quindi anche il nostro mondo della vita è un universo che cambia e si muove, come le stelle nello spazio cosmico che non si può mai sapere dove sono “ora”. Anche gli esseri umani non si può mai dire dove sono e chi sono “ora”.
-Meno male, altrimenti saremmo degli esseri monotoni e prevedibili. E quindi noiosissimi. Ricordiamoci sempre che vediamo gli altri attraverso i nostri filtri e le nostre proiezioni. Già questo è un passo importante per imparare a distinguere il reale da ciò che è illusorio o immaginato. Dobbiamo lasciare da parte quello che crediamo di sapere sulle persone, lasciarle essere quelle che sono, ora. Ogni individuo ha le sue caratteristiche, le sue ragioni, i suoi spazi, i suoi tempi. Noi pensiamo che si trovi ancora in una vecchia situazione e invece magari si è spostato più in là e siamo noi indietro di parecchi anni-luce. Così si comincia a vivere nel mondo dell’umano. È un cammino lungo e difficile, ma ne vale la pena, la vita diventa un’avventura senza fine, senza approdi definitivi, un viaggio di scoperta, come quelli nello spazio.
-È scesa la sera, oltre la finestra vedo una prima stella apparire nel blu vellutato della notte. Appare ai miei occhi come era magari dieci anni fa. Dove è ora?
-È nel tuo futuro. Tra dieci anni lo saprai…
22 novembre 2024