Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


194 Il Desiderio dell’Altro

Perché abbiamo bisogno degli altri?
Perché aneliamo alla loro presenza?
Perché cerchiamo sempre l’incontro?
Hegel lo spiega nella Fenomenologia:
la coscienza umana ancora incompiuta,
confinata nella solitudine di un io acerbo,
per giungere al sapere di sé cui agogna
si volge all’esterno a cercare in un altro
il riconoscimento che la fa autocoscienza.
È nel rapporto tra due autocoscienze
che si costituisce il soggetto concreto,
un io individuale segnato dalla finitezza,
ma infine pienamente conscio di sé.
La spinta alla ricerca viene dal Desiderio:
l’io vive con un senso acuto di privazione,
un vuoto che non può colmare né eludere,
un appetito che nasce dalla mancanza
e non può essere appagato dalle cose.
È il bisogno di rispecchiarsi in un altro,
perché solo un’autocoscienza simile a sé
può soddisfare la brama del riconoscersi,
placando l’inquietudine della ricerca.
Ma il rapporto tra soggetti non è facile
e si presenta da subito conflittuale:
non è mai l’amore il primo scambio,
ma una lotta strenua per sopravvivere,
per piegare l’altro alla propria volontà.
Da qui l’esito drammatico dello scontro:
di fronte al rischio e alla paura della morte
un’autocoscienza rinuncia all’indipendenza,
viene privata della libertà e si sottomette,
mentre quella vincente diventa il signore
che riduce lo sconfitto al suo servizio.
La relazione servo-signore è asimmetrica,
non prevede la libertà di entrambe le parti,
è segnata quindi dell’ingiustizia.
Ma la logica dialettica hegeliana ci ricorda
che nessuna situazione dura in eterno,
anche quel rapporto avrà uno sviluppo
che porterà poi al suo rovesciamento:
il signore diventerà dipendente dal servo
non potendo infine fare a meno di lui;
il servo si riscatterà attraverso il lavoro
e conquisterà di nuovo la libertà perduta.

Tutti noi viviamo il Desiderio dell’Altro.
Il confronto è un momento necessario
per costituire la nostra soggettività.
Il riconoscimento esterno ci dà un’identità,
ci permette di sviluppare l’autocoscienza
e costruire il nostro rapporto col mondo.
Ma le relazioni non sono armoniche,
si presentano spesso aspre e conflittuali,
diventano facilmente un gioco di potere
che riproduce il rapporto padrone/schiavo.
E allora nasce una domanda cruciale:
si può vivere senza la paura e la violenza?
Si può vivere senza essere schiavi o padroni?
Il conflitto non deve essere temuto,
perché gestito in modo responsabile
contribuisce allo sviluppo della coscienza,
mette a fuoco e rafforza l’identità.
Le diversità umane sono ineliminabili,
esprimono la specificità di ogni individuo,
sono una sfida quotidiana che va affrontata.
E in fondo sono solo differenze di superficie.
Quando diventano causa di lotte e contrasti
è il momento di comprenderle e superarle.
Si deve recuperare il Desiderio dell’Altro
e tornare al fondamento della relazione,
alla sorgente originaria della ricerca.
Si deve riscoprire il legame profondo
che rende gli esseri umani tutti uguali,
quell’anelito che ha portato a cercarsi,
a confrontarsi e a voler stare insieme,
a unirsi in quel gioco che chiamiamo vita.
18 novembre 2024

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