Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


193 La singolarità

-Stanotte ho sognato di essere seduto sotto un banyan in meditazione. Ero preso da una strana visione, una sorta di simbolo sacro: un grande cerchio, luminoso e perfetto, formato da una miriade di punti di ogni colore in movimento come in un caleidoscopio, una realtà cangiante e piena di vita, ma al tempo stesso fissa e immutabile nella perfezione del tutto. Un paradosso indecifrabile e intrigante…
-E poi come finiva la storia?
-Davanti a quella scena sorgeva nella mia mente una frase: “Ah, è Questo…!”
-(ridendo) Forse dovremmo chiamare Freud o il mago Zabum per interpretare questo sogno. Ma se invece dell’analisi o riti magici preferisci un approccio più semplice possiamo usare la nostra immaginazione intuitiva. E vedere che succede…
-Immaginazione intuitiva? Cosa significa? È un altro tipo di sogno?
-No, il sognare è sempre subìto dal sognatore. Quando non governi il processo del pensiero sei nella dimensione dell’onirico. Anche l’immaginare, se è un processo inconscio, ti trasporta e ti domina e comunque ti trattiene sempre nei confini del conosciuto. Se tu invece lo usi in modo consapevole puoi aprire la mente a nuovi spazi inesplorati. E se tutto è fatto come un gioco, senza il fine di raggiungere qualcosa, senza la serietà che crea tensione, molte porte si spalancano. Altrimenti operano solo vecchie memorie che non hanno niente di nuovo da dire.
-È per questo che giocare è così importante per i bambini?
-Lo è anche per gli adulti, lo è per tutti. Se non sai giocare con le situazioni, con gli altri e con te stesso non puoi goderti la vita e quindi non puoi conoscere il mondo, almeno per quello che conta davvero.
-Allora iniziamo il nostro viaggio. Ma sinceramente non saprei da che parte cominciare… -Tieniti ancorato alla tua intuizione e seguimi, provo a lanciare la prima idea sul significato del sogno: tutta la realtà, come quel cerchio compiuto e perfetto, è un solo grande Essere…
-L’Essere è quindi Uno e contiene ogni cosa che esiste, la miriade di puntini colorati. Ma allora posso aggiungere: se è perfetto e governa tutte le cose deve anche essere una Cosa supremamente intelligente…
-L’Essere-Uno è coscienza pura. È un Assoluto che si conosce e diventa consapevole di sé dividendosi, creando dentro di sé un rapporto soggetto/oggetto, una dicotomia che crea la distanza per potersi osservare.
-Certo, se l’Uno vuole conoscersi deve sdoppiarsi. Ma così non diventa due realtà?
-No, perché la divisione avviene senza uscire mai da se stesso. In questo senso non c’è vera separazione, tutto avviene solo in apparenza. Abbiamo l’Uno e i Molti. L’Uno si frammenta in infiniti punti dai quali osserva se stesso.
-Come quelli del caleidoscopio. Allora, se ho capito bene, ogni punto è un frammento di coscienza, un punto di vista, un angolo visuale, quello che noi definiamo un individuo.
-Sì, è una singolarità, una coscienza individualizzata, uno sguardo sull’Essere, unico, originale e irripetibile.
-Ciascuna singolarità è un modo particolare dell’Uno di vedere se stesso…
-Sì, l’Essere vuole conoscersi nella sua totalità, dunque deve vedersi attraverso ogni suo singolo atomo.
-E… quanto è grande questo Tutto?
-Essendo tutto ciò che esiste e non avendo limiti è necessariamente infinito. La figura del cerchio può essere un simbolo di questa totalità senza confini. Non c’è nulla al di fuori del cerchio.
-Quindi in quell’infinito anche i punti di vista sono infiniti. E così gli individui nel mondo. Ma fino a che punto essi possono conoscere l’Uno?
-Ogni punto di osservazione è per sua natura limitato, è una verità parziale, una prospettiva situata, un angolo visuale ristretto. Possiede una sua verità, ma non tutta la verità.
-E la sua limitatezza diventa di fatto la sua separazione dal tutto…
-Proprio così, essere individui è in sé una separazione e una limitazione a tutti i livelli, fisico, mentale, coscienziale. Però guarda, il grande Essere se vuole sapersi nella sua totalità ha bisogno di tutti i punti di vista, nemmeno uno degli infiniti sguardi individuali può mancare all’insieme.
-E comunque la conoscenza di sé è un processo infinito…
-Sì, lo è, ma solo dal punto di vista del singolo. Ogni ente è limitato in quanto individuo, ma non dimentichiamo che in essenza è comunque l’Assoluto.
-Faccio fatica a capire quest’ultimo concetto. Ma ora riesco a comprendere meglio i simboli del sogno. Intuisco come si possano accordare la perfezione immobile dell’Uno e il mondo cangiante del vivente, i Molti. Rimane da chiedersi cosa ne è dell’uomo in tutto questo…
-La coscienza è in ogni cosa animata e inanimata. Anche un semplice sasso possiede una verità che è già inerente alla sua esistenza, essendo parte del Tutto. Nell’uomo la coscienza si manifesta a un livello superiore, ma pur sempre limitato. In questo caso la limitazione è quello che noi chiamiamo ego.
-Il nostro io individuale è ciò che ci limita e ci separa dal Tutto?
-Come punto di vista e di esistenza ci separa da tutti gli altri esistenti e ovviamente dall’Uno. L’ego è una sovrastruttura creata da un cumulo di abitudini, tradizioni, pensieri e memorie che diventano una piccola gabbia.
-Ma anche quella piccola gabbia, quel minuscolo punto di vista ha una sua verità…
-Certo, ogni essere umano come individuo ha da dire e insegnare qualcosa. Ma per ampliare la propria verità, cioè la coscienza, c’è una sola via: aprirsi alla verità degli altri e integrarla nel proprio essere. Solo così si può allargare la propria visione.
-Quindi i diversi punti di vista si arricchiscono a vicenda, si scambiano idee, intrecciano conoscenze, esperienze, modi di essere, di fare e di pensare…
-È una cosa evidente, non c’è tanto da spiegare. Ogni individuo ha bisogno di unirsi agli altri e accogliere la loro verità. Infatti come vediamo nella storia il cammino individuale procede attraverso la creazione di clan, famiglie, gruppi, città, classi, stati, ecc. Vivere insieme agli altri aiuta il singolo ad approfondire la coscienza di sé e del mondo.
-Dunque quello che dicevamo prima vale per tutti noi umani: ciascuno è vero in quanto esistente; ciascuno ha in sé una parte di verità, ma nessuno la possiede nella sua totalità; si impara dagli altri quello che non si conosce; lo scambio valorizza ogni individuo e arricchisce tutti; le differenze sono qualità che esprimono l’unicità della persona; il processo di conoscenza è un compito infinito; il cammino di crescita personale è più facile se lo si fa insieme agli altri; lo scopo della vita umana è ampliare la coscienza…
-Sì, maggiore conoscenza vuol dire coscienza più ampia e anche maggiore stabilità, chiarezza, intuizione, saggezza. Però ricordiamo che l’individuo, pur partecipando a una coscienza di gruppo, deve sempre conservare l’autonomia, deve mantenere la sua libertà, non deve mai farsi uniformare aderendo ad un unico sentire.
-Beh, questo è un pericolo che mi sembra facile da sventare, basta rimanere fedeli al proprio modo di essere, al personale punto di vista che è unico, originale e inimitabile.
-Bravo, una buona intuizione la tua. In altre parole: bisogna essere se stessi, mantenere la propria singolarità e la personale integrità. Arricchirsi con l’apporto degli altri non deve essere perdere se stessi, altrimenti non si potrà dare il proprio contributo al mondo.
-Faccio un esempio: se tu mi insegni a essere creativo, mi offri certe conoscenze o mi rendi consapevole di un problema, ti ringrazio perché così divento una persona migliore. Ma non per questo diventerò dipendente da te, altrimenti tradirò me stesso e non avrò nulla da offrirti in cambio…
-Ci si scambia la propria verità, cioè il proprio essere, la qualità dell’esistere che incarniamo. Ma funziona solo se lo facciamo in modo autentico, non condizionato, perché l’essenza dell’Essere è libertà e creatività. Quanto più ci apriamo agli altri e siamo onesti, umani e generosi, meno centrati sul nostro io, tanto più ci espandiamo e innalziamo il livello di coscienza. E ci avviciniamo un po’ di più all’Essere.
-Ci può essere una coscienza perfetta per l’essere umano?
-Non ci sarà mai una piena coscienza dell’Essere finché saremo degli io individuali. L’individuo è un frammento separato, definito, limitato, non può contenere la visione dell’Intero, può solo avvicinarsi a una parziale idea della meta. Ma già questo può essere per lui una grande realizzazione. E accettare i propri limiti è un gesto di grande saggezza, è quello che ci fa vivere sereni, equilibrati, magari anche felici.
-Mi accorgo che abbiamo fatto un piccolo viaggio nel pensiero, contribuendo entrambi a esplorare e tracciare la via. Ma alla fine, con tutto questo nostro immaginare, cosa abbiamo scoperto?
-Niente e tutto. Abbiamo fatto lavorare la nostra immaginazione che ha spinto la mente più in là, oltre i suoi confini abituali. Abbiamo interpretato un simbolo, cioè scavato in noi stessi, per conoscerci meglio, per metterci alla prova su alcuni temi fondamentali. Abbiamo giocato con le nostre intuizioni. Se queste poi corrispondono al vero lo capiremo col tempo. Ma non pretendiamo di avere pronunciato alcuna verità eterna, abbiamo espresso il nostro punto di vista, la verità di noi stessi.
-Ma tornando al mio sogno… qual è il senso della frase: “Ah, è Questo…!”?
-È esattamente il modo in cui avviene un’intuizione. È la luce che si accende. È un risveglio, un’illuminazione. È riscoprire quello che nel profondo sapevamo già ma avevamo dimenticato. Si può spiegare qualsiasi cosa, ma non l’intuizione, perché è fulminea, anticipa il pensiero, non ha bisogno di supporti, discussioni o prove. È come il fatto di esistere, che si pone qui e ora come una verità irrefutabile. È il Tutto che in un lampo si rivela al frammento, in modo semplice, immediato e per questo infinitamente paradossale e intrigante.
15 novembre 2024

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