Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


191. Non giudicare

-Le grandi Sapienze del mondo ci insegnano: “non giudicare”. Sento che questo principio è giusto, però mi chiedo: se ci asteniamo dal giudicare allora non possiamo esprimerci su nulla, possiamo solo rimanere in silenzio…
-Be’, non sarebbe poi così male, molti mistici e sapienti hanno scelto il silenzio meditativo e non sembra si siano mai pentiti. Ma noi non siamo in un monastero o in una grotta sull’Himalaya, viviamo in una società complessa dove il linguaggio ha un ruolo importante. Siamo obbligati a usare le parole e quindi, volenti o no, a giudicare. Si tratta di capire qual è il modo di giudicare che possiamo considerare buono, lecito e giusto.
-È possibile esprimersi sulle cose senza che diventi un giudicare negativo o distruttivo? E come riconoscere un giudizio buono da uno che non lo è?
-Dobbiamo distinguere il “giudicare” da quello che definiamo constatare, prendere atto di una situazione, osservare e descrivere un fatto. Io posso esprimere un’opinione e dire qualcosa su una situazione o una persona, posso fare delle scelte, ma senza “giudicare”, senza per questo diventare un giudice e pronunciare sentenze.
-È davvero possibile? Quindi come faccio a capire se sto semplicemente “constatando” o sto “giudicando” le persone?
-Il primo passo è cercare di essere oggettivi nel comprendere ciò che accade, essere sempre informati, accurati e lucidi nell’approccio ai fatti e, per quel che si può, scevri da pregiudizi. Bisogna mettere al primo posto sempre la verità. E pronti, se necessario, a smascherare i giochi di potere e dire che il re è nudo. Ma bisogna stare molto attenti, è facile perdere la misura e trovarsi a dispensare giudizi nel peggiore dei modi e fare del male ad altri. Il nostro deve essere un vagliare con coscienza, un discernere, un agire unito a equanimità e senso di responsabilità. Ci vuole tempo per impararlo.
-C’è un indizio, un segno che ci aiuta a capire che stiamo agendo nel modo giusto?
-Sì, quando non te la prendi personalmente, quando la tua soggettività non si sovrappone all’osservare e al comprendere.
-Temo di non avere capito…
-Se di fronte a un fatto o una situazione vedi che questi rimbalzano dentro di te e creano una reazione e che sei coinvolto in prima persona, se insorgono forti passioni, se ti senti soggettivamente toccato, disturbato, maltrattato o anche lodato e apprezzato, è molto probabile che tu sia nel mondo del “giudicare”. C’è di mezzo il tuo ego. Il tuo discernimento non è più oggettivo, è inquinato dalle tue istanze personali.
-Questo mi accade spesso, direi ogni giorno…
-Accade a tutti, stai tranquillo, non fartene una colpa. Si tratta di lavorare su di sé, mettersi alla prova e osservarsi costantemente. Stai giudicando anche quando, osservando un’azione che ritieni sbagliata, accusi la persona e pensi che è lei sbagliata, lei in quanto tale è l’errore.
-Perché, non è così? È la persona che sbaglia…
-Sì, ma questo non vuol dire che la persona sia sbagliata in sé. Devi distinguere l’individuo dalle sue azioni e giudicare solo quelle. Anche una persona intelligente può fare un errore madornale, mentre quella mediocre può fare un’azione lodevole. Noi non conosciamo mai la storia di un altro individuo fino in fondo, non siamo lui, non possiamo giudicarlo applicandogli un’etichetta. Non sappiamo mai davvero il perché di quell’azione che potrebbe essere molto diverso da quello che noi immaginiamo. Dobbiamo mantenere sempre un sano dubbio per non cadere nel senso di onnipotenza. Dobbiamo dare sempre a chiunque la possibilità di riparare, cambiare e dimostrare di saper fare meglio. Ogni persona è per noi in quanto tale un valore e quindi degna di rispetto.
-In effetti vedo che spesso giudichiamo cercando in giro un colpevole da additare, quello che riteniamo la causa del nostro stare male e di tutti i nostri guai. È chiaro che in quel caso stiamo sfogando i nostri impulsi, gli istinti peggiori, le paranoie, le paure, le frustrazioni…
-Quando accade così sei sempre “contro” qualcuno o qualcosa, cerchi il conflitto, ti crei un nemico per portare avanti una crociata da valoroso paladino del vero. Non ti devi mai sentire un dio in terra dispensatore di giustizia, non devi sentirti dalla parte del giusto senza che un dubbio affiori e ti faccia dire “forse”. Non devi sentire di fare parte di un gruppo eletto di persone speciali o superiori, devi sempre pensare di non essere superiore o inferiore a nessuno e che questo vale anche per tutti gli altri.
-Si dice “non giudicare altrimenti sarai giudicato”…
-Se giudichi sarai giudicato a tua volta e magari da te stesso. Devi lasciare le persone libere, mai opprimerle, sminuirle o deriderle, i tuoi giudizi possono ferire come spade e pesare come macigni.
-Dunque prima di giudicare gli altri devo saper giudicare me stesso…
-Anche l’autogiudizio può essere pernicioso e distruttivo, conviene essere sempre cauti ed equilibrati. Ma se comprendi che negli altri critichi le stesse cose che tu stesso fai o hai fatto, gli stessi errori che hai commesso e i problemi che hai incontrato, sei sulla strada giusta per liberarti una volta per tutte dal dominio del “giudicare”.
-C’è anche un modo di giudicare utile e positivo, diciamo un “buon giudicare”?
-Sì, ma il “buon giudicare” deve nascere da una continua meditazione, un intenso lavoro su di te.
-Puoi darmi qualche indicazione concreta?
-Quando giudichi un altro chiediti sempre se anche tu stesso non soffri dello stesso difetto; guarda la situazione da una posizione ampia e panoramica; fai in modo che il tuo ego non sia coinvolto; non giudicare gli altri in base a nome, provenienza, status, ricchezza, bellezza, ecc., cose legate ai tuoi gusti personali o alle tue proiezioni e idiosincrasie; non criticare l’altro se si discosta dal tuo modo di pensare, dal tuo modo di vedere la vita, da quello che fai e da quello che scegli, perché la sua libertà è sacra, compresa la libertà di sbagliare.
-Ma poi cosa posso fare come azione in positivo?
-Il “buon giudicare” se hai capito è alla fine semplicemente un non giudicare. Alla fine sostituisci al giudizio separante una relazione con l’altro basata su compassione, comprensione, empatia, sintonia, sentimento di appartenenza. Riconosci nell’altra persona la stessa umanità che ti appartiene. Accogli anche la possibilità di sbagliare che fa cadere, rialzare e progredire, che fa diventare uomini. Sai che tutto questo vale anche per te. E comunque puoi sempre constatare, valutare una situazione, dialogare, esprimere un parere e in questo senso formulare un giudizio, che però sarà sempre costruttivo, amorevole e guarderà sempre al bene dell’altro e di tutti.
-Qual è la prima qualità che si deve avere per agire nel non giudizio?
-Essere sempre veri ed onesti. Ci si deve esporre per primi. Il nostro non-giudicare non deve essere una maschera di perbenismo che invece nasconde sentimenti negativi, falsità o paure. Deve partire da un atteggiamento di apertura all’altro. Deve creare comunicazione, intimità e solidarietà. Deve essere un vivere con gli altri in pace. Solo allora il giudicare diventa sano, giusto, umano e regala qualcosa di bello al mondo.
10 novembre 2024

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