Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


190 Siamo quello che non muta

In un mondo dove tutto si trasforma
anche noi siamo in costante cambiamento.
I pensieri e le azioni si susseguono
in una lunga catena senza fine,
le emozioni e i sentimenti si alternano
in un incessante girotondo interiore.
Gli esseri umani sono un flusso,
non una realtà statica e definita,
vivono il momento creando se stessi,
modellando e mutando la propria identità.
Ma la realtà dell’uomo è duplice:
da una parte la continua metamorfosi,
l’aspetto diveniente della personalità;
dall’altra un’essenza permanente,
una coscienza che rimane stabile
e non soggiace alla legge del tempo.
C’è in noi un nucleo che non muta
e rimane sempre identico a se stesso
in mezzo al vorticoso cambiamento,
nel fiume delle azioni e dei pensieri.
Siamo un incomprensibile paradosso,
una realtà che vive in due dimensioni,
sempre in bilico tra il divenire e l’essere.
È quello che rende l’uomo speciale,
imprevedibile, sfuggente ed enigmatico,
non riducibile ai calcoli della logica.
Da qui gli inestricabili problemi e i dubbi
quando vogliamo esprimerci sull’umano:
Si può davvero giudicare una persona?
Quale verità si può scoprire di un uomo?
E da quale punto dobbiamo cominciare?
Cosa rappresenta la nostra vera identità?
Possiamo guardare le azioni compiute
e giudicare un uomo dal loro risultato,
ma nulla sappiamo delle vere intenzioni,
vediamo dell’altro solo l’aspetto esteriore,
la realtà interiore rimane inaccessibile.
Azioni ispirate dai propositi più elevati
spesso producono risultati disastrosi,
azioni spinte da motivazioni egoistiche
possono produrre risultati esaltanti.
Finché noi giudicheremo dall’esterno
la persona rimarrà sempre un mistero,
potremo solo costruirne un’immagine
che non sarà mai la sua ultima verità.
Ma l’essere umano ha una vita interiore,
una realtà profonda e incontaminata,
un suo centro inalterabile: la coscienza.
Quando volgiamo ad essa lo sguardo
entriamo in sintonia con le persone
su un piano che non è più del divenire.
Le diversità esteriori allora non contano,
lo sguardo che va oltre la superficie
percepisce quel nucleo immortale
che è l’ultima, vera realtà di ciascuno.
L’uomo diveniente giudica il bene e il male,
è subito pronto a emettere verdetti,
si sente crociato di una giustizia terrena,
ma non vede oltre l’apparenza esteriore.
L’uomo interiore non conosce il giudizio,
non si ferma alle azioni cattive o buone,
non pronuncia mai sentenze definitive,
sa che le cose vanno, vengono e cambiano,
e così gli umani con le loro contraddizioni.
In superficie tutto è un gioco di bene e male,
in profondità tutto è immobile e perfetto,
le onde sono in incessante movimento
ma il fondo del mare è calmo e silenzioso.
Le domande sull’uomo possono avere risposta
solamente nella prospettiva dell’uomo interiore,
dove l’intelligenza si fa capacità di vedere
che punta sempre solo al cuore delle cose,
uno sguardo che si volge a ciò che non muta
e sa cogliere la verità più alta dell’umano
e osservando la purezza interiore dell’essere
riconosce la sacralità dell’intera esistenza.
7 novembre 2024

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