
189 Il passato non è mai un problema
-Si dice che siamo noi stessi a creare i nostri problemi. Sei d’accordo con questa affermazione?
-Sì, ma in un modo particolare, per cui vanno chiarite alcune cose. Cominciamo col dire che un “problema” lo puoi creare solo riferendolo al passato, altrimenti ci sono solo situazioni di vita da affrontare nel presente. I nostri cosiddetti “problemi personali” sono sempre collegati al passato, mentre nell’adesso c’è solo ciò che si pone come una situazione, un fatto che richiede una risposta e un agire.
-Non è giusto andare a cercare nel passato l’origine dei nostri problemi per risolverli? La psicoanalisi e le psicologie in genere affermano con forza che questa è la strada da seguire.
-Sì, possiamo esplorare problemi risalenti a tempi trascorsi, all’infanzia, alle esperienze vissute. Puoi riflettere su un problema, ricercarne le cause, la genesi, per cercare di sradicarlo dalla mente come una pianta infestante. È la via dell’analisi che si volge al passato, ai ricordi, alla tua storia personale. In parte può essere d’aiuto, ma non è la vera soluzione.
-Se non si torna al passato, a quello che siamo stati e a quello che abbiamo vissuto, come ci muoviamo?
-Dobbiamo innanzitutto comprendere che ogni problema si intreccia con infiniti altri, in una catena senza fine. Un episodio ne richiama un altro, cause ed effetti si moltiplicano in mille direzioni. È un labirinto da cui non uscirai mai, se vuoi esplorare un problema nei dettagli ne vedrai spuntare infiniti, rimarrai intrappolato in un dedalo inestricabile.
-In effetti devo confessare che spesso mi capita: quanto più cerco di analizzare un problema tanto più questo sembra ingarbugliarsi, perché vengono fuori mille risvolti, sfaccettature, collegamenti con altre situazioni. Più provo a sciogliere i miei problemi, più sono nei guai, mi ritrovo sempre al punto di partenza…
-Sei acuto nelle tue osservazioni. In effetti è così che si comincia a studiare le cose, guardando con onestà e senza pregiudizi ciò che accade, per vedere se il nostro approccio alle cose funziona o no.
-Quindi guardare al passato è una falsa via di uscita, dobbiamo rassegnarci e tenerci in eterno i nostri bei problemi…
-No, possiamo partire da questo fatto irrefutabile: il passato è passato, è una cosa morta, andata, finita. È impossibile tornarci e farci qualcosa, non ha più alcuna realtà, è solo una pallida memoria, un fantasma che ci segue come un’ombra.
-È quindi questa la fonte dell’errore?
-Osserva bene. Di ciò che è stato rimane solo un ricordo incerto e frammentario e perlopiù distorto. Non puoi tornare indietro a riparare o modificare le cose avvenute, se ci provi vivi solo frustrazione e senso di impotenza. Quando ti rendi che non ci puoi fare più niente, rimani deluso e amareggiato, puoi solo rimpiangere, interpretare, ripercorrere il passato con mestizia. L’errore è proprio nel fatto di identificarsi con il proprio passato, di convincersi -nel presente- di essere il risultato di ciò che è stato.
-Ma in fondo non facciamo così?
-Certo, lo facciamo tutti ed è proprio questo l’unico, reale problema, il fatto che poi diventiamo sempre quello che pensiamo di essere. Se pensi di essere un individuo pieno di problemi come risultante del tuo passato, alla fine quello diventerai. In realtà tu rinasci ogni momento, sei sempre nuovo, non sei mai l’individuo di ieri o di dieci anni fa.
-Come dire che l’uomo di ieri è morto col suo passato?
-Sì, quindi a che pro trascinarsi dietro una zavorra di ricordi di un tempo che fu? Quelli lasciali nel museo della tua memoria, come anticaglie inutili e impolverate, da rivisitare ogni tanto.
-Dunque, se ho capito, non devi pensare, o peggio sentire, di essere i tuoi problemi. Devi vivere nel qui-ora e da lì partire per l’azione. Però non è facile rinunciare all’idea che analizzare il passato sia utile per comprendere le cause dei problemi personali…
-Allora metti alla prova quel metodo e vedrai: la via del sezionare, esaminare, scandagliare il proprio passato non risolve mai i problemi. Finisci solo per nutrirli, accrescerli, drammatizzarli, ne fai la causa di tutti i tuoi difetti, mancanze, negatività e desideri frustrati. Questo ti impedisce di vedere cosa sei ora e quali sono le tue potenzialità. Non sentirti mai condannato dal passato a una vita grama e infelice, è ciò che accade quando ti identifichi col “problema” e cerchi di attaccarlo nel modo sbagliato. Ci può essere una situazione difficile e drammatica che stai vivendo nel presente, ma devi vederla come un fatto da affrontare con mente libera e coscienza vigile. Lascia andare il passato con tutti i suoi drammi, non stare lì a piangere, non perderci tempo, lascia ciò che è morto a se stesso.
-Allora qual è la chiave per venirne fuori? Una volta capito che quella via non funziona, cosa fare dopo?
-La via da percorrere è sempre la più semplice: diventare consapevoli. Rimani nella tua consapevolezza e guarda cosa succede. Non identificarti con i problemi del passato, guardali con distacco, sono solo ectoplasmi, liberatene subito, ora. È vero che essi sono nella memoria e ci condizionano, ma solo a livello della mente. Non credere di essere la tua mente, tu sei coscienza libera e pura. La consapevolezza rimane sempre fresca e incontaminata ed è la parte di noi più vera, reale, inviolabile. Quando sei stabile nella tua coscienza vedi i problemi dall’alto, da una prospettiva più ampia, allora è facile capire la loro inconsistenza e la futilità del tentativo di andare a risolverli uno per uno. Si può solo spazzarli via tutti con un gesto radicale, vedendo che sono solo una costruzione fittizia, proiezioni della mente, una zavorra inutile che ti trattiene in basso, invischiato nel pantano.
-Quindi la comprensione deve avvenire tutta d’un colpo?
-I problemi devono cadere alla fine tutti insieme, come un castello di carte, alla luce della consapevolezza, come quando ti rendi conto che ciò che vedevi era solo un sogno o un miraggio. Tu sei reale solo nel presente, quindi cosa puoi fare del passato se non lasciarlo andare e svanire? Però non ti puoi disfare di quei problemi con la stessa mente che li ha creati, il pensiero è sempre rivolto al passato o al futuro, mentre tu esisti nel presente, solo nell’adesso puoi veramente agire, con la coscienza chiarificatrice che è ora.
-Ma se anche non la chiamiamo più “problema” rimarrà sempre una qualche situazione che sarà estrema, irrisolvibile, come la morte…
-Certo e noi affronteremo anche quella, comunque sia. Se non è un problema ma solo una situazione presente da affrontare, cosa possiamo fare se non cercare di comprenderla e agire nel modo che riteniamo appropriato, illuminati dalla nostra consapevolezza?
-Mi chiedo se gli uomini possano vivere davvero senza problemi, perché a volte ho l’impressione che in fondo non possano farne a meno, che li coltivino per sentirsi vivi…
-Hai ragione, per la maggioranza delle persone è così. I problemi sono una stampella che sorregge il loro vivere minato dall’insignificanza. Col distacco della consapevolezza ti libererai dal peso di infiniti problemi e da un modo di vivere immaturo. Lascia perdere tutto questo e domandati chi sei tu. Sei il tuo carico di problemi o qualcosa che sta oltre? Se dai un calcio al tuo passato pieno di drammi, perdi qualcosa o la tua vita si fa più leggera? Una situazione può essere dolorosa, ma, priva della sofferenza psicologica che la accompagna se vista come un problema del passato, una volta osservata con distacco e compassione sarà solo ciò che accade nel momento, una sfida che l’esistenza ti pone davanti. Niente più rimpianti, lamentele, rabbia, angosce, malinconie, risentimenti, pensieri di autocommiserazione. Sarai un essere umano sano e autentico, non malato del passato, ma vivo nel presente.
-In questo momento da dove posso cominciare il mio cammino?
-Qual è un problema che sei convinto di avere come persona?
-Sono sempre stato troppo timido nei rapporti con gli altri. E la causa forse…
-Lascia stare le cause, non ci interessano e non contano. E guarda: il fatto che sei consapevole di ciò, il fatto che puoi prenderne le distanze, vuol dire che già non sei più identificato con la tua timidezza, hai fatto il primo passo al di là di essa, per liberartene. Lavora su questo “problema” osservandoti con costanza e vedrai, in breve tempo lo vedrai dissolversi. La timidezza rimarrà una situazione che sarà solo un aspetto, magari il più intrigante e il più bello, del tuo modo di essere. Non ci sarà però sofferenza, accettandoti per come sei vivrai in pace. Accadrà che la timidezza sarà il tuo dono prezioso al mondo.
-In effetti, a ben vedere, cosa c’è di male nell’essere timidi? Perché non posso essere come sono? E poi, se vedo la mia timidezza vuol dire che ne ho già preso le distanze. Prima ero timido, ora lo sono ancora, ma me ne importa qualcosa? L’unico vero problema è che scioccamente me ne facevo un problema…
-(ridendo) Ti vedo già sulla via della guarigione… Poi, quando con la pratica la tua consapevolezza si sarà rinforzata, potrai fare la stessa cosa con gli altri tuoi problemi. Un giorno li prenderai tutti insieme e li butterai nel fosso… e passerai oltre, camminando col sorriso di un cuore lieve.
5 novembre 2024