
187 L’intervallo
Nell’intervallo tra essere e dover essere
si cela tutta la miseria dell’umano.
L’essere è la nostra natura più vera,
la realtà della nostra essenza primigenia,
ma non c’è bisogno che essa sia realizzata,
non deve essere raggiunta in un altrove,
perché è da sempre già viva e presente,
così vicina da sfuggire allo sguardo,
così luminosa da abbagliare la mente
-la realtà di noi ultima, vera e insondabile.
Nell’intervallo tra essere e dover essere
domina la forza irresistibile del desiderio.
Nulla può rimanere mai quello che è
nel mondo tumultuoso del divenire,
tutto appare in costante cambiamento.
Il fiume scende impetuoso a valle
spinto dalla gravità che cerca il basso,
inesorabile voglia di vita che arde di sé
nella frenesia dell’attesa di un dopo.
Le cose del mondo si trasformano,
ma non possono vedere e non sanno
del loro mutare nel reame dell’apparenza,
vivono l’istante nel cieco desiderio,
trascinate qua e là dalla corrente,
in un’inconsapevole dimenticanza,
senza memoria, rimpianto o pena.
Ma l’essere umano è lo strano ente
che sa e può pensare il suo esistere.
In quella coscienza sorge la mente
e con essa lo sdoppiarsi della realtà
in un inarrestabile gioco di opposti.
Da lì lo scarto tra essere e dover essere
che diventa per l’uomo fonte di angustia.
Il desiderio adesso non è solo istinto,
diventa una propria scelta consapevole
che porta con sé il carico del dubbio
e il senso di una penosa mancanza
e il dolore di una volontà frustrata
e il tormento della sete non placata
o l’effimera gioia che presto svanisce
lasciando cenere là dove era piacere.
Riposare nel proprio essere primevo
è la fine di tutti i giochi del desiderio,
visto ormai come tensione e conflitto,
svelato come essenza del divenire.
Quando l’uomo dimentica il suo essere
e si lascia ammaliare dal transeunte
vive nel divario tra il presente e il futuro,
tra ciò che è e ciò che è immaginato,
abita un luogo illusorio di finzioni,
il mondo dell’apparire e della irrealtà.
Con il tormento del desiderio cosciente
la vita diventa ciò che deve ancora venire,
mentre l’essere si oscura e rimane obliato.
Vivere nel futuro è vivere nell’illusione,
è non accettare la realtà di quello che si è,
è aspettare invano ciò che dovrà arrivare,
vivendo nel sogno che distoglie dall’ora.
Nell’intervallo tra l’essere il dover essere
la vita umana cade nell’inconsapevolezza.
Non puoi riconoscere ciò che sei da sempre
se pensi di dover ancora diventare te stesso.
1 novembre 2024