
183 Gli allegri paperi sono tornati
Gli allegri paperi sono tornati ad allietare le nostre giornate.
Da tempo li aspettavamo per apprezzarne la compagnia.
Ma oggi si offre un inopinato, sconcertante spettacolo,
i paperi sono impegnati ciascuno in una performance:
il primo saltella su una zampa, il secondo intona uno yodel,
il terzo dipinge con il becco, il quarto si rotola nel fango,
il quinto sventola bandierine, il sesto siede in posizione di loto,
il settimo e l’ottavo raccontano barzellette da taverna,
il nono e il decimo fingono di darsele di santa ragione…
E appena finito, firmano autografi a una folla plaudente!
Cosa mai è successo? I paperi sono cambiati, irriconoscibili.
Perché tutto questo attivismo, questa smania di apparire?
La risposta è semplice: i palmipedi hanno imparato dagli umani,
frequentando la società degli uomini e studiando i loro gesti
si sono trasformati, hanno perso la loro naturale simpatia,
diventando degli astuti, egoisti, goffi e cinici pennuti.
E non bastano le loro esibizioni ad occultare la tragedia:
diventando ridicoli replicanti dell’uomo si sono snaturati,
hanno perso la grazia che il loro istinto magicamente donava.
Nel tentativo di essere altro da ciò che sono si sono smarriti,
hanno imparato tutte le ipocrisie e gli inganni del mondo,
hanno tradito se stessi dimenticando la propria bellezza,
allontanandosi da quell’Eden senza macchia che li ospitava.
La loro innocenza, la spontaneità, la loro innata eleganza
erano il dono che offrivano agli altri semplicemente vivendo.
Dopo essere stati per qualche tempo a contatto con gli uomini
hanno imparato il piacere del successo e della fama,
hanno imparato a fingere, perdendo la fiducia in se stessi,
abbandonando il loro cuore di piume e la gioia di esistere.
È ciò che accade a tutti noi uomini nel processo di crescita:
la gioia e la purezza dell’infanzia devono incontrare il mondo,
il bambino deve lasciare il suo Eden per l’autocoscienza,
deve diventare uomo, secondo l’ordine naturale delle cose.
Accade poi che da adulto debba inserirsi negli schemi sociali,
sviluppando l’intelletto e interpretando diversi ruoli e identità,
intrecciando relazioni e scambi sul palcoscenico del mondo.
E accade anche che la convenienza e il calcolo prevalgano,
che l’innocenza perduta lasci il posto alla contesa sociale,
alle basse pulsioni, alla separazione e al conflitto con gli altri.
Obliata la propria natura, la gioia infantile è dimenticata,
rimane solo qualche fugace piacere in una vita monocorde.
Si pone allora il problema di recuperare il proprio essere,
l’essenza originaria che è la cifra della propria umanità.
Come ritrovare la gioia semplice di essere ciò che si è?
Come tornare all’innocenza senza ritornare bambini?
Come ricostruire il legame con la propria vera natura?
E così si cerca un’ispirazione, un’intuizione, un’utopia…
Ma adesso, cosa accade? I paperi si sono radunati insieme.
Dopo avere incontrato un anziano e con lui a lungo parlato,
illuminati forse da una saggezza che ancora mancava,
hanno gettato via tutti i trucchi, i giochi e le maschere,
hanno chiuso per sempre il Carrozzone delle Meraviglie
congedando gli spettatori, loro sì rimasti a becco asciutto.
I paperi si sono semplicemente ricordati di essere paperi,
gli occhi si sono aperti e con essi la consapevolezza di sé.
La loro comunità ha recuperato lo spirito di un tempo
e ora sguazzano felici e starnazzanti nello stagno.
È bastato un gesto di liberazione coraggioso e radicale
per recuperare la propria dignità e l’orgoglio perduto.
Tutto nel mondo è uno specchio per la nostra coscienza.
Anche un semplice pennuto può insegnarci a vivere,
ricordandoci che tradire se stessi è il più grande delitto
e che non è necessario fare grandi cose per essere felici,
basta essere ciò che si è in accordo con la propria natura,
confidando nell’innata saggezza che da sempre ci appartiene.
22 giugno 2024