
182 La Prima Causa
Non è nulla di ciò che noi o qualche altro degli esseri conosce,
e non è nessuna delle cose che non sono e delle cose che sono;
né gli esseri la conoscono secondo ciò che ella è,
né Ella conosce gli esseri nel modo in cui essi esistono.
(Dionysios)
La Prima Causa di tutto non è conoscibile,
nessun termine o concetto può definirla,
nessun attributo, sia esso positivo o negativo.
Ogni affermazione implica una negazione:
se diciamo che il Primo Principio è luce
subito è richiamato il concetto di oscurità,
se diciamo dell’Uno che è vita nell’eternità
subito sono contemplati la morte e il tempo.
L’Essere perfetto è al di là di tutti gli opposti,
al di sopra di tutte le cose che sono e non sono.
Possiamo vedere un oggetto illuminato,
ma non conoscere la Luce nella sua essenza.
Possiamo vedere ovunque la Prima Causa
sempre in atto nella sua manifestazione,
ma non conoscere quel Primo Principio
che elude ogni movimento del pensiero.
Secondo Dionigi il vero Essere è ineffabile,
la povertà e la limitatezza del linguaggio
ci impediscono di rapirlo nel concetto,
resta solo la possibilità di accennare,
lasciando all’intuizione dello spirito
il presentimento della Trascendenza.
Ma se noi non possiamo attingere all’Uno,
l’Assoluto non può conoscere il relativo.
Il Tutto non può confinarsi in una sua parte
restringendosi in un particolare limitato,
riducendo il suo essere allo spazio-tempo
o a una forma-pensiero condizionata.
La Prima Causa è pura coscienza di sé,
inconsapevole di ciò che da essa procede.
Da essa tutto scaturisce senza un perché,
come manifestazione di una Fonte eterna,
Causa Prima che origina senza intento,
Primo Immobile che nulla sa del mondo,
nulla sa del suo essere causa dell’infinito.
Ma ciò significa che ogni ente dell’universo
vive di una sua propria inviolabile libertà,
una libertà nel relativo, nel non-permanente,
illusoria come lo è il mondo del divenire,
ma concreta, reale per l’essere che la vive.
Nella necessità dell’Uno che non trascorre
si manifesta e vive la libertà dei Molti,
una libertà che però ha il suo prezzo:
ogni azione, ogni sentimento e pensiero
avrà conseguenze, nel bene e nel male,
la volontà del singolo traccerà la direzione.
Per l’ascesa al divino l’uomo ha due strade,
la via dell’affermazione o della negazione.
La via negativa è la più diretta all’Assoluto:
la sottrazione di ogni attributo dell’Uno
porta l’anima a ritirarsi sola nel silenzio,
nella contemplazione del Principio ineffabile.
Non sarà mai conoscenza della Prima Causa,
perché il Limite non può concepire l’Illimitato,
ma slancio di uno spirito affamato del Vero
che nel trascendimento di sé stesso
vuole intravedere un barlume di Quello.
Dionigi ci offre la sua “teologia negativa”
come via di liberazione e illuminazione,
ma ci ricorda altresì con parole potenti
il confine invalicabile tra uomo e Trascendente:
Se uno, avendo visto Dio,
ha capito ciò che ha visto,
non ha visto Dio…
21 giugno 2024