Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


181 La quarta metamorfosi

-Ho letto il brano Le tre Metamorfosi dallo Zarathustra. Mi sembra che Nietzsche con le immagini del cammello, del leone e del fanciullo riesca a rappresentare in modo efficace le tappe fondamentali dell’evoluzione umana.
-Le tre figure possono essere viste come modalità esistenziali legate al tempo: passato, futuro e presente. Cominciamo da quella che rappresenta il passato.
-Beh, mi sembra evidente che l’uomo-cammello sia la figura orientata al passato, perché conosce solo l’obbedienza e la sottomissione, sopporta umilmente i pesi, non sa opporsi e dire di no, fa solo quello che gli è stato comandato, soprattutto non riesce a concepire un altro modo di vivere…
-Sì, nel significato che il filosofo propone il cammello è il servo fedele che accetta il “tu devi” senza ribellarsi e porta il suo carico nel deserto arido e desolato.
-Siamo a volte tutti un po’ cammelli, non è vero?
-Certamente, è una realtà che tutti conosciamo. Lo siamo quando viviamo nella paura, quando siamo privi di autonomia e di coraggio, dipendiamo dagli altri, vogliamo essere guidati e non siamo capaci di reagire all’ingiustizia.
-Ma di cosa abbiamo paura? Di vivere?
-Abbiamo paura di essere liberi, di assumerci delle responsabilità. Le regole della tradizione in fondo ci rassicurano, meglio quelle piuttosto che il salto nel buio che un gesto di libertà comporta. Essere schiavi a volte è la posizione più comoda, basta obbedire ed eseguire gli ordini, alla fine potremo sempre dire di non essere noi i responsabili di torti ed errori.
-Un modo di vivere limitato e misero, mi sembra…
-Sì, ma guarda che questo accade ed è accaduto a tutti noi. Per mancanza di coraggio o di volontà preferiamo soffrire piuttosto che affrontare una situazione che richiede una scelta. A volte ci illudiamo che accettare e dire sempre di sì sia un merito e magari ci sentiamo uno spirito superiore. In realtà quel “sì” è solo un gesto di impotenza, indica scarsa consapevolezza e mancanza di immaginazione.
-Non è comunque necessario a volte farsi carico di un peso e sopportarlo per il bene nostro e di tutti?
-Sì, certo, dobbiamo darci da fare, lavorare e a volte sacrificarci per qualche situazione. Ma non è questo il punto. Nietzsche in realtà vuole stigmatizzare lo spirito di dipendenza e di sottomissione, la paura di vivere liberi e fieri. Tutto questo si riassume nella figura emblematica del cammello che è la prima metamorfosi.
-Però il cammello è un animale buono, paziente, affidabile…
-Sì, lo riconosciamo, ma noi vogliamo che anche lui un giorno possa liberare la sua anima prigioniera. Non ci piace vivere in un mondo di schiavi, perché se qualcuno è ridotto a schiavo ci sentiamo anche noi oppressi e sconfitti.
-Quindi, perché il cammello possa emanciparsi deve trasmutarsi e diventare un leone…
-Questa è in effetti la seconda metamorfosi. Secondo Nietzsche il leone rappresenta il futuro. Mosso da un’incrollabile brama di libertà trova nel motto “io voglio” la sua vera essenza. È la figura del ribelle che vive fiero e indipendente, in un indomabile spirito di libertà.
-L’immagine tradizionale del leone è quella della forza e dell’orgoglio, quella del dominatore del territorio che non teme nessuno e non si arrende mai… l’opposto del cammello, direi… A volte anche noi siamo dei leoni e tiriamo fuori insperate energie…
-Accade quando siamo capaci di dire di no, assumendoci tutte le responsabilità e le conseguenze del gesto. Succede quando vogliamo liberarci da vincoli e prigionie, quando vogliamo fare piazza pulita del passato per immaginare un nuovo futuro. È quando rivendichiamo la nostra dignità di esseri umani, quando ci ribelliamo ad ogni schiavitù, nostra o degli altri.
-È una scelta di vita che però ha i suoi rischi…
-La libertà comporta sempre dei rischi, laggiù ci aspetta l’ignoto e le cose possono anche andare storte, si possono creare conflitti di volontà per una fierezza che diventa orgoglio smisurato, senso di onnipotenza.
-Dunque il cammello e il leone sono due polarità estreme, due possibilità esistenziali completamente differenti, una rivolta al passato, l’altra al futuro.
-Sì, ma Nietzsche preferisce la figura del leone perché è dinamica, forte e volitiva, è capace di spazzare via tutto il ciarpame del passato con un gesto imperioso. È la vita dell’uomo che non sopporta le ipocrisie e agisce senza paura. Risoluto e incurante delle regole della tradizione l’uomo-leone disprezza i deboli che chinano sempre il capo.
-Ma questa non è l’ultima metamorfosi, c’è ancora quella del fanciullo, la più intrigante e direi la più difficile da capire… Perché essere un leone non basta?
-Nella metafora nicciana il leone è capace di distruggere il passato e guardare al futuro, ma non sa costruire nel presente, manca di quell’immaginazione che permette di edificare il nuovo, manca di quella forza creativa che è solo di un essere nello stato primigenio. È dunque il fanciullo ad incarnare la figura dell’uomo che vive totalmente nel presente e costruisce il mondo con la sua fantasia.
-Come terza metamorfosi mi aspettavo l’avvento dell’Oltreuomo…
-È proprio questo l’Oltreuomo, l’uomo che è andato oltre se stesso. Il fanciullo è un sacro dire di sì, un sì alla vita e a tutto quello che offre, al di là del bene e del male. Il fanciullo non si preoccupa di distruggere le regole come fa il leone perché non le conosce, viene prima di ogni norma, prima di ogni considerazione e obbligo sociale, prima di ogni vincolo materiale o morale. Da qui la sua innocenza e il suo fascino.
-Il fanciullo è anche gioco e immaginazione, tutti noi lo sappiamo perché l’abbiamo vissuto, abbiamo costruito castelli sulla sabbia…
-Sì, il bambino è un piccolo dio che crea. Il gioco è creazione della vita e di modi di esistenza, è apertura al nuovo, è assoluta fiducia in ciò che è. È un inizio, è invenzione, è utopia, ma rimane sempre ancorato al presente, all’istante, perché solo questo momento per lui esiste. Guarda i bambini come sono concentrati in quello che fanno, nell’attimo assoluto del vivere. Nel fanciullo non troviamo la sottomissione triste del cammello né il velleitarismo esasperato del leone, troviamo invece la gioia e la purezza di un’anima libera che vive la vita mentre la sta modellando con la sua potenza creativa. Questo secondo Nietzsche è la vetta più alta che lo spirito umano può raggiungere nel suo cammino in questo mondo.
-Sento dire spesso che dovremmo essere capaci di tornare ad essere come dei bambini…
-Sappiamo che diversi testi sacri e poetici usano questa metafora. Ma naturalmente non si intende il ritornare ad un modo di vivere infantile. Anche per Nietzsche l’immagine dell’uomo-fanciullo non è quello di un bambino inconsapevole, ma quello di un uomo che, giunto al più alto vertice della coscienza umana, sa conservare l’autenticità, la purezza e la voglia di vivere ed esplorare che è del bambino.
-Certo, una meta affascinante, ma per ora sono attratto di più dalla figura del leone, dalla sua forza e dal suo coraggio impavido…
-La forza del fanciullo è di un tipo superiore, è una forza spirituale, interiore, quella che nasce dalla purezza dell’intento, da una mente sgombra del passato e libera dalle insidie dell’ego. Non è la libertà di chi recalcitra, si oppone e lotta contro le regole o gli altri, ma la libertà che non conosce il bene e il male e quindi è sempre fresca, spontanea, totalmente aperta alla vita.
-Volevo chiederti se le tre metamorfosi di Nietzsche ti convincono…
-Quella di Nietzsche è una pagina affascinante, piena di suggestioni e intuizioni preziose. Ma visto che stiamo giocando anche noi con il pensiero filosofico, che ne dici di proporre una “quarta metamorfosi” che troviamo nelle filosofie dell’Oriente?
-Interessante, qual è allora la prossima figura?
-Nessuna figura, la quarta metamorfosi è il passaggio dalla forma alla non-forma. È uno stato dell’essere ineffabile e indescrivibile, è quando la forma si dissolve e rimane solo una pura coscienza senza qualità, oltre ogni definizione e caratteristica. È Turiya, il “quarto stato” di colui che è andato definitivamente oltre il relativo e sperimenta la verità ultima dell’assoluto.
-E le prime tre metamorfosi che fine fanno?
-Sono superate e assorbite nel quarto stato dell’essere. Ogni forma è sempre per definizione limitata, ha precise caratteristiche che diventano vincoli e barriere insuperabili. Il cammello e il leone sono vecchie pelli ormai abbandonate, il fanciullo è cresciuto e sperimenta una libertà piena e consapevole. Solo trascendendo ogni limitazione la coscienza si fa pura e incondizionata e la vita può diventare libera creazione.
17 giugno 2024

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