Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


180 Il passaggio nel deserto

-La vita a volte sembra ricca di gioie e prodiga di promesse, a volte un deserto arido e vuoto…
-Sì, capita spesso di sentirsi in un deserto, ma non è detto che sia sempre un male. La traversata nel deserto è un’antica e profonda metafora della vita umana e ha significati importanti…
-I deserti non mi piacciono, mi danno un senso di desolazione e di abbandono…
-In effetti la parola deserto viene dal latino desertum cioè “luogo abbandonato”. Ma aspettiamo a giudicarlo in modo negativo, proviamo a farne uno spunto di riflessione, forse scopriremo qualcosa di interessante. Cominciamo col distinguere il deserto fuori di noi fatto di sabbie e spazi vuoti e l’esperienza del “deserto interiore”. Se di questa hai già preso coscienza sei fortunato, probabilmente non sarai tentato di fuggire da lì per rifugiarti nel conosciuto.
-Non ho capito cosa intendi, spiegami meglio…
-Cominciamo con l’immagine tipica del deserto come spazio vuoto, arido, fatto di solitudine e di silenzio. Cosa accade se ti trovi solo in quel vuoto?
-Beh, lì non puoi contare sugli altri, non ti puoi aggrappare a nulla…
-Giusto, sei solo con te stesso, devi trovare le risorse per vivere in quella natura impervia. Rimanendo in questa immagine, il deserto è il luogo estremo dove puoi capire quali sono le tue risorse, le tue abilità, la tua capacità di farcela da solo. Ma è chiaro che il vero desertum che ci interessa ora non è il Sahara, ma quell’esperienza interiore di cui parlavo prima. Arriva per tutti prima o poi il momento del “passaggio nel deserto”. Ogni essere umano conosce quell’esperienza, anche se pochi cercano di comprenderne il significato.
-Dunque il “passaggio nel deserto” è un viaggio dentro di sé…
-Un viaggio iniziatico che ha profondità proprio perché avviene in un panorama vuoto, arido, senza punti di riferimento. Lì possiamo cercare le risposte ai nostri interrogativi, in quel silenzio e in quella solitudine ci vediamo allo specchio. È un momento importante, un punto di svolta, se però resistiamo alla tentazione di fuggire.
-Il deserto, la tentazione… mi ricorda qualcosa…
-Ci sono molte tradizioni religiose che parlano del deserto come luogo di ritiro spirituale ed eremitaggio, dove il ricercatore deve spesso ingaggiare un’aspra battaglia con le tentazioni di esseri demoniaci. In quel luogo di desolazione e di abbandono l’uomo deve rivelare la sua forza e innalzarsi al divino con la purezza del suo intento. Ma scendendo a un livello più accessibile per noi: l’esperienza del deserto è una formidabile esperienza di vita che può trasformarci. Come tutti i viaggi compiuti in piena coscienza, se ci si mette in gioco davvero non si torna indietro come si era prima.
-Ma alla fine cosa puoi cercare in un deserto? Cosa ti può attrarre in quel luogo dove c’è il nulla?
-Chi fa la traversata del deserto può fare l’esperienza di una libertà conquistata. La libertà comporta sempre dei rischi, ma offre incredibili opportunità.
-Qual è la più importante?
-La possibilità di andare oltre i propri limiti. È questo il fascino del deserto, luogo di incontro con se stessi, luogo di introspezione e sconfinata libertà.
-In effetti, il deserto non ha confini definiti, è uno spazio aperto…
-…aperto a tutto ciò che può essere. In quel luogo senza barriere l’orizzonte non può mai essere raggiunto perché si sposta continuamente. Nel deserto vedi il vuoto, il nulla, non c’è direzione né via obbligata o costrizione nel tuo peregrinare. Senti la libertà più assoluta e insieme il brivido di decidere quale direzione intraprendere. Puoi anche fare un passo falso e perderti, puoi smarrirti, dimenticare perché sei lì.
-Certo, si può provare una tremenda solitudine in quel luogo dove non c’è nulla e nessuno, la paura dell’ignoto…
-Se la solitudine viene abbracciata ogni paura scompare. Nel deserto si torna al centro di sé, al centro della propria ricerca. Come dicevamo prima, a nulla ti puoi aggrappare, nulla ti può salvare, niente può sottrarti alla visione di te stesso. Ed è vero, nel deserto c’è sempre una grande tentazione, quella di fuggire e tornare nel mondo conosciuto, nel paese dei balocchi dove tutto è più facile, semplice, scontato. E dove perso nella folla dimentichi te stesso, ti crogioli nella banalità quotidiana e puoi anche raccontarti di essere felice.
-Credo di capire cosa vuol dire deserto interiore, a volte ci si sente soli in mezzo alla folla, ci si sente abbandonati nel bel mezzo di una festa dove tutti ridono e apparentemente si godono la vita. Ma in senso positivo stare nel deserto può essere una propria scelta, la volontà di non farsi intrappolare nella banalità del quotidiano.
-Naturalmente noi non condanniamo chi preferisce vivere una vita che cerca il piacere immediato e l’oblio di sé. Non siamo dei fustigatori di costumi, comprendiamo gli altri perché anche noi siamo passati per quelle esperienze. Ma la metafora del passaggio nel deserto per noi ha un significato importante proprio perché possiamo scegliere volontariamente quell’esperienza. Quando vediamo che le cose intorno sono futili e che i desideri sono una scatola vuota, allora viene l’impulso a indagare più in profondità la nostra esistenza. Nella realtà sociale è facile distrarsi e fuggire, ci sono mille occasioni e siamo in buona compagnia, deve essere un atto di volontà che ci fa decidere di vivere come “eremiti nel deserto”. Il deserto è sempre qui con noi, può essere per molti solitudine e sentimento di abbandono, per noi invece è l’azzeramento di tutto ciò che porta all’inconsapevolezza. Prima o poi tutti capiscono che quel deserto deve essere attraversato.
-Una scelta radicale per niente facile che può fare davvero paura…
-Forse, ma quando la si accetta si scopre che il deserto non è così vuoto e morto come si pensava, c’è vita anche lì, animali e piante e il vento che soffia e la sabbia che si muove e le notti e i giorni e le stelle del firmamento e il sole e la luna: tutto fa parte di un grande gioco che anima il deserto e lo riempie di vita. Prova a spostare un sasso, prova a incontrare un’oasi e vedrai la vita ovunque. Questo fa del deserto un luogo sacro.
-Quindi il passaggio nel deserto non è da intendere per forza come un momento buio, di crisi, di sofferenza…
-Può essere l’approssimarsi di una nuova alba, il riscatto della propria libertà, il risveglio della coscienza di quello che siamo. E questo porta con sé una felicità diversa, profonda, stabile, inalterabile. Alla fine gli unici confini che ci bloccano sono quelli che noi pensiamo tali. È come sentirsi in gabbia quando intorno non ci sono muri e non c’è nessuno che ci trattiene e fa la guardia. Si può credere di essere in schiavitù quando in realtà si è liberi. Gli unici ostacoli che possono frenare l’espansione della coscienza sono quelli che noi riteniamo tali, quelli che immaginiamo. L’immaginazione creduta vera diventa sempre la realtà.
-Lo spazio dell’anima libero e aperto è quindi il vero deserto interiore?
-Sì, se lo vogliamo e lo scegliamo così sarà. In quel vuoto scopriremo la maggiore ricchezza e riposeremo nella nostra verità. Se invece lo pensiamo come un inferno sarà un doloroso cammino nel buio. Ma anche questo fa parte della crescita interiore, come ogni esperienza significativa ti porterà a interrogarti su te stesso.
-È un discorso complesso, ma sento che mi attrae. Mi sembra un percorso che apre le porte a una spiritualità senza dogmi, una ricerca fatta in piena libertà…
-Facciamo un ultimo passo, il più impegnativo. Noi cerchiamo sempre un Assoluto che è oltre i confini del relativo. Ma poiché l’Assoluto è il senza-limite, sciolto da ogni vincolo, quando siamo oltre i limiti del relativo siamo di fatto nell’Assoluto. E inoltre poiché l’unico limite è solo quello che noi pensiamo, esistere confinati nel relativo è un’illusione creata dal pensiero. In verità noi siamo sempre e da sempre nell’Assoluto, anche quando pensiamo di non esserlo. Comunque anche l’illusione fa parte dell’Eterno Essere che rimane inesplicabile, insondabile, indescrivibile per il pensiero dualistico.
-Che meta lontana e affascinante! Ed eravamo partiti dal deserto…
-La meta è in realtà la cosa più vicina, è già qui con noi, ora. Ma non c’è fretta nell’eternità, prepariamoci al viaggio. Ecco dove la traversata del deserto può portare, se solo si ha il coraggio di spingersi oltre e andare fino in fondo.
8 giugno 2024

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