Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


177 Il Grande Gioco

-Ci sono religioni e filosofie che descrivono la vita come un grande gioco…
-È vero, in Oriente ad esempio la vita dell’universo è Lila, il gioco divino. Ma sono davvero tanti i sistemi di pensiero che utilizzano la stessa metafora.
-Però a me non sembra che la vita sia sempre un gioco, spesso è piena di sofferenza. Vivere è un piacere, ma anche fonte di inquietudine, disagio, angoscia…
-Non possiamo negarlo. Ma vedi, dipende da come si intende il gioco e come vi si partecipa. Guarda i giochi che facciamo come passatempo. Si possono fare in maniera ordinata seguendo le regole, ma a volte ci si diverte di più a violare quelle regole, ribaltandole, riscrivendole, accettando un maggiore rischio. Questo implica timore e ansia perché infrangere la norma vuol dire avventurarsi in una direzione inesplorata. È quello che sanno fare con animo leggero i bambini, che trasformano i giochi e ne inventano sempre di nuovi.
-Beh, in effetti devo dire che un gioco piatto, ripetitivo e banale dà poche emozioni. E allora si cerca l’avventura, si va oltre il limite alla ricerca di un brivido più intenso…
-Una persona che va a fare una scalata e la vive come un divertimento sa di esporsi al pericolo. Ma perché lo fa? Perché questo per lui è un modo di vivere più eccitante. Sa benissimo di correre un rischio, ma lo fa per quelle emozioni uniche che poi lo ripagheranno della fatica e del pericolo corso. Le esperienze più alte hanno il loro prezzo.
-Sì, anch’io credo che cerchiamo il rischio per provare sensazioni più forti, per rinnovare l’entusiasmo, altrimenti la vita sarebbe troppo ordinata e monotona, priva del sale che la rende interessante. Ma c’è il gioco come piacere e poi c’è il gioco della vita che è altra cosa, perché lì sono in ballo pericoli maggiori e affanni che si vorrebbe evitare…
-Allora diamo un’occhiata più da vicino al gioco della vita che possiamo chiamare il Grande Gioco. Non è più quello ordinario dei piccoli e dei grandi, ma quello dell’esistenza che mette in palio premi più alti e in proporzione insidie, rischi e dolori maggiori. Consideriamo che in ogni gioco ci sono sempre delle regole precise, altrimenti sarebbe il caos. Ma nel giocare ci deve essere la libertà di agire e anche di seguire o non seguire le regole. Le leggi del gioco di solito le stabiliamo noi, non cadono dall’alto come un destino, quindi si possono anche violare, migliorare e stravolgere. E qui tocchiamo un punto molto importante, quello della libertà di creare, di essere artefici della propria vita.
-Certamente essere creatori è per noi qualcosa di irrinunciabile. Non vogliamo chiuderci in una cella come un monaco e vivere una vita in cui non accade nulla…
-Non so se la vita di un monaco sia davvero così grigia e priva di emozioni. Però come stavamo dicendo per essere creatori nella nostra vita dobbiamo innanzitutto essere liberi. Se non c’è libertà allora il gioco è guidato, condizionato, manovrato. Ci sentiamo delle marionette in mano a un potere superiore che decide, dispone, fa e disfa attraverso di noi. Invece noi vogliamo essere artefici della nostra destino e della nostra esistenza, vogliamo la libertà come presupposto fondamentale.
-Beh, un gioco dove tutto è già deciso non è divertente, non ci sono imprevisti né cadute o errori, non ci sono vinti e vincitori, non c’è come dici tu la capacità di riscrivere le regole e tracciare nuovi percorsi.
-Proprio così, il bello del gioco è giocare, come il bello della creatività è creare e il bello della libertà è essere liberi… Molto semplice vero? La libertà implica sempre dei rischi, però apre nuove vie e in questo si accorda con lo slancio della vita. Il gioco si può ampliare e rinnovare, può diventare anche un’altra cosa, deve permetterci di esplorare tutte le sue possibilità per capirne la bellezza. Trasgredire le regole non è detto che sia un male, spesso significa migliorarle, varcare un limite, inventare un nuovo modo di essere e di vivere.
-Hai ragione, nessuno vuole un guardiano che dirige il gioco. I bambini sono insofferenti con gli allenatori che li spingono solo al risultato.
-Certo, se poni il successo come obiettivo non giochi e non ti diverti più, stai facendo qualcosa che è un calcolo, un agire per un fine estrinseco. Il gioco invece ha di bello che è libero e gratuito, non è fatto in vista di uno scopo ma per il puro e semplice piacere di parteciparvi.
-Ma allora, tornando alla domanda iniziale sul soffrire che troviamo nel Grande Gioco della vita?
-Tutto dipende da te e dal punto fin dove vuoi spingerti. Sta a te scegliere, ma non devi fare del male agli altri e la sofferenza devi assumerla pienamente. Se ne vale la pena, se quel gioco diventa davvero interessante, se senti che ti fa crescere, allora sei disposto ad accettare la sofferenza e l’errore. Questo ti può portare a livelli di esperienza inaspettati.
-Dicono che Einstein ebbe l’intuizione della relatività mentre si trastullava con delle bolle di sapone. E così è capitato a tanti geni e scopritori che mentre si divertivano spensierati hanno avuto un’intuizione importante.
-Dobbiamo ringraziare coloro che hanno il coraggio di infrangere le regole aprendo nuove prospettive con la magica leggerezza del gioco. Comunque deviare dalla strada battuta non è facile perché non ci sono garanzie, il nuovo sentiero può essere pieno di insidie e portare anche a perdersi.
-Sì, hai ragione, è questa la paura che ci frena quando giochiamo con gli altri. È chiaro che il Grande Gioco è la nostra relazione con il mondo, con gli altri, con la natura, con tutto ciò che accade e tutto ciò che è…
-Certo. E sappiamo che a volte il gioco può diventare terribilmente serio. Però cerchiamo di vederne il lato positivo: il gioco è avventura, scoperta, invenzione, fantasia. Può essere rischioso, ma se il rischio non è incoscienza e ci conduce ad un’altezza diversa, ad una consapevolezza maggiore, allora vale la sofferenza che ci impone.
-Sì, è vero, c’è sempre in noi la tendenza a vedere “cosa accade se…”
-Le regole pur necessarie rendono la vita statica, ma l’onda della vita deve sempre andare avanti, non può fermarsi in nessun modo. La vita è un processo di espansione continua, un impulso che inventa e produce sempre il nuovo. Non potrà mai diventare una pozza stagnante, altrimenti sarebbe la morte, un deserto sterile.
-Dunque vivere è come creare il film della nostra esistenza…
-Sì, allora andiamo fino in fondo, vediamo questo film dove va a finire, vediamo se possiamo intervenire sui personaggi, sulle scene e sul suo finale.
-Quindi noi siamo gli attori del film e anche i registi e gli autori della trama…
-Sì certo, noi scriviamo il film della nostra vita e lo facciamo insieme agli altri. Se poi è vero che questo è il nostro Grande Gioco allora cerchiamo di renderlo interessante, facciamo in modo che la trama non sia banale e che non ci sia da pentirsi per avere rinunciato a occasioni e situazioni, per non avere avuto il coraggio di vivere.
-Mi sembra che non ci sia nulla di più triste di essere immersi nel Grande Gioco e non parteciparvi e ritirarsi, aspettare e morire prima del tempo.
-Se la vita è un moto di continua espansione, allora quando giochiamo assecondiamo l’onda del vivente in quella sensazione profonda che ci muove e ci fa guardare le cose con amore e senso di appartenenza. Se sai davvero giocare puoi vedere le cose in modo più limpido, puoi accogliere gli altri e partecipare a una partita dove non importa chi vince e chi perde. Ciò che conta è che il gioco sia vario e interessante, intrigante e sorprendente.
-Vorrei anch’io essere come lo scalatore della montagna che, giocando con il pericolo e l’imprevisto, scopre nuovi sentieri e apre a nuove prospettive…
-Vivere è proprio questo, altrimenti è solo un vivacchiare con quello che già si conosce. Qualcosa esiste più in là e ci chiede di andare a curiosare oltrepassando il confine. In fondo, se ci pensi, il Grande Gioco non è altro che il cammino per conoscere noi stessi. Questo lo si può fare solamente quando la relazione col mondo e con gli altri diventa profonda e siamo pronti ad affrontare anche pericoli, cadute e il dolore di perdere a volte la partita. Se partecipi a un gioco con l’idea che devi sempre vincere non stai giocando affatto. Se invece accetti le sconfitte come le vittorie perché l’importante è esserci e partecipare con tutto te stesso, nel bene e nel male, allora sì, questo è il Grande Gioco che la vita ti chiede.
30 maggio 2024

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