
172 Il mercante nel tempio
Con quel gesto rovesciò il banco e la mia vita.
L’Uomo della Provvidenza apparve in un lampo
e nulla fu per me quello che era prima.
Gli affari nel tempio andavano a gonfie vele,
il mio banco di cambiavalute era affollato,
era frequentato da una moltitudine di persone
spinte dal bisogno o dalla brama di lucro.
Non mi ero mai domandato se fosse giusto
portare in un luogo sacro la più profana delle arti,
lo scambio di denaro per l’utile e il guadagno.
Il tempio era diventato un chiassoso mercato,
ma la consuetudine ci toglieva ogni scrupolo.
Poi comparve all’improvviso quello Sconosciuto.
Con furia rovesciò le nostre bancarelle di mercanti,
liberò gli animali in gabbia, gettò bilance e monete,
spazzò via tutto quel mondo come una tempesta.
Eravamo sorpresi e arrabbiati con lo Straniero,
il suo ci appariva un gesto violento di aggressione
nei confronti di noi onesti e incolpevoli venditori.
Ma nella confusione generale guardai quell’Uomo,
nei suoi occhi non leggevo rabbia e indignazione,
vedevo solo un sacro fuoco di passione e giustizia
esprimersi in un gesto radicale e definitivo.
Mentre la gente intorno rumoreggiava e inveiva
io guardavo le mie monete cadute sul pavimento
e per la prima volta le vidi per quello che erano:
simboli illusori di un potere e una felicità terreni,
falsi idoli di possesso del mondo materiale.
Le colonne del tempio ora mi incutevano timore,
le immagini sacre mi parlavano un’altra lingua.
Io frequentatore del tempio per i miei affari
sentivo di aver tradito la sacralità di quel luogo
prostituendo per denaro la mia fede religiosa.
Quando si è pronti tutto può cambiare in un attimo
e forse la mia coscienza era preparata al salto.
Fu la forza di quella Presenza a trasformarmi,
bastò incrociare per un attimo il Suo sguardo
per capire quello che ancora mi mancava.
Non sapevo allora che si chiamasse Gesù
quello Straniero apparso nel nostro mondo
a salvare un’umanità dimentica di sé.
Oggi comprendo che il suo fu un atto d’amore
per noi che non avremmo capito in altro modo.
In quel gesto estremo c’era un insegnamento:
Non sono le cose materiali che contano,
non il denaro, l’utile e l’interesse privato.
Siamo nel mondo per qualcosa di più alto,
per vivere in modo generoso e autentico.
Siamo anime in cammino per la salvezza,
non c’è cosa più importante di questa.
Aiutarsi a vicenda è giusto e necessario,
nessun uomo è un’isola, siamo tutti fratelli.
Dobbiamo rispettare la sacralità del tempio,
ma ricordare che anche il mondo degli uomini,
la natura e tutti gli esseri viventi del Creato
sono da venerare come un tempio sacro.
Sì, Gesù mi insegnò una cosa molto importante:
trasformare la mia esistenza in una preghiera.
Da allora entro nel tempio e prego a capo chino.
Sono ancora un mercante, ora vendo pane e farina,
la gente viene a comprarli nella piazza del paese.
Ma adesso guardo agli altri in modo nuovo,
vedo la persona prima della cosa che mi chiede.
E a volte mi capita di offrire a uno sconosciuto
ciò di cui ha bisogno, senza chiedere nulla in cambio.
Questa è per me la religione più vera e più grande,
ringrazio Gesù per questo amore che mi ha insegnato.
Se stai ascoltando le mie parole, ti prego, ricorda:
non farti ingannare dalle apparenze, vai sempre a fondo,
non fermarti al gesto esteriore, alla superficie dei fatti,
guarda sempre il fuoco interiore che li muove.
E accogli con benevolenza chiunque ti si avvicini,
non puoi mai sapere chi è davvero quello Sconosciuto.
28 aprile 2024