
170 Il tizzone ardente
-Leggo questa frase del Buddha: “Tenersi aggrappati alla rabbia è come tenere in mano un tizzone ardente con l’intento di scagliarlo sugli altri. Ma l’unico che viene bruciato sei tu”. Puoi spiegarmi il significato di queste parole?
-È un’esperienza che facciamo tutti: un nostro desiderio viene ostacolato e da lì frustrazione, risentimento e rabbia. Allora siamo pronti a scagliarci contro chiunque passi nei dintorni. Se non siamo persone mature ce la prendiamo con gli altri, facendo le vittime e aggredendo il primo malcapitato.
-Già, magari lo accusiamo di averci calpestato l’ombra…
-Non è difficile trovare un pretesto per sfogare la propria rabbia all’esterno. È davvero come tenere in mano un tizzone ardente di cui ci vogliamo liberare, un fuoco che però è prodotto da noi e su di noi si ritorcerà.
-Non si può spegnere quel fuoco?
-Sì, ma non è facile. Bisogna innanzitutto chiedersi: “Di chi è questa rabbia? Perché è sorta dentro di me? E cosa c’entrano gli altri?”. Dobbiamo sempre assumerci la responsabilità di quello che sentiamo e facciamo, giudicare in modo onesto senza fuggire e giustificarci.
-È una riflessione su di sé, un percorso di autoconoscenza…
-Sì, un passaggio obbligato per chiunque voglia conoscere se stesso. Vale per la rabbia e per qualsiasi altra reazione emotiva.
-Ma se la rabbia ti travolge come un’onda e tu non riesci a trattenerla?
-Be’, innanzitutto non dobbiamo pensarla come una forza estranea che ci assale e contro cui non possiamo fare niente. Quella è la nostra rabbia, una realtà che ci appartiene, un aspetto del nostro essere. Tocca a noi farcene carico e gestirla. Accettare questa evidenza è solo il primo passo, ma è il più importante.
-Però in quel momento, quando la passione si scatena, non si ha la lucidità necessaria per vedere e capire ciò che accade…
-Certo, è una pratica da fare per gradi, una meditazione da portare nella quotidianità. E di occasioni ne abbiamo tante, quasi ogni giorno sperimentiamo la rabbia, a vari livelli e in modi diversi.
-È vero, la rabbia si può esprimere in forma eclatante, oppure viene repressa e si manifesta come fastidio, insofferenza, critica, disprezzo, insolenza, cinismo, ecc.
-Vedo che il lavoro di auto-osservazione per te è già cominciato. Distinguere con finezza le proprie emozioni è fondamentale per dare voce al nostro sentire. È un primo passo per riconoscere un sentimento e dargli un volto. Chi non sa dare un nome alle proprie emozioni è più esposto a passioni scomposte e reazioni inconsulte.
-Quindi la rabbia si può trasformare?
-Sì, come ogni nostra passione può essere trasmutata. Tieni presente che la rabbia è semplicemente un’energia che ha come scopo la difesa e la sopravvivenza. Nei momenti di pericolo una forte reazione può salvarci la vita. Ma quando oltrepassa il limite, quando è un aggredire determinato dalla frustrazione diventa come un tizzone ardente che può far del male agli altri, ma soprattutto a noi.
-È come il fuoco che può servire per scaldarci davanti al camino o può bruciarci la casa…
-E così con tutte le energie dell’essere umano. Bisogna saperle usare con cautela e maestria, allora sono al nostro servizio e non contro di noi.
-E quando noi reprimiamo la rabbia?
-Anche trattenerla e occultarla non serve, prima o poi quell’energia ti brucerà dall’interno o esploderà all’esterno distruggendo gli altri. Devi piuttosto andare alla radice del problema, ai desideri che la alimentano e all’inconsapevolezza che non ti permette di governarla. Se hai capito che è un’energia, allora puoi indirizzarla diversamente, puoi usarla per scopi positivi.
-E quindi per trasformarla da dove si comincia?
-Dobbiamo renderci conto che riversare la rabbia sugli altri è ingiusto e inutile, che degrada e fa star male noi per primi e che esprimerla in modo inconsapevole fa perpetuare il suo meccanismo.
-Perché hai sottolineato con enfasi “in modo inconsapevole”?
-Vivere un’emozione in modo consapevole è una cosa completamente diversa. È vedere con chiarezza cosa sta accadendo dentro di noi, in una prospettiva più ampia. Qui si pongono le basi per la trasmutazione. Devi vedere le passioni come espressione della tua parte inconscia, animale, quella guidata dall’istinto di sopravvivenza. Rabbia, gelosia, odio, avidità, ecc. sono meccanismi che riguardano ogni essere umano, tutti noi li conosciamo. Non identificarti con queste passioni, vedi che passano attraverso di te e capisci che non possono essere eliminate, semmai trasformate. Devi fare una sorta di operazione alchemica.
-Un’alchimia? La trasformazione del vile piombo in oro?
-Sì, se vogliamo rimanere nella metafora. Invece di negare, reprimere o manifestare la rabbia, tienila lì in piena coscienza, osservala come pura energia, lasciala essere, usa il gioco e l’ironia, rilassati e vedi che niente è così importante, nulla deve essere preso troppo sul serio. Trasformare le energie è trasformare te stesso. Naturalmente il “come si fa” devi capirlo tu col tempo, un’intuizione interiore ti deve guidare. Come ogni processo di liberazione non può essere indotto dall’esterno, deve essere fatto autonomamente, in piena coscienza e libertà.
-E quando la trasformazione avviene?
-Allora la rabbia diventa energia creatrice, luce che illumina i tuoi angoli oscuri invece di alimentare i tuoi mostri interiori. Quell’energia da distruttiva si tramuta in voglia di vivere, gioia di essere, entusiasmo, forza di cambiamento. Col tizzone ardente invece di bruciare gli altri accendi un fuoco in te che è come quello del camino che dona luce e calore. Quando l’energia-rabbia cambia di segno può trasformarsi nei sentimenti più amorevoli: amicizia, cura, comprensione, calore umano.
-Dunque il tizzone ardente non si spegne, da energia negativa diventa forza positiva…
-Sì, è la stessa energia della vita che ritrova il suo flusso naturale e ora scorre libera. Il tizzone ardente, nella tradizione indiana, esprime l’attaccamento dell’ego al mondo materiale. Se non superi questa illusione rimani intrappolato nelle emozioni negative, quelle al servizio della personalità egoistica, capace solo di possedere e distruggere. Ma quando ti liberi di un’emozione negativa diventa più facile liberarti anche delle altre, perché in fondo il meccanismo che le produce è lo stesso.
-E come cambia il tuo rapporto col mondo?
-Impari ad accettare che le cose non vanno sempre come vorresti, che tu non sei il centro dell’universo, che anche gli altri sono un groviglio di passioni e desideri e a volte ti tagliano la strada, come tu stesso fai con loro. Uscire dalla prospettiva ristretta dell’io è un grande sollievo, è svegliarsi da un’illusione che crea infelicità. Allora, quando accade, la rabbia non ha più ragione di esistere e lo stesso vale per tutte le altre emozioni negative e disturbanti.
-Si diventa quindi uomini perfetti?
-No, magari non perfetti, ma profondamente umani sì. Il punto non è cercare una perfezione che sarebbe un vivere monotono e senza colori, ma essere consapevoli di quello che si è e di ciò che si può essere e agire di conseguenza. Conoscere se stessi in fondo non è altro che questo.
24 aprile 2024