
167 La banalità del presente
-È una frase che sento ripetere di continuo: dobbiamo vivere nel presente. Mi sembra ormai diventato un luogo comune, una banalità. Ma poi mi chiedo che cosa voglia dire davvero “vivere nel presente” perché forse non lo so.
-Certo, la vita è qui e ora, il presente è la sola cosa che esiste, la “realtà reale” da cui non possiamo fuggire. Il che ci sembra un’ovvietà, perché nessuno può esistere nel passato o nel futuro se non virtualmente, attraverso la memoria o l’immaginazione.
-Ma mi chiedo come mai tutti continuano a ripeterlo come un mantra, quando dovrebbe essere una cosa scontata che non ha bisogno di essere rimarcata. Per cui rinnovo la mia domanda: noi viviamo nel presente oppure no? Lo facciamo davvero? Perché comincia a venirmi qualche dubbio…
-La tua è una domanda da vero ricercatore. Non dare mai nulla per scontato è la prima regola per chi vuole indagare la realtà.
-Ho l’impressione che le cose che sembrano ovvie e banali siano proprio quelle che nascondono una verità che sfugge allo sguardo.
-E allora proviamo ad approfondire. Noi siamo convinti che quello che percepiamo nel momento presente sia la realtà vera e indubitabile. E quando i sensi ci ingannano pensiamo di dovere solo migliorare i metodi e gli strumenti di osservazione. Ma noi non vediamo mai la realtà così com’è, perché il vedere è sempre filtrato dalla memoria. A ciò che è visto si sovrappongono l’immagine del passato, le nostre conoscenze, le definizioni, le etichette che applichiamo alle cose.
-Non è un fatto naturale paragonare ciò che è visto a ciò che già si conosce?
-Capita a tutti ed è un atto spontaneo e immediato. Ma “pensare” la realtà non è la stessa cosa che “vederla” e “viverla” nel momento presente. Se io ti osservo e a quello che sei ora si sovrappone il ricordo di tempo fa quando tu mi hai recato un’offesa, allora non ti sto veramente vedendo, sto guardando un’immagine che ho di te basata sulla memoria, non te in quanto tale, come sei adesso.
-Questo mi è chiaro, ma se io ad esempio osservo questo tavolo che è qui di fronte a me e che vedo per la prima volta…?
-A questo tavolo che vedi per la prima volta si sovrappone l’immagine nella memoria che corrisponde all’oggetto che chiami “tavolo”, immagine nata dall’esperienza di tutti i tavoli che hai visto precedentemente. È proprio questa pre-conoscenza che ti impedisce di vederlo per quello che è in questo momento, in una percezione pura, libera da ogni immagine, scevra da ogni pregiudizio. È questo che ti preclude di vivere davvero nel presente, nel qui e ora. Ma comunque stai tranquillo, non vale solo per te, è ciò che accade a tutti.
-Ma se uno sta vedendo un tavolo davvero per la primissima volta?
-Allora la sua percezione è limpida e piena di meraviglia. È quello che tutti noi abbiamo esperito quando da infanti vedevamo le cose in modo innocente e aurorale. Una meraviglia che purtroppo abbiamo dimenticato…
-È vero, i bambini vivono nel qui e ora, immersi totalmente nel presente. E così anche gli animali, che sembrano vivere nel tempo dell’adesso, mai preoccupati per il passato o il futuro. Che cosa ci distingue dal mondo animale?
-Ci distingue il possesso della ragione e del linguaggio. Qui c’è tutta la nostra gloria di esseri umani e la nostra problematicità. Noi pensiamo di conoscere e dominare la realtà attraverso il linguaggio e il pensiero. Ma le parole indicano quello che per noi è l’oggetto senza mai poterlo cogliere in sé. Non ci rendiamo conto che le parole sono segni, i significanti e non i significati delle cose. L’avrai spesso sentito dire: la parola non è la cosa, come anche l’immagine di una cosa non è la cosa stessa.
-Quindi il nostro pensiero è solo una costruzione di immagini separate e distanti dalla realtà. E poiché noi percepiamo la realtà filtrata attraverso il pensiero siamo continuamente distolti dal qui e ora, non siamo davvero nel presente…
-Sì, è così e ciascuno lo può constatare di persona se ha la pazienza di condurre un’osservazione approfondita. Alla fine, al di là dell’utilità pratica, il conoscere non può “significare” niente, è solo una costruzione di schemi che cercano di ingabbiare la realtà vivente per possederla. Quelli che noi definiamo “oggetti” sono processi in atto, una realtà in movimento, un diveniente che sempre ci sfugge. Un oggetto non può mai essere definito se non a livello del linguaggio e dell’intelletto. È evidente però che la realtà viva è un’altra cosa che esula totalmente dal pensiero. E che la memoria ne è solo lo smorto simulacro.
-Quindi vivere nel presente non è un dato di fatto, non è un punto di partenza o qualcosa di già acquisito, è un esistere che deve essere ancora realizzato. Noi siamo nel presente eppure non siamo nel presente, guardiamo la realtà eppure non vediamo la realtà, perché il filtro della memoria è il passato che si sovrappone e confonde la nostra visione.
-Sì, ricordiamo però che per vivere nel presente non c’è bisogno di andare da nessuna parte. Non dobbiamo fare alcuno sforzo per andare da dove siamo adesso al “qui e ora”, andare dal presente al presente è contraddittorio e senza senso. Basta solo il riconoscimento di uno stato dell’essere che c’è già e che è obnubilato dall’ignoranza. Con una continua meditazione dobbiamo togliere il velo, comprendere che percepiamo in modo limitato e condizionato. Mantenendo questa coscienza si può col tempo imparare a vedere le cose con una percezione diretta, lasciando cadere le interpretazioni e le precognizioni che distorcono il vedere.
-È come riconquistare lo sguardo perduto dell’infanzia…
-Sì, ma in modo consapevole e comunque da persone capaci di comprendere il funzionamento e i limiti della mente. È chiaro che l’intelletto volto all’utile manterrà il suo ruolo e la sua funzione nella vita. Ma non sarà mai lo strumento che ci potrà avvicinare al sacro momento dell’Adesso.
-Dunque, in poche parole: se io sono nell’intelletto io non sono qui, non sono ora, non sono nel presente, sono altrove e vivo senza provare meraviglia per ciò che mi circonda. E allora il presente diventa banale e senza significato…
-Noi cerchiamo con l’intelletto di afferrare e dare un senso alle cose con definizioni e descrizioni mentre la bellezza ci sta sfuggendo di sotto agli occhi. Le cose sono piene di significato, sono lì di fronte e parlano, ma tutto questo va sentito, va vissuto e integrato in noi. E lo possiamo fare solo se siamo capaci di stare davvero nel presente e vivere la vita intensamente, con grande attenzione, dedizione e consapevolezza.
-Mi chiedo ad esempio come facciano a dialogare due persone che non sono mai nel presente, come possano davvero incontrarsi a scambiare se non si vedono, se sono separate da un filtro che fa da barriera…
-È chiaro che se si relazionano condizionate dal loro passato lo fanno attraverso immagini fittizie, per la maggior parte obsolete e fallaci. Ma se sono persone intelligenti e coscienti del problema possono fare un cammino di scoperta dell’altro che può trasformarle. Allora vivono nel presente come esseri umani che vogliono essere nel mondo con spirito di verità e in piena libertà.
-E immagino che questo valga per la nostra relazione con tutte le cose…
-Sì, finché siamo ingabbiati nel pensiero non possiamo assaggiare la vita vera così come è, ci perdiamo in immagini illusorie che ci allontanano dalla “realtà reale”. Comprendere tutto questo è liberatorio e ci restituisce al momento presente per riconoscere la bellezza di tutto ciò che esiste: la natura, gli esseri umani, le relazioni, i sentimenti, l’arte, il divenire e i colori del mondo. Quello che prima era una descrizione della realtà diventa un tuffo nel mistero senza fine che avvolge ogni cosa.
-Certo deve essere un cammino lungo e difficile…
-Non così arduo come puoi pensare. La meditazione però deve essere portata nel quotidiano, deve diventare un’attenzione continua alle cose che gradatamente le libererà dal gravame di uno sguardo troppo carico di passato.
-Vorrei intraprendere questo cammino. Da dove posso cominciare?
-Ci sono vie di meditazione che hanno molto da insegnare in proposito. Vedi quella che ti attira, sta a te scegliere quella più adatta nel tuo caso, se hai deciso di riappropriarti della capacità di vivere nell’adesso.
-Così, con una seria meditazione, il presente non sarà più “banale”…
-Non è mai il presente ad essere banale, siamo noi che lo pensiamo tale. E così facendo riveliamo tutta la nostra banalità.
16 aprile 2024