
166 Una manciata di foglie
Dopo aver preso da terra una manciata di foglie
il Buddha disse ai discepoli: “Le foglie nella mia mano
sono poche, quelle dell’intero bosco sono molte di più.
Così è per ciò che riguarda i miei insegnamenti:
le cose che ho compreso e conosco sono tante,
ma a voi potranno bastare pochi semplici precetti.
Sapere una quantità di cose non sarebbe di beneficio,
non vi farebbe progredire sulla via del Risveglio.”
La nostra mente è come una fitta foresta,
un intrico di rami con innumerevoli foglie,
un luogo pieno di sentieri e insidie
in cui è facile perdere l’orientamento.
Da un pensiero nascono mille altri
in un gioco infinito di sensi e di rimandi,
un groviglio confuso di immagini e idee.
Noi vogliamo conoscere sempre di più,
siamo convinti che accumulare sapere
e riempire la mente di nozioni e teorie
sia la via maestra per conquistare la verità.
Ma il Buddha ci mette in guardia
da questa illusione del ricercatore spirituale
e indica la via che porta al risveglio:
la mente è la fonte di quello che siamo,
può essere una prigionia o una liberazione
a seconda dell’uso che ne facciamo.
Se seguiamo la via orizzontale della quantità
siamo sempre alla ricerca del nuovo,
raccogliamo innumerevoli conoscenze,
inseguiamo il bizzarro e il miracoloso
nei mondi magici creati dal pensiero.
Si può sprecare l’intera vita in una ricerca
che si muove in tondo senza progresso,
illusi che l’erudizione sia già la saggezza,
costruendo un pesante ego spirituale
orgoglioso della propria “santità”.
Questo è l’inganno della mente limitata
che si perde nell’accumulare conoscenze.
Se invece intraprendiamo la via verticale
guardiamo alla qualità del nostro pensare,
la mente diventa strumento di indagine
e apre le porte ad un’intuizione superiore.
Osserviamo l’esistenza e il nostro vivere
fino a capire che il pensiero crea il mondo
e che lì si trova la chiave della liberazione.
Il maestro Buddha parla per sua autorità
condensando la dottrina in poche regole,
partendo dalle “quattro nobili verità”:
la realtà del dolore; l’origine del dolore;
la fine del dolore; il Sentiero per giungervi.
Le istruzioni per il discepolo sono poche,
quante le foglie che stanno in una mano,
perché l’esistenza in fondo è semplice
e la liberazione è alla portata di ognuno.
La pratica costante dell’Ottuplice Sentiero
libera la mente dai vincoli del Samsara
aprendo alla pura coscienza risvegliata.
Una profonda comprensione illumina il sé,
si trasforma in una pace senza confini
e diviene il canto eterno del Beato:
Esiste la sofferenza, ma nessun sofferente è trovato
Vi è l’azione, ma non vi è nessun agente dell’azione
Vi è il Nirvana, ma nessun essere che vi entri
C’è il Sentiero, ma non vi si vede nessun viandante
10 aprile 2024