
165 Socrate e il calcio dell’asino + Apologia
Socrate ai discepoli meravigliati che egli non reagisse
alle percosse di un interlocutore:
“Se fossi preso a calci da un asino, forse che lo citerei in giudizio?”
Chi mai potrebbe rimproverare un povero asino
per avere fatto quello che fanno tutti gli asini?
Certo non lo condurremmo in giudizio,
consapevoli delle sue limitate possibilità.
Ma l’uomo è dotato di ragione e di parola,
può esprimere il disaccordo o la rabbia
mantenendo il governo dell’intelletto,
senza abbassarsi al livello animale,
dove comanda il puro e semplice istinto.
In ogni caso se accade, dice Socrate,
si deve trattare la persona con rispetto:
l’inconsapevole non sa cosa sta facendo,
non sa di perdere la propria umanità,
va quindi trattato come un infante immaturo
che va compreso e guidato, non punito;
non si può pretendere da un incapace
di andare oltre i propri limiti personali
per concepire un’altra possibilità.
E non rispondere a violenza con violenza
non è solo una scelta di carattere etico,
è anche espressione di una saggezza,
quella dell’uomo in pace con se stesso.
Apologia dell’Asino
Ci veniva insegnato già nella scuola elementare
che un asino è incapace di intendere e di volere.
C’era come sempre un asinus ex cathedra
ad istruire noi alunni sulla demenza asinina,
ricorrendo ad un ampio florilegio di esempi
per nutrire i nostri già pesanti sensi di colpa.
Ma noi conoscevamo un’altra nostra verità,
sapevamo quanta intelligenza negli asini,
a dispetto delle chiacchiere della vulgata.
La nostra intuizione ce ne dava la certezza,
con la fantasia li facevamo parlare e volare.
E osservando gli esseri umani nel mondo
notavamo insospettabili affinità e differenze
tra il mondo animale e quello degli uomini,
vedevamo l’incerto confine che li separa.
La mente degli asini è così innocente
che nessuno di loro mai si sognerebbe
di salire in cattedra a dispensare giudizi,
attribuendo agli altri patenti di intelligenza,
semmai piuttosto un calcio ben assestato
quando ci vuole perché il troppo è troppo,
anche nel caso di un Socrate destinatario,
mirabile esempio di linguaggio non verbale
per stringatezza ed efficacia.
E di sicuro Socrate per primo ne riderebbe
e questo direbbe ai suoi discepoli:
nessun asino merita di essere dileggiato
per il fatto di pensare e agire come un asino;
è l’uomo che può essere criticato o dileggiato
quando non pensa e agisce come un uomo;
ma il filosofo difende sempre l’uno e l’altro
perché per lui l’ignoranza non è mai una colpa.
7 aprile 2024