
161 Il potere del circolo
-Il pensiero antico era affascinato dalla figura del cerchio e ad esso attribuiva spesso un significato mistico. Possiamo guardare la cosa più da vicino?
-Sì, gli antichi conoscevano bene il simbolo del cerchio e lo consideravano emblema di perfezione e del perpetuo ricominciare. Nella circolarità si esprimeva l’essenza delle cose, il movimento ciclico degli esseri nel mondo del divenire.
-In effetti il cerchio sembra la più completa e armoniosa delle figure geometriche piane…
-Se lo osserviamo e ne facciamo un oggetto di meditazione notiamo molti possibili simbolismi. Teniamo presente però che in quel guardare noi proiettiamo sempre ciò che ci appartiene come umani, ciò che è nelle corde del nostro sentire. Siamo sempre alla ricerca di simboli che possano dare un significato alla nostra esistenza e in questo le figure geometriche hanno una forza e un potere di fascinazione impareggiabili.
-Allora voglio provare a cimentarmi nell’impresa… Ecco qua sul foglio l’immagine di una perfetta figura circolare…
-Dobbiamo fare un’indagine di tipo fenomenologico, senza partire subito da ciò che sappiamo altrimenti la ricerca sarà condizionata e non libera. E dovremo affidarci alla nostra intuizione più che al pensiero analitico che frammenta e non coglie l’insieme. Il senso globale di una realtà non si può costruire un pezzo alla volta, va afferrato come totalità in un solo movimento..
-Stiamo usando quindi il lato destro della nostra mente, quello dell’intuizione poetica, dell’arte e dell’immaginazione?
-Certo, non dimenticare che simboli, immagini e miti sono un linguaggio profondo e potente. Gli antichi lo sapevano e per questo attribuivano tanta importanza a ciò che risveglia l’intuizione e la visione. La verità più profonda non è quella dell’oggettività dimostrabile, è quella di una interiorità spirituale che esprime il nostro essere, dove ogni dimostrazione è impossibile e sarebbe comunque superflua. Allora, osservando la figura, cosa noti al primo sguardo?
-Mah, non molto… Vedo solo la simmetria dell’insieme, la forma curva e il fatto che ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro.
-Bene, per cominciare abbiamo scoperto il centro della figura e una periferia, la circonferenza, che abbiamo pensato come una sequenza di punti. Dimmi però, dove comincia esattamente la circonferenza?
-Be’, non si può stabilire un punto privilegiato che possa essere un inizio se non in modo arbitrario. Non c’è un percorso che parte da A e si conclude in B in modo lineare…
-In effetti nella circonferenza ogni punto è inizio e fine, ogni luogo può essere il cominciamento oppure la conclusione di un percorso. Nota come il circolo sia una realtà compiuta, perfetta e priva di opposizioni, senza angoli, spigoli o punti di rottura che possano alterare l’armonia dell’insieme. Ha una proporzione e un carattere di fluidità, suggerisce un moto perpetuo.
-È vero, il cerchio non appare una realtà statica, dà un senso di movimento, suggerisce un moto di rivoluzione su se stesso senza fine …
-Per questo gli antichi lo associavano agli astri del cosmo e ai loro movimenti caratterizzati da regolarità, stabilità e bellezza. L’universo, creazione divina, trovava nel circolo il suo simbolo più profondo. Anche il tempo era visto come un eterno ritornare.
-Sì, ho in mente la bellissima espressione di Platone: il tempo come “immagine mobile dell’eternità”…
-Il movimento ciclico del tempo, con le sue fasi e l’alternarsi delle stagioni, riproduce per Platone l’ordine immutabile dell’eterno essere. La sua è un’espressione mirabile che riesce a mettere insieme il divenire e la dimensione del non-tempo.
-E poi notavo: il “movimento” si può pensare alla periferia del cerchio, sulla circonferenza e nello spazio interno, ma il centro rimane sempre immobile…
-Guarda un po’, sei arrivato anche tu come Platone a mettere insieme nella figura del circolo il movimento e l’immobilità, il tempo e l’eternità.
-Forse comincio a capire meglio cosa vuol dire lasciarsi andare all’intuizione, al gioco di corrispondenze e di suggestione delle immagini.
-Allora stai davvero facendo progressi, anche perché non pretendi di dimostrare nulla, il significato che scopri ha valore per te e questo è l’importante.
-Quindi il centro non si muove mentre tutto il resto gira intorno, come in una grande ruota…
-Come la ruota del Samsara delle filosofie orientali dove tutto si ripete incessantemente e la liberazione consiste nel saltare dalla circonferenza del mondo fenomenico al centro immobile della realtà noumenica. In termini semplici e per noi più comprensibili: il centro del cerchio è la nostra coscienza, il nostro individuale punto di osservazione; la circonferenza è il divenire del mondo, sia nella dimensione esteriore sia in quella interiore. Le vie di meditazione orientali predicano la liberazione dal ciclo delle rinascite uscendo dal movimento della Ruota cosmica.
-E nelle filosofie dell’Occidente?
-Anche gli antichi filosofi greci accettavano la ciclicità del mondo, per questo usavano l’espressione “divenire” per indicarlo. In fondo, se ci pensi, è molto rassicurante sapere che tutte le cose vanno e vengono in circolo e che alla fine non c’è niente di nuovo sotto il sole. La modernità invece si è gettata nell’abisso della frammentazione, dell’insicurezza, della aleatorietà. È la cifra del nostro vivere oggi, ma non sto dicendo che sia migliore o peggiore, è il cammino della coscienza della nostra collettività umana.
-Rimettendo la palla al centro… Cosa altro si può dire?
-Il centro come metafora è anche l’anima, il luogo sacro e originario che esprime la nostra essenza. L’aspetto esteriore, la circonferenza, è invece il corpo, realtà mutevole e transitoria. Ritornare al centro vuol dire ritrovare lo spazio interiore, vivere la propria unità e completezza. È anche la “Via di Mezzo” del Taoismo, il vivere in armonia con il movimento di tutto ciò che esiste.
-Comprendo che il discorso ci può portare molto lontano perché apre tante porte. E tutto questo partendo da una semplice figura geometrica…
-Non è la figura del circolo ad essere complessa, lo è la nostra mente intuitiva che è capace di scoprire un mondo di significati in un semplice segno. Pensa a quello che puoi trovare anche nel punto, nella linea, nella croce, oppure nella piramide e nella sfera…
-Stavo infatti pensando alle figure del triangolo del quadrato: come si pongono rispetto al cerchio?
-Faccio solo un cenno su cui potrai riflettere: il quadrato presenta quattro lati, la linearità, spigoli e angoli opposti. È tutto un altro mondo che si apre: quello della realtà materiale fatta di opposizioni, lotte e dualismi. Il cerchio esprime il principio di unità del movimento universale, il quadrato rappresenta il contrasto, i chiaroscuri, la frammentazione, la perdita dell’unità. Quanto a triangolo, la sua forma suggerisce l’idea di una scala ascensionale dal basso verso l’alto, una realtà a più strati e livelli, ma nell’insieme è una figura che esprime staticità, una mancanza di movimento, una spigolosità, nonostante la simmetria e le proporzioni geometriche. A tutto questo si potrebbe associare anche il significato dei numeri, i pari e i dispari e i loro rapporti, una prospettiva filosofica fondata dal Pitagorismo che collega i numeri, le geometrie del cosmo e il destino dell’anima. E molto altro ancora che non abbiamo tempo di menzionare…
-E dire che la matematica non mi era mai piaciuta. Ora sto scoprendo un modo diverso di considerarla…
-C’è una geometria sacra che non è fatta solo di freddi rapporti numerici e che ha percorso la storia. In ogni caso però ricorda di non prendere quello che diciamo come una verità assoluta da sostenere e difendere ad ogni costo. Se ha sollecitato la tua riflessione e l’intelligenza immaginativa ha già raggiunto il suo scopo. L’importante non è aggiungere e conservare conoscenze, piuttosto mettere in movimento la coscienza e approfondire la consapevolezza. Rimani anche tu fluido e “circolare” come il cerchio, vedine la sacralità e la bellezza, scopri e fa tuo il potere del circolo, sarà una guida importante nel meditare sul mondo e su te stesso.
27 marzo 2024