
154 La via del ritorno all’Uno
-Nelle Enneadi Plotino elabora una grande metafisica dell’Uno: tutto l’esistente sgorga dalla sovrabbondanza del Primo Principio che origina il mondo e la coscienza in un immenso ciclo cosmico di discesa dall’essere perfetto al piano materiale, quello che per noi è l’universo con tutta la vita che contiene.
-Ne abbiamo parlato. E arrivati a questo punto, come prosegue l’indagine filosofica?
-Plotino parla del ritorno all’Uno, una grandiosa conversione dal mondo materiale alla realtà spirituale che vede protagonista la coscienza singola. Il grande filosofo descrive la via della meditazione che conduce il ricercatore spirituale all’esperienza mistica della riunione col trascendente.
-È la teoria filosofica che diventa pratica di vita…
-Sì, un cammino di crescita interiore, di evoluzione della coscienza che si affranca dagli interessi materiali e risale alla sfera immateriale della Luce intelligibile.
-Da dove si parte per intraprendere questo cammino?
-Per le anime più mature che sono pronte a esplorare le supreme dimensioni dell’essere il primo passo è l’affinamento delle facoltà più elevate della mente, prima con la matematica, poi con l’arte e la ricerca della bellezza nelle cose del mondo. In seguito lo sguardo si volge alla teoria, alla visione dell’occhio della mente, ai concetti astratti e alla vita interiore. Le cose esterne perdono ogni attrattiva e significato, l’individuo cerca la bellezza che va oltre la materia, il ‘bello in sé’ come insegnava Platone. La vita si spiritualizza e le qualità dell’anima si palesano aprendo un nuovo livello dell’esistenza umana.
-Ci sono indicazioni più concrete su come si debba praticare la meditazione?
-Ti porto un esempio dalle Enneadi: devi visualizzare di fronte a te il cosmo con le stelle e i pianeti e tutti i viventi che lo popolano. Il tuo sguardo deve cogliere la totalità delle cose come un insieme e al tempo stesso ogni suo dettaglio.
-Devo quindi sentirmi come un grande Spettatore dell’intero universo…
-Sì, devi usare la tua immaginazione, vedi l’universo come se fosse tutto in una sfera luminosa e trasparente. Poi quando l’immagine nella tua mente è nitida devi rovesciare il rapporto con essa. Il cosmo devi vederlo non come una realtà esterna, ma come un universo dentro di te. Devi pensare, anzi devi sentire, di essere il creatore del cosmo, la fonte infinita e libera da cui ogni cosa scaturisce. Prova a farlo in questo momento…
-Sì… È una sensazione particolare, mi dà un senso di espansione e di potenza. Essere una divinità che crea e governa il mondo mi sembra una bella esperienza, per quanto sia solo frutto di immaginazione…
-Ecco, ora rimani in quella coscienza che comprende in sé tutto ciò che esiste. Sei nello spazio di una consapevolezza profonda e ampliata del senso di essere. Ammira la grandiosità, la bellezza e la perfezione di tutte le cose…
-Mi sento il Divino che contempla la sua creazione e la vede perfetta, fatta a sua immagine…
-Bene, ora il passo successivo è quello di lasciar svanire a poco a poco la visione dell’universo e concentrarsi sulla pura presenza, lasciando solo la coscienza, nuda e semplice. Dalla visualizzazione consapevole alla consapevolezza in sé, come presenza trascendente e incondizionata.
-Mmh, è come essere in un vuoto, di fronte al nulla…
-Ma in realtà non è il nulla, perché la coscienza rimane sulla scena, lucida e autoconsapevole, onnipotente e indistruttibile, senza limiti perché altro non c’è fuori di essa…
-…E quindi è anche oltre lo spazio e il tempo, completa e piena di ogni qualità…
-Meglio dire che è priva di forma, quantità, qualità e relazione. Riesci a spiegare perché?
-Perché queste sarebbero delle determinazioni, cioè delle limitazioni per una coscienza che è un assoluto Uno.
-Proprio così, la Coscienza (con la maiuscola per distinguerla dalle coscienze individuali e limitate dei singoli enti) è la manifestazione dell’Uno, che in sé rimane la suprema Realtà, inconcepibile e indescrivibile, al di là di forma e tempo, di azione e pensiero, di essere e non essere. Va precisato poi che per Plotino l’Uno non “crea” il mondo dal nulla, ma genera da se stesso per sovrabbondanza di essere, in modo spontaneo, rimanendo nella sua perfezione assoluta, immobile e inviolato.
-Quindi, se ho capito, con questa meditazione la nostra coscienza individuale cerca di allinearsi alla Coscienza universale per avvicinarsi all’esperienza dell’Uno…
-Sì, è la via per superare ogni dualità e ‘tornare a casa’, al Primo Principio. Non è semplice però parlare di unio mystica, la realizzazione estatica che oltrepassa ogni possibilità di descrizione. Le parole sono sempre misere e incapaci di dare significato al trascendente. Qui si entra in un mondo di tali paradossi e impossibilità che ogni tentativo di spiegare cade nel vuoto. Per questo l’ultimo volo secondo Plotino deve avvenire nel distacco e nel silenzio più radicali.
-L’ultimo volo? Cosa significa questa metafora?
-Troviamo nell’ultima pagina delle Enneadi uno dei passi più belli. Plotino descrive con queste parole il “volo” finale verso l’illuminazione: “Fuga di solo a solo – pònou pròs pònon“. È l’esperienza di spogliarsi di tutto, abbandonando ogni desiderio, attaccamento e senso di separazione per ricongiungersi con l’Uno. Un “volo” nell’estasi della trascendenza che non lascia memoria o traccia del mondo dietro di sé.
-Immagino che più di questo non si possa dire e raccontare…
-Ci siamo avventurati sul terreno di una grandiosa metafisica dell’Essere che la ragione può solo intravedere da lontano. Il ricercatore serio sa che le parole e i concetti sono solo un punto di partenza, il resto è un cammino di realizzazione interiore che ciascuno deve compiere in solitudine:
Fuga di solo a solo – pònou pròs pònon
29 febbraio 2024