
149 Cavalcando l’onda della vita
-Ogni realtà ha lo stesso destino, Filandro:
nascita, maturazione, declino e morte.
Il ciclo della vita procede inesorabile
a stabilire i tempi del nostro passaggio,
come un’onda che si espande e si ritrae,
segnando i confini del nostro esistere.
-Come il movimento ritmico del respiro…
-Sì, un respiro cosmico muove ogni cosa
con l’eleganza di una sacra geometria
dove ogni numero trova il suo posto,
finché il grande disegno è compiuto.
-Il numero è la forma del movimento,
ma lo zero è non-forma, cioè il nulla,
è quindi negazione del moto e del ritmo?
-Il valore dello zero non è un assoluto,
dipende dalla sua posizione e relazione.
È il numero che ha una possibilità unica,
una natura straordinaria e plurima,
il potere di essere e di non essere.
-Essere o non essere? È un problema?
Sembra una sfida insuperabile per il logos!
-La contraddizione non è un problema,
nel creato è la prima legge del vivente,
solo il logos la considera inaccettabile,
perché il pensiero sempre divide e separa.
Separare vuol dire escludere, chiudere,
rigettare ciò che sembra illogico e assurdo.
Ma è lo zero a portare il divenire nel mondo,
nel suo combinarsi con tutti gli altri numeri.
È il vuoto che infine dà forma alla forma.
-Ma allora non dobbiamo aborrire il nulla?
Se la realtà è la negazione del vuoto
non dobbiamo tenerci attaccati ad essa
come naufraghi aggrappati alla tavola?
-Non temere la contraddizione Filandro.
Senza il contrasto tra l’essere e il nulla
la realtà sarebbe statica e morta,
non ci sarebbero vita e conoscenza,
né saggezza né amore e bellezza.
-…E non ci sarebbe il mutare delle cose
né la volubilità amabile dei sentimenti,
non il ciclo delle stagioni e la natura,
non la possibilità di attendere il nuovo…
Io voglio che non ci siano mai questi “non”!
-È per questo che sei qui nel mondo,
per imparare ad abbracciare ogni cosa
senza però mai aggrapparti a niente.
Allora, quando non possiedi nulla
tutto è lì per te e puoi riempirti i sensi.
-Credo di avere compreso il messaggio:
devo saper cavalcare l’onda che viene
senza rimanere abbarbicato a una tavola,
paralizzato dalla paura di vivere.
Devo cogliere il senso di ciò che accade
tuffandomi con coraggio nel grande mare.
-Sì, è il grande spettacolo della creazione:
forma e non-forma creano infinite realtà
mescolate nel conflitto e nella quiete,
partecipi di un infinito gioco dell’apparire,
attori di una storia che si viene svelando
nell’architettura di un supremo disegno.
Nel movimento vita e morte si alternano,
creazione e distruzione si susseguono
nelle cose più grandi e in quelle più piccole,
perché la staticità sarebbe la fine eterna
che preclude la rinascita nel nuovo.
-Già, cavalcare l’onda… ma come spiegarlo?
-Le cose importanti non si possono spiegare,
si può solo viverle e afferrarle d’un colpo,
nel lampo di intuizione dell’occhio interiore.
-Ho timore dell’onda perché è un fluttuare,
è un oscillare tra bene e male, gioia e dolore,
è vedere nascere e spegnersi le cose più care
e questo suscita un sentimento intollerabile.
Il divenire con il suo movimento a pendolo
dà un senso di instabilità e di precarietà,
è come cavalcare un cavallo selvaggio
rischiando in ogni momento la caduta.
-Cavalcare il divenire è l’arte suprema,
richiede abilità e forza d’animo e pazienza.
Chi non la conosce dovrà soccombere,
sarà travolto dalla potenza degli eventi
che segnano le vie di questo mondo.
-Se fluisco con le cose mi perdo in esse,
le onde mi sballottano di qua e di là,
mi trovo ora sulla cresta, ora nella valle,
non mi sento padrone di me stesso,
tantomeno padrone delle cose del mondo.
-Questo accade a tutti, è il prezzo da pagare
se si vive pienamente come esseri umani.
Ricorda però che la nostra intelligenza
apre una possibilità che è solo dell’umano:
se impariamo a seguire l’onda della vita
senza opporci alla realtà di ciò che è
alla fine diventiamo l’onda stessa,
cioè la vita come è nella sua essenza.
Allora ci solleviamo in una posizione
al di sopra di ogni oscillazione duale
osservando imperturbati gli accadimenti,
in una equanimità che non sente scosse,
nella profonda quiete della saggezza.
-È questa la vera libertà dell’uomo?
-Sì, è l’affrancarsi dal ciclo dell’onda
superando la schiavitù delle influenze.
È elevarsi sulla meccanicità del tempo,
è essere capaci di essere e di volere
non condizionati dalla forza di gravità.
Vita che chiama vita, cioè pura libertà.
-Dunque, se io posso diventare l’onda
sono la vita stessa che si presenta
nella sua pienezza e bellezza…
-…E sono anche qualcosa di più:
sono il mistero che permea ogni cosa,
sono lo zero e tutti gli infiniti numeri,
sono l’essere e il non essere,
sono la creazione e la distruzione.
E sono anche ciò che è indistruttibile
perché al di sopra delle cose del mondo,
pronto a cavalcare le vie dell’esistenza
per diventare l’esistenza stessa,
senza un pensiero per ciò che sarà…
-E poi? C’è infine una conclusione?
-Poi nell’azzurro l’onda si guarda intorno,
distende lo sguardo oltre se stessa
abbagliata da un’intuizione improvvisa
e si rende conto di essere l’intero mare…
10 febbraio 2024