
148 L’onda di fuoco
Lingue di fuoco accendono la coscienza
quando dalla proiezione nel mondo
spoglia del sapere si ritrae in se stessa,
facendo cenere di ogni immagine
e delle seducenti forme dell’oblio.
È luce di un’energia senza limiti,
raggio purificatore che illumina
e si alimenta via via come un’onda,
creazione pura che solo può nascere
nell’irrimediabile sacrificio del sé.
Nel nudo spazio del non-sapere
dove nessuna conoscenza ha accesso
lo specchio attende un primo brillio
di quella coscienza che si fa vivida.
Lo specchio non vede mai se stesso,
può solo riflettere all’infinito una luce
che si offre come un timido raggio
a portare un primo chiarore nel buio.
Allora non c’è più immagine riflessa,
l’io-coscienza liberato risplende di sé
come consapevolezza onnicomprensiva
in un vasto non-luogo della quiete
ove il tempo cessa di divorare le cose.
È una inconcepibile ultima realtà
che a nulla e nessuno appartiene,
ma che è tutto e molto più di quello,
una presenza che nella non-azione
custodisce la sacralità del suo potere.
Per accedere a quel fuoco interiore
si deve calcare le vie del paradosso
nel reame della contraddizione,
oltre i muri dell’arida logica calcolante
che restringe lo sguardo al conosciuto.
Ciò che esula dai limiti del pensiero
può essere solo indicato per negazioni,
mai afferrato o posseduto dalla mente
che si dibatte tra le sponde degli opposti
e non può elevarsi alla visione dell’intero,
là dove ogni contraddizione si scioglie
perché nessuna opposizione è mai esistita
se non nell’illusione di un piccolo io.
Alla fine lo specchio non rimanda più nulla,
consapevole che non vi è altro da sé
si fonde nella coscienza che tutto abbraccia.
Il gioco delle illusioni è finito per sempre
perché ciò che non è mai stato si dilegua:
riconosciuto nella sua totale inconsistenza
si dissolve alla luce del vero di ciò che è.
8 febbraio 2024