Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


146 Pensare senza il pensatore

-Mi chiedo se siamo sempre consapevoli di pensare e soprattutto se siamo del tutto coscienti e padroni di quello che pensiamo…
-Il pensiero è un processo spontaneo che avviene al di là del volere cosciente. Puoi vedere tu stesso, l’esperienza diretta ci testimonia che nella mente ogni cosa appare da sé: percezioni, volizioni, immagini ed emozioni appaiono sullo schermo mentale senza che si possa riconoscerne l’origine, senza la decisione di un “io” al comando.
-Un pensare senza “io”? Come è possibile? È una cosa che mi suona molto strana…
-Osserviamo allora quello che accade: il pensiero che si presenta nella tua mente in questo momento è spuntato da solo e apparentemente dal nulla. Non è difficile constatare questo fatto, è una cosa così ovvia che non ci facciamo mai caso.
-Ma io posso decidere in questo momento di pensare una certa cosa, posso creare un’immagine nella mia mente e proiettarmi nel passato o nel futuro. E questo è certamente un atto della mia volontà…
-No, guarda con attenzione. Anche l’atto di volontà compare come un pensiero tra gli altri. Che tu decida una cosa o un’altra, che tu ti pronunci per il sì o per il no, tutto questo appare sullo schermo della mente in modo automatico. E tu semplicemente lo accogli come un fatto nella tua coscienza.
-Pensavo di essere un soggetto padrone del suo pensiero!
-Se così fosse potresti decidere di nutrire la tua mente solo con pensieri di felicità e di pace, ma così non è. Chiunque di noi sa quanto è difficile cacciare via i pensieri ripetitivi, sensazioni e sentimenti negativi. E quello che vale per i pensieri vale anche per le immagini, i desideri e le paure. Sappiamo come sia difficile e spesso impossibile governare i nostri fantasmi interiori. Tutta la psicologia moderna insiste sul fatto che noi non siamo padroni neppure in quel luogo che è la nostra mente.
-Già, c’è tutto il lavoro dell’inconscio che si muove sottotraccia. Per questo l’agire dell’uomo appare spesso così mutevole e irrazionale.
-La psicologia moderna ha ripensato profondamente la definizione di quello che noi chiamiamo io, senza però scalzarlo dal centro del nostro essere e mantenendolo come sinonimo della nostra coscienza. Qui invece lo stiamo mettendo in discussione radicalmente, ci interroghiamo sulla realtà della sua stessa esistenza.
-Se è vero, allora quello che noi chiamiamo io e che rappresenta la nostra persona e noi stessi, in che modo deve essere concepito?
-Quell’io che crede di volere e pensare e si sente sempre padrone di sé in realtà è un fenomeno illusorio, è anch’esso solo un pensiero che si produce come tutti gli altri, una costruzione mentale falsa e chimerica. Ci può essere un pensare anche senza che ci sia colui che pensa.
-Il pensiero dunque si attua senza un soggetto che che lo governi o lo diriga? È un fenomeno che accade senza l’intervento di un “qualcuno”?
-Certo, guarda quello che succede quando due persone conversano con foga animata parlando velocemente. Si vede chiaramente che prima di pronunciare le parole le persone non hanno avuto il tempo di pensarle, perché lo scambio è troppo immediato e rapido. Il pensare e il parlare sono un unico fenomeno non separato. Potremmo dire che le parole sono il pensiero in azione e che il pensiero sono quelle stesse parole articolate nella mente. Non c’è tempo, non c’è spazio per un soggetto pensante.
-Ma la scienza cosa dice di questo “io fantasma”? La neurofisiologia e gli studi sulla mente si pronunciano su questo fenomeno?
-Certo, e in modo sorprendente. Gli studi più avanzati confermano con strumentazioni scientifiche che ogni idea e atto di volontà appare nel cervello qualche secondo prima che questo diventi un pensiero cosciente o un’espressione del linguaggio o un’azione.
Prima che la coscienza operi tutto è già dato e compiuto, quindi non possiamo parlare di un pensiero o una decisione davvero consapevoli. L’”io” arriva sempre dopo…
-Scioccante, ma allora la domanda diventa: chi pensa? Il pensare scaturisce dal caso, dal caos, dal nulla?
-Chiediamoci se sia possibile concepire il pensiero senza un soggetto che pensa, come atto che non si deve riferire per forza ad un centro pensante.
-Questa prospettiva mi sembra destabilizzante, toglie la terra di sotto ai piedi, crea un vuoto: noi non pensiamo, siamo invece “pensati”…
-Be’, se come soggetti noi non ci siamo più, nessun problema! Chi dovrebbe mai rimanere destabilizzato o scioccato?
-E quindi cosa resta, alla fine?
-Rimane tutto ciò che è, tutto ciò che avviene e si presenta nella mente e nel mondo da essa pensato nella sua assoluta e semplice verità, l’essere senza limiti che è ogni cosa.
-C’è per caso qualche filosofo nella storia che ne ha parlato e concorda con questa prospettiva così radicale?
-Il filosofo Spinoza ce lo ha spiegato con una metafora: il sasso scagliato in aria dalla mano ricade in basso con una parabola, ma, supponendo che possa pensare, è convinto di avere deciso in autonomia e di aver fatto quel volo in piena coscienza. Così succede anche per l’essere umano che cade nell’illusione, convinto di essere padrone di volere e di autodeterminarsi nel suo vivere, nell’agire e nel pensare, quando in realtà è anch’esso una costruzione del pensiero.
-Il pensiero di…?
-Di ciò che Spinoza chiama l’Assoluto, perché solo Quello esiste… Un principio infinito, inconcepibile, indescrivibile, che è tutto ciò che è.
-E l’essere umano? Ha ancora un ruolo e un senso nella storia del mondo?
-Ogni uomo è uno sguardo dell’Assoluto che vede se stesso da un punto di vista limitato e particolare. Ognuno di noi è quell’Uno che vuole conoscersi e lo fa manifestandosi in forme individuali che vivono ciascuna un’esperienza unica e irripetibile.
-Dunque in questo senso esiste solo Quello, noi siamo solo uno degli infiniti punti dai quali il Tutto vede se stesso. Ma in quanto individui autonomi non esistiamo realmente…
-Direi che hai compreso molto bene. Noi siamo un’illusione data dalla limitatezza del pensiero che si restringe nell’identità di un corpo e proietta un io fantasmatico, una sorta di ombra chimerica che sembra avere una sua autonomia. L’Intero si guarda attraverso un suo frammento e dice “io”. Ma c’è solo Quello, “noi” siamo nulla…
-Allora forse riesco a capire anche il linguaggio dei mistici quando si rivolgono a Dio e dicono: io sono nulla, esisti solo Tu… Come Meister Eckhart e tanti altri. Non sono solo parole poetiche dettate dall’entusiasmo religioso…
-No di certo, stanno parlando di una vera esperienza oltre il limite. Quei grandi uomini (apparenti) non perdono tempo in espressioni superficiali. E usano le parole fin là dove possono arrivare, il resto è lasciato al silenzio…
-Non pensavo saremmo arrivati così lontano nel nostro dialogo. È un cammino impegnativo. Ora devo darmi il tempo di riflettere sui temi emersi.
-Sì, prendi tutto il tempo che vuoi, nessuno vuole costringerti a credere ciò che non è tuo. Ma sappi che la realizzazione del “pensiero senza io” si dà in un solo sguardo intuitivo che, quando il tempo è maturo, si rivela da sé in un istante. Allora quello che chiamiamo io si guarda nello specchio, si cerca e vede solo il vuoto…
2 gennaio 2024

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