
144 La canzone eterna dell’Essere
Shenzam meditava da molti anni.
Totalmente dedito alla ricerca interiore
non risparmiava tempo ed energie,
ma qualcosa rimaneva incompiuto,
mancava ancora un ultimo passo.
Nonostante l’impegno e la disciplina
il mondo con le sue storie quotidiane
lo tratteneva nella prigione del banale,
nella ripetizione vuota di gesti e pensieri
e il lavoro su di sé sembrava languire.
Dunque Shenzam prese la decisione
di portare fino in fondo la sua ricerca
per conoscere la propria ultima verità.
Senza nascondersi, fuggire o mentire
doveva scendere intemerato in se stesso
a scoprire il volto del proprio io reale.
Al di là di ogni disperazione e speranza,
praticando l’attenzione senza giudizio,
aggrappato alla pura coscienza di sé,
Shenzam affrontò il compito più arduo.
E molte cose cominciarono a rivelarsi.
Così, alla luce della consapevolezza,
meditando in uno spazio senza centro,
sporgendosi oltre i limiti del pensiero,
Shenzam si aprì alla chiara visione:
il mondo e gli altri e le cose esterne
apparivano come un film nella sua mente,
un intreccio di pensieri, idee, sensazioni
che sembrava uno spettacolo dell’assurdo,
la narrazione senza senso di un folle.
Si alternavano scene buffe e drammatiche,
mescolanze di ricordi, emozioni e desideri,
una giostra sconcertante di volti e situazioni
che lo scuoteva alle radici del suo essere.
Era questo il suo vero mondo interiore?
Questa la sua realtà di grande meditatore?
L’immagine di sé che aveva costruito
come uomo di profonda spiritualità
cominciava a sgretolarsi inesorabilmente
in quel groviglio inestricabile di bene e male.
Ma Shenzam si manteneva impassibile
e continuava ad osservare distaccato,
fermo nel proposito di non fuggire
e di puntare al vero senza compromessi.
Tutta la sua follia stava venendo alla luce,
i suoi rapporti con il mondo, gli altri e le cose
e insieme la sua realtà di essere umano,
le sue paure, la sua fragilità e i suoi limiti.
Ma intanto la mente e il cuore si purificavano.
Perché non si può raggiungere la pace
se dentro di sé si agita un fiume in piena,
ma non si può sapere cosa sia la luce
se non si è prima conosciuta l’oscurità.
Davanti a Shenzam testimone silenzioso
il “mondo reale” cominciò a dissolversi
e con esso tutti gli affanni e le domande.
Man mano che scendeva dentro di sé
aumentavano il silenzio e la quiete,
pensieri e problemi come foglie morte
cadevano nel vuoto della consapevolezza.
Come le onde che increspano un lago
i pensieri in superficie andavano e venivano,
ma in profondità tutto era immobile e silenzioso.
La meditazione aveva fatto uscire dall’oblio
tutto il passato accumulato nella memoria.
Come frotte di animali fuggiti dalla gabbia
i sentimenti erravano qua e là senza meta,
ma poi qualcosa si acquietava, si riallineava
ed emergeva potente una nuova sensazione
di pace e di stabilità, di forza e chiarezza.
Si svelava il vero Sé non schiavo dell’illusione,
luce autorisplendente, coscienza illuminata.
E con esso una dimensione senza tempo,
dove ogni residuo del passato era dissolto,
mentre l’io frammentato scompariva
con il carro dei suoi deliri e i suoi fantasmi.
Shenzam scopriva che al centro di sé
rimane solo la pura consapevolezza,
una coscienza trasparente senza confini.
Era il dissolversi dell’io di fronte al Reale
di cui aveva letto nelle parole dei Saggi,
ma quella verità di sé non lo spaventava,
una volta accettata era una benedizione,
era la fine e il compimento di ogni ricerca.
Era una beatitudine senza motivo e causa,
la morte dell’io e la sua rinascita nel Tutto,
lo svelarsi del grande mistero della vita
sulle note della canzone eterna dell’Essere.
5 dicembre 2023