Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


4 L’occhio dell’anima

Ciò che l’occhio dell’anima di Platone vide
superava l’immaginabile:
le Idee dalla luminosa essenza,
l’eterno Essere nella sua perfezione inviolabile,
gli insondabili destini del Cosmo e degli umani,
le reti del Tempo che tutto avviluppa e domina
secondo ragioni che non sono dei mortali.
Ma come descrivere tutto ciò?
Come raccontare quella bellezza che sfugge ad ogni regola?
Come rappresentare quella verità che trascende ogni parola?
E così la filosofia si volse di nuovo al Mito,
fonte e nutrimento di ogni sapere,
parola che è immagine,
lògos che crea, inesauribile nei suoi molteplici sensi.
Fu il mito a fondare la filosofia,
fu il mito a salvarla quando la parola si ritrovò muta
di fronte al mistero dell’essere.
La parola può svanire, non così l’immagine
che si radica nel nostro sentire più profondo
e da lì parla un altro linguaggio.
Parola antica e sempre nuova,
linguaggio pieno di figure metamorfiche,
colori vividi, forme sfuggenti,
potenti simboli indecifrabili
suggestioni antiche e sconosciute
che si volgono alla nostra anima primordiale
indicando, mostrando segni,
evocando il regno del sogno e della magia,
riconducendo a casa chi si è disperso
sulla via che porta al cospetto della dea Dike
severa e giusta, che con lo sguardo fermo attraversa i tempi
e attende paziente,
insegnando ciò che oltrepassa la morte.
Fu Platone che riconciliò Mito e Filosofia
e trovò di nuovo il linguaggio dell’anima
e ravvivando la scintilla dell’occhio interiore
restituì all’uomo la sua unità perduta.
9 giugno 2022

Home Articoli