
18 La lira di Socrate
Con la lira fra le mani, davanti alla morte,
Socrate divenne musico.
Mai prima di allora egli aveva sfiorato le corde
per disegnare le melodie concesse ai mortali.
Il dialogare l’aveva trascinato per le vie e le piazze di Atene
e di quello aveva fatto la sua missione di vita,
Quella delle parole fu la prima musica da lui interpretata
anche se da pochi ascoltata.
Poi la condanna a morte e il carcere,
perché per la Mediocrità non è concepibile di volare così alto.
La parola che sfugge ai limiti e al controllo del gregge
deve essere ricondotta a mansueto belato
e colui che la proferisce deve essere ricacciato nel silenzio.
Ma per Socrate che la prigionia dell’anima nel corpo già conosceva
ora tra le mura del carcere altre parole erano possibili:
quelle degli impalpabili suoni che ammaliano gli uomini
e a volte li trasportano sulle più alte vette dell’intuizione.
Il tempo era poco per apprendere lo strumento
che richiedeva lunga pratica e impegno assiduo.
E i discepoli costernati gli chiedevano il motivo di tanta dedizione
nel pizzicare quelle corde per addomesticarle all’idea
mentre Thanatos si avvicinava a grandi passi,
scanditi dal suono dell’erba mortale pestata nella tazza.
Ma il maestro, senza scomporsi, rispondeva ai discepoli e amici:
“ Nessun giorno va sprecato!”
Il senso di queste parole era trasparente
per coloro che, pur velati dal pianto dell’addio,
sapevano ascoltare anche nel momento della tragedia:
“C’è sempre un tempo utile per imparare qualcosa
e questo momento è il migliore per rendermi amica la lira!
La morte non è un problema se la si incontra cantando!
Dioniso ci insegnò a celebrarla nel buio della notte
con danze orgiastiche e parole e grida
che vogliono salire al Mondo superno
per convincere gli dei che anche noi mortali siamo dei…”
Questo sembrava di udire…
La musica dunque come nuovo gradino della scala
e Socrate che divenne musico in quel breve tempo,
pensando solo a come quelle corde potessero essere pizzicate
per cavarne dolci suoni e melodie fino ad allora mai sentite.
E fu il più grande insegnamento di Socrate:
dopo una vita offerta alle parole
viene il momento di abbandonare il dialogare,
che sempre rimane nel recinto dell’intelletto,
per mostrare con il gesto e con l’esempio come si possa
attraverso le note di una lira elevare l’animo umano
e mostrare ciò che oltrepassa la parola…
Davanti alla morte fu come per quell’uomo che fuggiva
e aggrappato lungo un dirupo scosceso,
prima di cadere fra le braccia di Thanatos,
coglieva una fragola che spuntava lì accanto
per assaggiarne il dolce sapore,
godendo di quell’attimo che diveniva eterno.
Non poté la cicuta imporre il silenzio alla lira di Socrate
perché il canto di quel risvegliato vive immortale
e ancora risuona negli echi dei secoli
come supremo insegnamento
per tutti coloro che sanno vivere nel momento:
“Nulla del tempo va sprecato, amico mio,
suona la lira della tua anima!”
1 luglio 2022