
22 Socrate e le Leggi
In quel buio e freddo carcere di Atene,
ai confini del mondo dei vivi,
si vide davvero quella scena incredibile
che Il prigioniero aveva già vissuto
nel preveggente sguardo della sua immaginazione.
Le Leggi con ciglio severo erano lì di fronte
e scandivano con dure parole un monito
che l’uomo aveva già sentito:
“Non puoi tradirci o Socrate,
non puoi violare le Leggi della città
che ti hanno dato la vita
e sono state per te una culla
e la palestra che ti ha fatto uomo!”…
Egli ben conosceva la risposta
dovuta come cittadino della comunità.
Ma questa volta la parola affiorò diversa
e prese corpo con un sentimento chiaro e nuovo:
“Non possono leggi umane costringere il mio pensiero
oltre i limiti della sua libertà!
Non posso tradire me stesso nel nome di ciò che è comune,
perché non è nei molti che si può trovare il vero.
Noi nasciamo e cresciamo in una famiglia che è la culla,
ma abbiamo il sacro dovere di abbandonare il nido
e spiccare il volo quando è il momento.
E questo non è legge umana, ma legge divina
che nessuno può scrivere o modificare
perché precede tutte le umane convenzioni
che sempre rimangono confinate nella doxa…
Quindi se io Socrate non fuggirò dal carcere
non sarà per accondiscendenza alle leggi,
sarà per agire in accordo con il mio sentire
là dove mi sento e sono libero!”.