Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


29 Cielo e Inferno

Fu come entrare in una selva oscura
quella tempesta che scosse il Poeta alle radici.
La via che prima appariva diritta e conosciuta
ora si rivelava un tortuoso sentiero nell’oscurità dell’anima,
senza una mappa, senza il conforto di una luce lontana
a indicare la meta e il senso di quel cammino.
È un duro compito cercare di trasporre in parole
ciò che solo un’interiore visione può raccontare,
ma Dante capiva che l’esperienza della crisi del sé
è un destino che riguarda tutti gli uomini, lo sappiano o no,
e si deve trovare parola per almeno suggerire ciò che non si può dire.
È la grande commedia umana cui ciascuno partecipa da quando nasce,
ora tragica ora esaltante o severa e saggia, ma sempre gloriosa e unica.
Cielo e Inferno non sono fuori di noi, luoghi sperduti chissà dove,
sono dimensioni del nostro io più profondo, spesso lacerato e sofferente,
lande che ogni essere umano deve attraversare nella sua ricerca.
È nel mezzo del cammino di nostra vita che irrompe lo smarrimento
e si profila la necessità del passaggio nei tre mondi,
ove anime in cerca di sé si aggirano nelle regioni crepuscolari del Bardo.
Inferno è quando la vita nell’errore si ripete in circolo
senza possibilità di spezzare le catene del pensiero egoico:
mostri terribili si presentano di fronte e precludono il cammino
oltre ogni possibilità di riscatto e redenzione.
Le situazioni si perpetuano in infernali gironi di pena
dove il senso di colpa paralizza la coscienza e ogni sentimento.
Caduti nell’abisso dobbiamo scegliere se morire o rinascere,
rimanere intrappolati nel labirinto delle ossessioni
o cercare una via di uscita da quella prigione dell’anima.
Per colui che vive l’esperienza della separazione
l’Inferno appare come una condanna eterna e senza fine.
Ma un luogo di eterno dolore non si accorda con la bontà divina,
e in realtà c’è un solo inferno: quello che infliggiamo a noi stessi
quando pretendiamo di piegare l’esistenza al nostro famelico volere.
Come piccoli tirannici Re del Mondo costruiamo le nostre carceri,
prigionieri di basse tendenze materiali che non meritano un cenno.
Se poi in un momento di grande coraggio, guidati da un profondo impulso,
riusciamo ad eludere il controllo del Guardiano della Soglia,
una breve ripida ascesa ci conduce alle falde del Purgatorio.
Da quassù lo sguardo si fa più limpido e libero.
Nella bruma caliginosa si intravede già una nuova luce
e tante cose prima ignote ora si afferrano con chiarezza:
è osservando i propri demoni che avviene la catarsi,
solo così errori, vizi e follie si estinguono in un altro fuoco,
consapevoli di essere noi i creatori di tutti gli inferni possibili.
Le tenebre non possono resistere alla potenza della Luce
che dilegua le ombre del male con un solo raggio purificatore.
Nel Purgatorio il tempo non scorre più in circolo ruotando su sé stesso,
adesso il percorso si fa lineare e promette nuove altezze.
Una nuova vibrante sensazione di libertà si impossessa dell’anima,
le vele si sciolgono, comincia la prima navigazione.
Pian piano l’abisso e i demoni si dissolvono nel nulla da cui provengono.
La scintilla dell’intelligenza diventa la nuova Guida
che sulle ali dell’intuizione indica l’orizzonte di senso.
E quanto al Paradiso… di esso nulla si può dire o raccontare,
ogni parola sarebbe incapace di descrivere la Luce nella sua essenza.
Pace, saggezza, amore, bellezza e ogni umana benedizione
sono termini troppo anemici per descrivere la pienezza del sé
che vive una nuova vita nell’eternità dell’attimo assoluto.
Ogni vita crea il suo fuoco che brucia e forgia.
Ogni fuoco si estingue nello scorrere dell’acqua della vita.
1 agosto 2022

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