Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


33 Quello che non può essere scritto

Negli scritti di Platone troviamo una sconcertante sentenza:
ciò che è di maggior valore non può essere scritto.
È sorprendente che il grande poeta della filosofia
critichi la scrittura cui ha dedicato tutta la sua vita.
Nell’opera immortale dei Dialoghi la parola scava in profondità
alle radici dell’umana esperienza per cavarne i significati,
creando una nuova visione dell’uomo e un linguaggio dell’anima.
Ma nella VII Lettera e nel Fedro Platone giunge alla riflessione più matura:
quando è scritta, fissata sulla carta, la parola perde gran parte del suo potere
e invano cerca di recuperare la forza originaria di quando fu pronunciata.
La scrittura rimane dunque solo un gioco sublime, una sapienza apparente
che seduce, travia e allontana l’uomo dalla vera conoscenza.
La parola dell’oralità è invece un essere vivo, cangiante, in divenire,
è creazione in atto di idee, valori, scoperte e intuizioni
e non può mai essere imprigionata nei segni di una pagina.
Il dialogo diretto tra uomini fa nascere la parola che dice il vero.
Lo scritto rimane parola scialba, congelata e senza vita.
Quelli di Platone erano i tempi di un passaggio epocale in Grecia.
L’antica parola sentenziosa delle massime dei saggi e dei poeti,
conservata dalla memoria collettiva come verità indiscutibile,
era ormai scavalcata e sconfitta dalla scrittura, agile e veloce,
strumento pratico, impareggiabile aiuto per la memoria.
Ma la parola scritta appariva svilita, rigida, al servizio dell’utile,
incapace di trasmettere al lettore ciò che è più alto e nobile.
Socrate aveva allora creato la nuova parola del dialogo filosofico
e l’aveva trasmessa con il suo infaticabile conversare.
Fu il grande maestro della maieutica a dimostrare che
quando gli uomini si incontrano e parlano con le loro anime
-come accade nel dialogo tra maestro e discepolonasce
uno scambio profondo dove l’insegnamento si dà
e diventa il primo e ultimo fine della relazione filosofica.
In-segnare è toccare l’altro, lasciare un segno nella sua anima,
ma questo potere è solo della parola che trascorre fra gli uomini,
un processo che comprende anche il gioco degli sguardi e dei gesti,
le espressioni e i colori delle voci, le pause e i silenzi…
Quando gli esseri umani si frequentano in comunanza di vita,
dopo avere a lungo discusso insieme sui temi più alti e nobili,
improvvisamente può sbocciare – dice Platone – la vera conoscenza
come luce che nasce dell’anima accendendosi da una scintilla
e che poi da sé stessa si alimenta trasformando la vita per sempre.
Il filosofo deve cercare la parola che guida verso l’Idea
per cogliere il bello, il buono, il vero nella loro essenza
e dialogando scoprire di poter essere ora maestro, ora discepolo.
Solo nell’oralità le idee possono nascere ed essere comprese.
La parola della sapienza scrive direttamente nell’anima di chi ascolta
rivelando la verità che da sempre era già presente in lui.
È vera Filosofia che sfugge ad ogni regola perché libera.
È ricerca delle ragioni delle cose dove tutto è sempre messo in dubbio.
È parola parlata che in ogni momento costruisce il nuovo
elevandosi al di sopra delle rigide convenzioni della scrittura.
La più grande, gloriosa rivoluzione nella storia del pensiero umano.
11 agosto 2022

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