Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


31 La rosa fiorisce senza un perché

Siamo sempre alla ricerca di un perché per ogni cosa
schiavi della tirannia del principio di causalità
per sentirci protetti dalle armi dell’intelletto
contro l’inafferrabile, indomabile creatività del divenire.
La ragione spiega e dispone in ordine logico le cose,
assegnando con cura i ruoli di causa ed effetto
nella concatenazione necessaria dei fenomeni.
La logica umana può procedere solo in modo lineare
secondo sequenze rigorosamente stabilite
e obbedienti all’ordine del tempo dove c’è un prima e un poi.
E per questo teorie, metodi e strumenti sono stati elaborati,
innumerevoli libri di scienza sono stati pubblicati
per definire le cose e i loro rapporti e la loro ragion d’essere.
Nella visione meccanicistica del mondo ci sentiamo al sicuro,
illusi che forse qui il tragico dell’esistenza non potrà toccarci,
l’imprevisto e il caso non potranno in alcun modo travolgerci.
Il principio di causalità sconfigge quello di casualità:
da qui il fascino irresistibile di ogni scienza esatta
che proclami di essere al servizio dell’uomo
per guarirlo dal male di vivere e dal terrore del nulla
scaturenti dalla minaccia di ciò che appare senza causa e fine.
Se noi umani fossimo solo degli esseri meccanici
allora logica e scienza sarebbero sufficienti a spiegare
le trame nascoste di ogni nostro agire e volere e accadere.
Se il cosmo fosse solo un grande orologio che scandisce
il suo movimento in un implacabile ordine meccanico
allora non ci sarebbero più segreti in un mondo del disincanto.
Ma l’imponderabile e l’inatteso conoscono l’arte dell’agguato.
Non c’è momento dove possiamo davvero sentirci al sicuro
sulla nostra fragile zattera che percorre i mari dell’infinito.
Alla fine la ragione deve arrendersi alla potenza della vita.

Nessuno è ancora riuscito a spiegare il perché del fiorire di una rosa.
La realtà vivente si sottrae a ogni definizione o teoria
che pretenda di addomesticarla con la legge del numero
o inserendola nello schema di un capzioso sillogismo.
Il grande Silesius ci ricorda questa semplice verità
parlando dal recinto del sacro con lo spirito della poesia:
nell’innocenza del vivente ogni perché è superfluo,
non puoi dimostrare il perché della bellezza
non puoi dimostrare il perché del mondo
non puoi dimostrare perché una rosa è una rosa
non puoi dimostrare perché la rosa fiorisce.
Ogni risposta apparterrebbe agli schemi dell’intelletto,
non alla vita che invece fluisce libera e spontanea
paga del suo esistere puro e incontaminato.
Ogni perché arretra su sé stesso fino al punto zero
dove l’intrascendibile essere è la suprema risposta.
La rosa non si cura di giustificare la propria esistenza,
non le cale di essere vista o ammirata o lodata,
dona sé stessa agli altri senza chiedere nulla,
vive senza un pensiero o l’increspatura di un ricordo.
E qui c’è tutta la grandezza e la gloria della realtà vivente,
così fragile e forte, generosa e folle, unica e irresistibile,
senza scopi o ragioni se non di essere semplicemente ciò che è
godendo di una estatica divina libertà.
6 agosto 2022

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