Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


43 L’animale che ride

Sappiamo che l’uomo è l’unico animale che ride.
Gli altri animali non ridono perché non possono farlo,
non sono in grado di vedere sé stessi e la situazione dall’alto,
essendo privi della capacità di astrarre e porsi al di fuori di sé.
Ridere vuol dire allineare l’intelligenza alla consapevolezza
nella visione panoramica in cui si è inclusi personalmente,
uscendo per un momento dall’asfittica gabbia dell’io.
Ridere è un atto di intelligenza, intuizione e creatività.
Nella forma più bella e più pura è ironia, gioco, arguzia,
un conforto per lo spirito, un’apertura al possibile.
Quando ride l’uomo manifesta la sua più grande libertà:
essere liberi significa poter giudicare il mondo senza timore,
in quella spontaneità innocente e giocosa che è della natura.
Non a caso tutti i sistemi repressivi bandiscono il riso e l’ironia,
perché questo farebbe crollare tutto un mondo che si regge sulla paura.
Chi vuole controllare e dominare gli altri esseri umani non tollera la risata,
perché sa che essa sconfiggerà la colpa e lo seppellirà con la sua leggerezza.
Dunque tutti noi amiamo il riso e le persone che sorridono,
vedendo in questo un messaggio di pace e armonia con il mondo.
Ma il riso più nobile è quello che si rivolge pungente a sé stessi.
L’autoironia sconfigge in un attimo egoismo, tracotanza e orgoglio,
spazzando l’idea di essere speciali, padroni delle cose del mondo,
mostrando come spesso siamo solo dei buffi, istrionici commedianti,
personaggi che si agitano sulla scena di un mediocre canovaccio teatrale.
Ridere diventa via di liberazione se siamo pronti ad accettare l’imprevisto,
quando un sorprendente cambio di prospettiva ci scuote e ci affascina,
mostrando le curiose, divertenti trame della vita e dell’intelligenza.
Negli scenari della filosofia troviamo un pastore che è andato oltre e ride,
uomo liberato dalle catene di un tempo ricurvo ed eternamente uguale,
finalmente trasformato, padrone della propria esistenza nell’amor fati
una volta sconfitti i divieti e le paure che gravano da sempre sugli uomini.
Non il riso, ma un sorriso appena accennato del Siddharta risvegliato
esprime la liberazione dalla ruota del Samsara e dalla catena del dolore.
In quel sorriso si rivela tutta la saggezza e la profonda compassione
nell’indicare la via che potrà liberare gli uomini dall’inganno di Maya.
Possiamo certo immaginare il riso anche nel dialogare di Socrate
dove l’ironia sovverte e scardina le posizioni rigide e i pregiudizi.
Qui il riso è lo strumento del maestro chirurgo che opera senza pietà,
sublime gioco di maschere che con una risata spiazza l’interlocutore
e al tempo stesso lo induce ad interrogarsi su quale sia la sua vera identità.
Gioco raffinato e sapiente che spinge col riso alla ricerca dei più alti valori.
6 settembre 2022

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