Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


44 Il potere della non azione
Il soldato sempre pronto a combattere con l’arma in pugno era ferito.
Ora si trovava sofferente, steso sulla stuoia e costretto all’inazione.
Rabbia e frustrazione erano i sentimenti che si alternavano in lui,
l’impotenza appariva la più grande punizione per un valoroso eroe.
La lunga convalescenza trascorreva in uno stato d’animo tormentato,
segnato dal sentimento di essere una vittima di un destino crudele.
Ma un giorno, mentre smaniava all’idea di tornare presto in battaglia,
gli sovvenne improvvisamente il ricordo del suo vecchio maestro
che insegnava ai discepoli il potere della non azione, il Wu Wei.
Quando non puoi più agire, quando non puoi più scegliere e volere
ti trovi improvvisamente davanti a te stesso e alla tua nuda realtà.
Per il soldato venivano meno tutte le storie che si era raccontato
per convincersi di condurre una vita esemplare di combattente.
Ora debole su quella stuoia cominciava a vedere un altro se stesso,
non forse l’immagine di un prode, ma il volto più vero di sé.
Il pensiero che non guidava più l’azione nella foga della conquista
poteva ora rivolgersi all’interno e diventare una riflessione profonda.
In questi casi spesso si fugge cercando distrazione nella memoria
o progettando impazienti il proprio ritorno nel mondo dell’azione.
Ma questa volta il soldato ebbe il coraggio di seguire un’altra via:
accettare e fare sue le parole del maestro vivendole fino in fondo.
La sentenza del maestro risuonava ferma e chiara nella memoria:
«La Via non agisce mai, eppure niente è lasciato incompiuto»
Era l’insegnamento del Tao dell’”azione senza sforzo”,
il grande paradosso del Wu Wei, l’“azione senza azione”
secondo cui il non fare, il non agire, il non forzare sono il potere più grande.
La sventura può essere un momento prezioso per l’essere umano
quando lo costringe a fermarsi, passando dall’azione alla non azione.
E così egli imparò a rimanere nel presente, con mente attenta e limpida,
mentre il corpo continuava tranquillo il suo silenzioso risanamento.
Nella profonda quiete meditativa la nostra mente può concepire
ciò che è impossibile vedere nella frenetica battaglia quotidiana.
Il soldato conobbe il silenzio della mente nella serena meditazione
e non più lo strepito di armi tra le urla dei soldati e le grida dei morenti.
Con la non azione impariamo ad attendere, ad avere fiducia negli altri,
a riflettere su ciò che facciamo, in una posizione di forza senza sforzo,
in un fare senza fare dove un altro più grande potere si mette in opera.
Lo sguardo interiore deve sempre accompagnare e illuminare l’agire
perché ci sia un bilanciamento delle energie che ci muovono nel mondo.
Per il saggio azione e non azione sono due piatti di una bilancia
che dobbiamo tenere in equilibrio per vivere pienamente una vita
che poggi salda sulle colonne portanti della forza e della quiete.
Con una nuova consapevolezza il soldato vorrà tornare all’azione,
ma per creare un mondo di pace dismettendo la sua armatura,
fondendo la sua spada e lo scudo per costruire un aratro.
Dove era l’orgoglio fiorirà l’umiltà dell’acqua che scorre,
acqua pura e innocente, ma capace di levigare pian piano la roccia.
Nelle parole del Tao Te Ching un messaggio semplice e chiaro
indica il compito che è di ogni uomo sulla via del Wu Wei:
L’uomo del bene supremo è come l’acqua: l’acqua, benefica a tutti,
di nulla è rivale. / Essa ha dimora nei bassifondi, da tutti disdegnati,
e alla Via è assai vicina. / Niente al mondo è più cedevole
e più debole dell’acqua / Ma per intaccare ciò che è duro e forte,
niente la supera
…”
7 settembre 2022

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