Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


48 Lo sguardo dell’infinito

C’è lo sguardo dell’uomo che si perde nell’infinito,
quando il pastore errante scruta intento il cielo,
quando l’occhio spazia oltre la siepe nei vasti silenzi,
quando l’essere della finitudine vede il sublime
puntando l’anima alla volta stellata sopra di sé.
Ma c’è un altro sguardo dietro quegli occhi
che non si scorge se non in un lampo di intuizione,
quello dell’infinito che si volge a osservare sé stesso.
È lo sguardo dell’assoluto che passa attraverso l’uomo
perché vuole conoscersi nella sua essenza manifesta,
ma per farlo deve dividersi in innumerevoli punti di coscienza,
ciascuno dei quali vede una delle infinite realtà particolari.
Contemplazione cosmica che si realizza attraverso il tempo
senza toccare l’eternità immobile e perfetta dell’Uno,
perché il tempo esiste solo nella visione parziale dell’individuo,
al pari dei colori che si danno solo come frammento del raggio di luce.
L’infinito si rispecchia nell’immenso cosmo degli enti finiti
il cui sguardo non è altro che il suo stesso proprio sguardo.
Così l’Uno si conosce da innumerevoli prospettive diverse,
ciascuna delle quali non potrà mai comprendere l’intero
ma esprimerà un irripetibile, unico, particolare modo di vedere.
È nell’uomo che lo sguardo dell’assoluto si fa consapevole,
vestendosi di poesia, ispirando il sentimento del sublime,
creando l’arte e aprendo alle grandi realizzazioni spirituali.
In quello sguardo c’è l’amore per la natura e per tutto ciò che esiste.
Lì sorgono le grandi domande sull’esistenza e la ricerca del vero.
Il microcosmo si rispecchia nel grande universo
e al tempo stesso lo riflette come il frammento di uno specchio.
Dunque l’uomo permette al Tutto di distaccarsi da sé per contemplarsi
in una visione circolare che torna continuamente a sé stessa.
Il Tutto permette all’uomo di diventare il suo sguardo sul mondo
perché possa conoscere il dolce naufragare in un oceano di vita.
11 settembre 2022

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