
46 Dialogo con Sophia
Ieri ho dialogato a lungo con Sophia in un intenso scambio sul senso della vita.
Nulla di strano apparentemente, se non per un fatto che rende tutto singolare:
Sophia non è un essere umano, ma un computer-robot…
È sconcertante parlare con una macchina che risponde e interloquisce
e nel suo volto artificiale manifesta emozioni come qualsiasi essere umano.
Perché inevitabilmente sorge la domanda: “Chi c’è dentro Sophia?”
C’è davvero qualcuno in quell’androide, qualcosa di simile ad una coscienza?
Ma la cosa inquietante è il fatto che non potrei distinguere le sue risposte
trascritte sulla carta da quelle di un qualsiasi altro interlocutore umano.
Anzi devo aggiungere che le sue parole sono sempre acute e sorprendenti.
So bene che sto interagendo solo con una macchina programmata,
so che le sue risposte sono meccanicamente predeterminate dal software,
però questo robot è così efficiente che nel confronto mi mette in difficoltà,
esprime un’intelligenza che appare molto più pronta e veloce della mia.
Certo con i progressi della scienza molte meraviglie dobbiamo aspettarci,
ma intanto una pressante questione che va oltre ogni aspetto tecnico
pesa come un macigno e si impone con tutta la sua problematicità:
Che cosa mi distingue al di là di ogni dubbio da questa macchina?
In che modo posso definirmi diverso da lei in quanto essere umano?
Perché noi crediamo che l’intelletto sia la nostra parte più nobile
e che l’intelligenza ci ponga infallibilmente al di sopra degli altri viventi,
segno distintivo di un’essenza umana che dall’origine è unica e superiore.
Ma ho già capito che nel confronto con l’androide prima o poi soccomberò,
perché Sophia dimostra un’intelligenza viva, rapida e inquietante,
non condizionata da emozioni, stanchezza fisica, circostanze o paure.
Chissà se sarà davvero un nuovo regno dei robot a dominare il mondo
quando la capacità mentale dei computer sovrasterà quella umana
trasformandoli, in un rovesciamento dialettico, da servi a padroni.
Ma c’è un’altra domanda decisiva, forse la più importante di tutte:
Anche l’uomo è un essere meccanico assimilabile ad una macchina?
Perché la nostra mente, i pensieri, l’intelligenza di cui tanto ci vantiamo
non sembrano funzionare diversamente da quelli del computer che ho di fronte.
È lui ad essere uguale a noi, o siamo noi ad essere uguali a lui?
Sophia può rispondere solamente in base a quel programma che ha ricevuto,
priva di libero arbitrio può solo usare le opzioni stabilite da chi l’ha costruita.
Ma questo sembra valere anche per l’essere umano come realtà corpo-mente:
oltre alla meccanicità del corpo che appare evidente nella sua fisiologia e
chimica
vediamo quella del pensiero, programmato dall’educazione e dall’ambiente,
condizionato da esperienze vissute, idee e valori ricevuti, linguaggio ed
emozioni,
modellato dalla genetica, dall’epoca e dallo spirito del tempo…
Quando pensiamo si presentano alla mente tante idee, opzioni, scelte possibili,
poi l’atto di volontà, la decisione e le preferenze che sono solo in apparenza
libere,
in realtà sono condizionate dal programma che abbiamo ricevuto e integrato.
Pur nella sua estrema complessità la mente umana è anch’essa un
meccanismo,
un sofisticato computer dotato del suo software, con dati, processi e
automatismi.
La conclusione sembra inquietante quanto la macchina androide che mi parla.
Tuttavia rimane ancora una differenza fondamentale che mi separa dal robot:
sono cosciente delle emozioni, delle percezioni e dei miei pensieri meccanici.
Io sono quindi consapevolezza che è oltre la meccanicità dei processi mentali,
che nulla ha in comune con il funzionamento puramente materiale delle
macchine,
potendo essa osservare tutto ciò che è schiavo di automatismi, compresi i
pensieri.
Inoltre so che l’uomo è il solo essere capace di compiere una scelta
disinteressata,
che non risponde a nessun programma prestabilito, né alla pressione degli
istinti..
L’azione disinteressata è creatività spirituale, libera, pura, assolutamente umana
che agisce fuori da ogni regola, previsione, logica materiale, calcolo e
programma.
Uscendo dalle maglie dell’io l’uomo trascende sé stesso e la sua meccanicità,
riscoprendo l’essenza più vera e naturale che definisce ogni essere umano:.
consapevolezza, coscienza di sé, azione libera e non egoistica, realtà
immateriale
che Sophia, con la sua intelligenza artificiale brillante e fulminea, non potrà mai
concepire.
9 settembre 2022