
53 La pecorella smarrita
Quando ritrovai la pecorella smarrita la gioia fu immensa.
Del grande gregge che portavo al pascolo ogni giorno
era l’unica che aveva osato fuggire per cercare la propria libertà.
Si era smarrita perché voleva vedere il mondo oltre il recinto.
Nella sua ingenuità aveva però intuito che chi rimane nel gregge
non conoscerà mai qualcosa che vada oltre il livello e i limiti del branco.
Dopo il primo momento di rabbia, sentii subito affetto per quella pecorella,
perché costringendomi a cercarla mi obbligava a comprenderla nel suo gesto.
Lei mi stava mostrando con i fatti una scelta e un coraggioso spirito di ricerca
che gli altri individui del gregge non erano ancora capaci di immaginare.
Quella pecorella sognatrice doveva aver viaggiato con la fantasia,
scavalcando i rigidi confini del gruppo cui per nascita apparteneva.
Superando l’istinto che comanda sull’individuo nel nome della specie
aveva preso la sacra decisione di fare un balzo fuori dallo steccato
per correre libera verso il verde che la invitava col suo dolce richiamo,
incurante delle conseguenze e dei pericoli di quella mossa avventata.
Ora un’altra diversa intelligenza la animava in un gioioso impeto,
un’innata saggezza sembrava guidare il suo cammino là fuori,
un entusiasmo nuovo la travolgeva e la spingeva in quell’avventura.
Per me adesso c’era il dilemma: andare alla sua ricerca o abbandonarla,
pensando prima al gregge che ancora pascolava quieto e silenzioso.
Fu questione di un attimo: la decisione era già presa, d’un balzo andai…
Quella pecorella che cercava la propria libertà aveva aperto una via,
stava insegnando anche a me la cosa più sacra e più bella.
Anch’io volevo partecipare a quell’avventura ardita e folle.
Quanto al gregge, sapevo che l’avrei ritrovato esattamente dov’era,
che non avrebbe azzardato un passo oltre il limite del conosciuto,
incapace anche solo di concepire la possibilità di una nuova libertà.
E mentre correvo qua e là per campi e boschi alla ricerca di Libera,
-perché avevo deciso che quello da ora sarebbe stato il suo nome-
sentivo anch’io di diventare pian piano come lei, libero dentro,
perché la prima libertà nasce sempre nel nostro mondo interiore.
Camminavo e mi immergevo sempre più nella natura rigogliosa,
perdendo le tracce del mondo, ma ritrovando il vero me stesso.
Non so se fosse fantasia o realtà, ma qualcosa stava accadendo,
la natura mi appariva meravigliosa e di stupefacente bellezza,
una festa panica di colori vividi, di suoni e profumi inebrianti.
Quello intorno a me era il mondo che frequentavo ogni giorno,
eppure era come se lo vedessi veramente per la prima volta.
Nel sentimento di libertà ogni cosa appare diversa, più luminosa,
tutto sembra acquistare un nuovo e profondo significato
e anche le cose più ordinarie e semplici si caricano di senso.
In realtà non è il mondo che è cambiato, ma noi stessi,
è il nostro sguardo che è nuovo e può contemplare la realtà
gettando una luce sulle cose che ora si animano e parlano.
Non so dire per quanto tempo rimasi in quello stato di incanto,
alla fine di quella folle corsa mi ritrovai sdraiato sull’erba soffice..
Non c’era scopo in quel girovagare, ma mi sentivo pieno e felice.
Quando risollevai il capo incrociai gli occhi di Libera.
La pecorella era di fronte a me e tranquilla mi osservava,
con uno sguardo intenso e dolce che appariva umano.
Poi tornammo insieme là dove il gregge paziente attendeva
che qualcuno indicasse la via di casa e desse il comando di rientrare.
Gli eventi straordinari di quella giornata mi avevano insegnato molte cose:
che quando una persona vive la sua libertà non commette mai peccato;
che non c’è mai errore là dove si vive con coraggio e animo puro;
che perdersi e ritrovarsi fa parte della logica seducente della vita;
che colui che si smarrisce è un dono prezioso che vale più di tutto;
che la natura dentro e fuori di noi è luogo di bellezza e rinascita…
Stavo riflettendo su tutto questo quando… improvvisamente mi risvegliai!
Era stato tutto un sogno! Mi ero assopito in quel fresco pomeriggio,
disteso tra l’erba verde vicino al mio gregge che pascolava sereno.
La pecorella Libera, la corsa pazza nella natura, nulla di ciò era accaduto!
Ora, risvegliato alla vera realtà, capivo che era stato solo un sogno,
per quanto bello. E già sentivo un piccolo moto di delusione quando…
…quando l’impulso di contare il mio gregge si fece d’un tratto imperioso.
Allora contai e ricontai e ancora ricontai le pecore che dovevano essere cento…
Alla fine dovetti arrendermi all’evidenza: le pecore erano novantanove…!
Rimasi sconvolto da un’idea che mi trafisse con la forza di un dardo.
Poi un sorriso illuminò il mio volto librandosi sulle ali di un pensiero:
“Vai Libera, vai…!”
17 settembre 2022