
57 Specchi
Viviamo ogni giorno in un mondo popolato di specchi.
Continuamente ci riflettiamo in ciò che è fuori di noi.
Tutto rimanda la nostra immagine, ovunque vediamo noi stessi.
I gesti, le parole, i pensieri, le emozioni che proviamo
sono il riflesso del nostro mondo interiore, del nostro vero io,
che si manifesta nell’incontro con la realtà esterna e con gli altri.
Questa è l’identità che abbiamo costruito nel tempo
con le esperienze, l’educazione, la vita sociale e personale.
Fu l’acqua a mostrare per prima in un giorno lontano il riflesso di un volto.
L’uomo che si specchiava era pervaso da paura ed eccitazione
mentre osservava per la prima volta l’immagine di sé stesso.
Da lì nasceva la coscienza di una propria identità individuale,
come accade al bambino che un giorno si guarda nello specchio
e si riconosce e comprende di non essere uno con il mondo
e ora sa di poter pensare sé come qualcosa di separato.
In quella separazione nasce l’intelligenza razionale e relazionale
che permette di giudicare le cose in rapporto al proprio io.
Lì comincia anche quel processo di autoconoscenza
che si dà in ogni essere umano e che durerà tutta la vita.
Lo specchio ci insegna una lezione importante, la riflessione,
l’osservazione di sé, il confronto interiore con quello che siamo.
Sappiamo che lo specchio rimanda un’immagine rovesciata,
ci mostra un mondo capovolto dove i riferimenti si confondono.
Al tempo stesso però ci offre un gioco di prospettive
che è un invito a guardare la realtà da nuovi angoli visuali,
dove tutto può essere ripensato, sovvertito e rivoluzionato,
superando la rigida identità che ingessa le cose e le persone.
Impariamo così che noi non vediamo mai le cose come sono,
ma una loro immagine deformata, già carica di interpretazioni e giudizi.
Gli specchi poi ci seducono perché hanno qualcosa di misterioso:
quando poniamo due specchi uno di fronte all’altro
si crea un rimando reciproco all’infinito, come in una magia.
In quell’infinito possiamo immergerci, varcando una soglia,
allora è come attraversare un portale che ci conduce nell’Oltre:
di là di quel confine possiamo trovare ciò che è più vero di noi stessi.
E se lo specchio non ha già catturato la nostra anima,
se non ci fermiamo all’apparenza più superficiale delle cose,
se non siamo caduti in trappola innamorati della nostra immagine,
allora possiamo usare ogni superficie riflettente, cioè ogni realtà,
per approfondire la conoscenza e far luce sul mondo e su noi stessi.
Sappiamo che l’occhio non può vedersi e mai potrà farlo,
così anche noi non possiamo direttamente osservarci dal di fuori,
siamo costretti a ricostruire continuamente il simulacro del nostro sé
guardandoci negli innumerevoli specchi che sono le cose e le persone.
E può accadere alla fine di un lungo percorso che noi cominciamo a vedere
in quella giostra di immagini spesso confuse e contraddittorie
qualcosa che rappresenta la nostra verità ultima.
L’ossessione per la propria immagine esteriore allora si dissolve,
tutti i giochi davanti agli specchi delle nostre brame cadono nella polvere.
Sì scopre qualcosa che non potrà mai essere riflesso da nulla, la coscienza,
che è lo Specchio universale in cui tutti gli infiniti riflessi si manifestano,
puro e incontaminato spazio di possibilità in cui tutto il mondo appare.
25 settembre 2022