Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


56 Poggiamo sul nulla

Su che cosa poggia la nostra realtà?
Se per realtà intendiamo il mondo,
allora abbiamo una curiosa immagine
che viene dagli antichi testi dell’India:
la Terra appare come una calotta semisferica
sorretta da tre enormi elefanti bianchi
a loro volta poggianti su una gigantesca tartaruga
che si regge su un immenso serpente attorcigliato
simbolo dell’infinito come in molte tradizioni.
Ma la domanda che sorge inevitabile subito:
su che cosa poggia alla fine quel serpente cosmico?
La risposta sembra piuttosto ovvia: sul niente.
Quella indiana non pare una descrizione molto scientifica.
In effetti non lo è, però, al di là della scena pittoresca,
capiamo che si tratta di una profonda simbologia mitica:
i tre pilastri del mondo poggiano su un unico principio
che riposa in un infinito che appare senza alcun fondamento.
È la rappresentazione allegorica della legge dell’Impermanenza,
nobile verità che troviamo alla base della filosofia del Buddismo:
nella vita dell’universo non ci sono realtà che perdurano,
non ci sono punti di appoggio nello spazio e nel tempo,
ogni cosa è destinata prima o poi a finire la sua esistenza.
La scienza astronomica dice che la Terra ruota e si muove
in un sistema solare che si sposta anch’esso nella galassia.
La Via Lattea a sua volta ha un suo movimento a spirale
e viaggia nello spazio infinito come tutte le altre galassie,
in un cosmo dove tutto va e viene e nulla poggia su niente.
Tutto cambia costantemente, nulla rimane com’era,
né torna mai nello stesso luogo e nello stesso modo.
Il mutamento è la prima legge del nostro universo nomade.
È l’impermanenza di ogni cosa vista nella concreta realtà,
legge del cosmo e della vita che dobbiamo dunque accettare.
Noi desideriamo la stabilità, qualcosa cui aggrapparci,
vorremmo che le cose che amiamo durassero in eterno,
ma per il Buddha proprio questa è la causa della sofferenza.
Quando però non abbiamo paura di affrontare ciò che è nuovo,
allora capiamo che il cambiamento è un movimento creativo:
è così che possiamo avere l’avvicendarsi delle stagioni,
il crescere del seme che altrimenti non diventerebbe albero,
l’impazienza di quel bambino che ha fretta di farsi uomo,
il mutare del cielo in infiniti colori, la corsa dei fiumi verso il mare,
il gioco dei sentimenti, l’arte e la musica, il dolore e la gioia…
Solo se c’è mutamento si può cambiare il mondo e noi stessi,
immaginare utopie e fantasticare, desiderare e conquistare,
solo lì c’è vita che scorre come linfa che nutre e rigenera.
La consapevolezza della transitorietà può aiutarci a vivere
rimanendo nel presente e apprezzando ciò che ci è dato ora,
pur nella fragilità delle cose che inevitabilmente se ne vanno,
cogliendo la bellezza, preziosa proprio perché presto sfiorisce.
È un viaggio interiore di trasmutazione del nostro sentire,
dove la caducità non toglie ma aggiunge valore alle cose,
insegnando la via del non attaccamento e della saggezza.
Le possibilità rimangono tutte aperte, oltre ogni confine,
dentro e fuori di noi tutto si trasforma incessantemente,
come le onde del mare che vanno e vengono senza riposo.
Gettati nel movimento a spirale della grande danza cosmica
noi anche viaggiamo come quei pianeti e quelle galassie
che non sanno dove stanno andando ma continuano a farlo,
esplorando con stupore e meraviglia i segreti dell’universo.
23 settembre 2022

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